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Ancora un incendio alla Greenfluff

11 gennaio 2011 – Dopo quello di mercoledì sera, la scorsa domenica intorno alle 20,30 è divampato un secondo incendio, e questa volta di proporzioni preoccupanti, alla Greenfluff di viale Luraghi. L’azienda, che si trova all’interno dell’area dell’ex Alfa Romeo, si occupa del trattamento e del riciclaggio dei residui della frantumazione degli autoveicoli, i fluff. Se per spegnere il principio d’incendio di mercoledì i vigili del fuoco di Garbagnate e Desio, accorsi sul posto, avevano impiegato un paio d’ore, ben diversa è stata la situazione che i pompieri si sono trovati di fronte domenica sera. Le fiamme infatti sono divampate all’interno del capannone C4 e si sono rapidamente estese fino a distruggere completamente un’area di 2.400 metri quadrati. E questo malgrado sul posto fossero rapidamente arrivate dodici unità dei vigili del fuoco di Milano, Rho e Garbagnate, un numero salito nel corso della lunga notte fino a ventisette. L’incendio è stato domato solo nella mattinata di lunedì con cinque mezzi dei vigili del fuoco che comunque sono rimasti nell’area fino al primo pomeriggio per spegnere anche gli ultimi piccoli focolai di incendio.

Sul luogo dell’incendio sono arrivati anche i tecnici dell’Arpa e il personale dell’Asl che si sono occupati di verificare la qualità dell’aria e quali emissioni si sono sviluppate durante l’incendio. Dai primi accertamenti i tecnici escludono criticità particolari e possibili problemi per la salute delle persone e nelle prossime ore verranno analizzate le acque residue dello spegnimento dell’incendio per valutare eventuali contaminazioni. Alla Greenfluff sono arrivati anche i carabinieri di Arese e di Rho che, dopo avere classificato come accidentale il piccolo incendio di mercoledì, alla luce di quanto successo domenica hanno avviato un’inchiesta che non esclude più nessuna ipotesi investigativa. E questo anche perchè una delle aree devastate dal rogo è quella posta sotto sequestro lo scorso mese di agosto dalla polizia di stato di Malpensa e dall’Arpa nell’ambito di un’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti (leggi qui). L’azienda aresina coinvolta era la Rottami Metalli (ex Rotamfer) alla quale veniva contestato lo smaltimento di rottami di autoveicoli che non erano stati preventivamente bonificati. E proprio alla Rottami Metalli era subentrata la Greenfluff dopo il sequestro giudiziario.

Oltre a quella che è la pura cronaca dei fatti non si può non sottolineare un altro aspetto inquietante della vicenda che ha coinvolto la Greenfluff. I responsabili dell’azienda hanno infatti dato mandato al personale della portineria che serve l’area industriale di tenere lontani i mezzi di informazione e di non indicare alcuna persona di riferimento o numero telefonico della Greenfluff. Contatti che per altro è impossibile avere anche attraverso i classici canali, visto che della Greenfluff non si trovano tracce nemmeno sulle guide telefoniche. E anche una ricerca su Internet non ha prodotto risultati significativi. Noi siamo convinti che un’azienda che opera in un settore delicato come quello dello smaltimento rifiuti e che, per quel poco che si trova in rete, si definisce come una società attenta e vicina all’ambiente, dovrebbe avere tutt’altro tipo di approccio, soprattutto nei confronti delle persone che vivono nei suoi dintorni. Un’azienda come la Greenfluff non dovrebbe dare l’impressione di essere una società fantasma, senza dirigenti e numeri di telefono, ma dovrebbe cercare il dialogo con i cittadini per spiegare loro cosa e successo.