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Arese saluta il grande Vittorio Franchini

08 ottobre 2014 – Si è spento questa notte a Milano Vittorio Franchini, giornalista aresino per 60 anni firma eminente del Corriere della Sera, oltre che per un decennio vice direttore della Domenica del Corriere e direttore di Qui Touring, autore di libri, etnomusicologo e critico musicale tra i maggiori studiosi ed esperti italiani di musica jazz e di cultura afroamericana. Aveva 87 anni e, pur essendo malato da tempo, seguiva ancora con interesse la scena musicale, tanto da presenziare, il luglio scorso, al festival Umbria Jazz, che aveva frequentato sin dalla prima edizione. Vittorio Franchini era appassionato non solo di musica ma anche d’arte, di poesia e di viaggi, passione ereditata dallo zio Orazio Antinori, esploratore perugino e grande conoscitore del continente africano. Franchini era sposato con la fotografa Elena Carminati, che ha dato annuncio della sua morte via Facebook. A lei e al figlio, Paolo, musicista, discografico ed editore musicale oggi segretario generale della Fem (Federazione Editori Musicali), vanno le più sincere condoglianze del nostro giornale.

Vittorio Franchini abitava ad Arese, quasi in fondo a via Giacomo Matteotti, e per molti anni è intervenuto ai “pomeriggi” dell’Uniter, soprattutto se si parlava di musica, d’arte o di viaggi. A chi scrive, che lo aveva intervistato diverse volte nel tempo, raccontava di musica leggera e italiana; e ci parlava di Tenco, Paoli, Endrigo e dei loro appuntamenti in una latteria di via Broletto nel lontano 1961; latteria che, chiaramente, oggi, non esiste più, e dei Festival di Sanremo, a cui aveva partecipato, come critico, ad almeno una ventina di edizioni. Parlava anche di musica straniera e aveva conosciuto tutti i più grandi del jazz, da Ella Fitzgerald, a Luis Armstrong, passando per il “genio e sregolatezza” Chet Baker, e l’elenco, potrebbe continuare… Per tempo aveva avuto una casa a New York, “così”, diceva, “non mi perdo le buone serate di jazz”. La sua grande passione.  Ricordo la sua stanza con alle pareti diverse migliaia di long playing e i suoi ricordi dell’Africa. Se ne è andato un amico di Arese, una grande perdita per la cultura locale e non solo. (Jolly)

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