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CCSA, una vicenda complessa

18 settembre 2010 – La vicenda del CCSA merita di essere raccontata: la confusione intorno a quella che è la più grande associazione cittadina (in passato è arrivata ad avere quasi 2.500 iscritti) è tanta e sono moltissimi gli aresini che non ci si raccapezzano più. L’assemblea straordinaria dei soci che si è tenuta giovedì 16 settembre è stata l’occasione per mettere un po’ di ordine nelle vicende degli ultimi mesi, che si sono nettamente ingarbugliate a partire dallo scorso mese di giugno. Fino ad allora la situazione era abbastanza chiara. Il Comune di Arese, proprietario del Centro Sportivo Davide Ancilotto (e delle sue strutture sportive, comprese palestra, piscina, campi da calcio e da tennis e così via), lo seguiva dal punto di vista gestionale attraverso la Fondazione Arese Cultura Sport (FACS). Quest’ultima aveva affidato in gestione il centro sportivo e la gran parte dell’attività all’associazione sportiva Centro Culturale Sportivo Aresino (CCSA), organizzazione senza scopo di lucro che da quarant’anni gestisce ad Arese il centro e le attività. Questa gestione ha significato occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture, pagamento delle bollette delle diverse utenze, gestione amministrativa dell’attività (con conseguente presenza di una segreteria) e organizzazione di tutta la parte sportiva, con reclutamento, gestione e compenso – per esempio – di allenatori, istruttori e accompagnatori.

Da qualche mese era noto che una sentenza della Consiglio di Stato avrebbe imposto un cambiamento di questa modalità organizzativa, dato che per legge non è più permesso affidare direttamente a privati questa tipologia di attività. Il Comune ha quindi avviato non un vero e proprio bando pubblico, come molti chiedevano e si aspettavano, ma una procedura definita pubblicamente “manifestazione di interesse”. Qui, secondo quanto riferito l’altra sera da Pierluigi Pogliani, presidente della FACS, erano stati indicati precisi requisiti, tra cui l’obbligo di investire per la ristrutturazione del centro sportivo oltre 11,5 milioni di euro e di affidare la gestione delle attività sportive ad associazioni esistenti sul territorio, con il CCSA in primo piano. In realtà, nel documento si chiedeva solamente la “disponibilità al costante confronto ed integrazione con le associazioni locali al fine di promuovere la pratica dello sport di base”.

Quello che tecnicamente si chiama “Avviso pubblico per la selezione di un partecipante attuatore di progetto speciale” è stato reso noto il 5 luglio con scadenza 15 luglio. A candidarsi entro quella data, sarebbero state la società che gestisce lo sport bollatese e la società In.Te.Se. Srl, un’azienda immobiliare. Tra le due, la scelta del Comune è caduta su In.Te.Se., che dal primo di settembre è quindi subentrata al CCSA nella gestione degli impianti. La tempistica non è però stata delle migliori, perché la discussione sulla gestione dell’attività sportiva è partita decisamente in ritardo rispetto alla stagione. In pratica, l’inizio di settembre è stato molto problematico, anche perché l’associazione CCSA si è ritrovata senza una sede: iscrizione bloccate, informazioni mancanti e cittadini preoccupati.

Il tutto aggravato dal fatto che lo scorso 24 giugno un’assemblea dei soci del CCSA aveva sfiduciato il consiglio direttivo eleggendone uno nuovo, il cui presidente Sabatino Bonaccorsi si è dimesso improvvisamente l’8 settembre scorso. Privo di guida e con la necessità di pianificare al meglio le attività sportive, il CCSA è quindi andato alla ricerca di un accordo con In.Te.Se.

Nel frattempo, il 5 agosto scorso, è nata la Sporting Arese Società Sportiva Dilettantistica Srl, entità con cui anche il CCSA si è infatti dovuto confrontare. Il risultato di queste frenetiche novità è che le attività sportive che fino a luglio facevano capo al CCSA sono state smembrate, dividendo quelle “ludiche” da quelle “formative”: tennis, calcetto e più in generale gli sport che possono potenzialmente generare profitto sono stati affidati a Sporting Arese, mentre le attività definite “formative” sono rimaste al CCSA. Proprio l’altra sera i soci hanno dato il via libera all’accordo con In.Te.Se., sia pure sollevando molte critiche legate alla carenza di informazioni e ai costi dei corsi, decisamente più elevati che in passato.

La situazione attuale, quindi, vede la FACS che continua a definire le modalità di gestione del centro sportivo attraverso In.Te.Se. Srl e il CCSA e Sporting Arese che si dividono l’organizzazione delle attività. Il CCSA deve ora trovare una sede, essendo stata esclusa dalle strutture del centro sportivo. Da segnalare che dal punto di vista pratico le quote di iscrizione ai corsi verranno incassate da In.Te.Se. Srl, la quale provvederà poi a regolare i pagamenti con l’associazione e la società sportiva necessari a coprire le spese vive.

Rimane da rilevare che il CCSA ha una posizione debitoria pari a circa 178.000 euro, che si è impegnata a coprire entro due anni. Secondo il tesoriere dell’associazione, Guido Demetrio, il non avere più una struttura di costi fissi legata alla gestione della segreteria sarà un aiuto fondamentale. I dipendenti del cosiddetto “back-office” del CCSA dovrebbero infatti essere riassorbiti da In.Te.Se.

Fin qui la pura cronaca. Ad Arese, però, la vicenda ha suscitato molto sconcerto, soprattutto nei partiti politici e nei movimenti di opposizione, i quali si chiedono preoccupati come una società priva di esperienza e con un capitale sociale limitato a 750.000 euro possa sostenere un impegno da quasi 12 milioni di euro. Aggiungendo maliziosamente che la stessa società, una settimana prima che il Comune pubblicasse l’avviso, si era proposta come sponsor per donare ad Arese una statua da 15.000 euro. Altro motivo di polemica è la presenza, nel capitale sociale di In.Te.Se. di Leonardo Marone, sindaco di Garbagnate Milanese che detiene il 21 per cento delle quote. Insomma, il clima politico è rovente.