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25 aprile: contestato, Chiodi batte in ritirata

26 aprile 2012 – Nessuna retromarcia. Il commissario prefettizio Emilio Chiodi, malgrado da più parti fosse stato invitato a rivedere la sua decisione, non ha ammesso l’Anpi alle celebrazioni organizzate dal Comune di Arese per il 25 aprile. Secondo quanto riportato dall’associazione la decisione è stata motivata con l’esigenza di rispettare la par condicio in campagna elettorale, questo malgrado l’Anpi avesse garantito a Chiodi che sul palco non sarebbe salito nessun suo esponente candidato alle prossime elezioni amministrative e nemmeno persone che già occupavano una carica amministrativa. E così, mentre il capo dello Stato Giorgio Napolitano nel suo discorso al Quirinale diceva che “Il 25 Aprile è diventato la festa di tutto il popolo e la nazione italiana; e nessuna ricaduta in visioni ristrette e divisive del passato, dopo lo sforzo paziente compiuto per superarle, è oggi ammissibile”, un funzionario di provincia di quel medesimo Stato, quello italiano, decideva di ignorare completamente il messaggio del presidente della Repubblica prendendosi il suo piccolo attimo di celebrità e riportando Arese a un indesiderato onore delle cronache.

Arese però non ha gradito e le celebrazioni del 25 aprile sono state piuttosto movimentate. Non appena Chiodi ha preso la parola, infatti, numerosi sostenitori del Movimento 5 Stelle di Arese, con il supporto dei rappresentanti dello Slai-Cobas dell’Alfa e di numerosi cittadini si sono voltati, mostrando cartelli con frasi di sdegno, affissi sulla schiena. E’ così al commissario Chiodi, dopo un discorso molto rapido, non è restato altro che battere precipitosamente in ritirata negli uffici del Comune. Alla manifestazione era presente la candidata di 5 Stelle Laura Antimiani, che così ha stigmatizzato la mancata partecipazione del centrosinistra alla protesta: “I rappresentanti del centrosinistra hanno perso una buona occasione per unirsi alla indignazione generale”. Giuseppe Augurusa dal canto suo, aveva già spiegato in accasione della lettera da lui inviata al commissario dove gli chiedeva di tornare sui suoi passi, di aver voluto evitare che una protesta legittima e trasversale potesse essere strumentalizzata a fini elettorali.

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