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Centro sportivo e Intese: parla Chiappini

11 aprile 2011 – Abbiamo incontrato il diavolo. E siamo qui a raccontarvelo. Il diavolo, al secolo Alessandro Chiappini, è il procuratore legale e rappresentante di Intese, la società che ha avuto in gestione da FACS (Fondazione Arese Cultura e Sport) il Centro Sportivo Davide Ancilotto per i prossimi quarant’anni. Una scelta che ha suscitato un vasto e acceso dibattito politico e non solo, come testimoniano i numerosi interventi in merito raccolti nelle ultime settimane da QuiArese. Interventi per la verità quasi a senso unico, con una netta preponderanza di lettori che criticavano la scelta di FACS e le modalità di gestione del centro messe in atto da Intese e che dipingono un futuro incerto e “privatistico” per lo sport ad Arese. E’ per questo che abbiamo accolto con piacere l’invito per un incontro con Chiappini. Il diavolo, appunto. Il risultato è questa lunga intervista, dove emerge chiaramente la visione di Intese sulle modalità di gestione del centro.

Una visione che è diametralmente opposta a quella del CCSA, la storica associazione che per oltre quarant’anni ha di fatto permesso a tre generazioni di aresini di praticare attività sportive. Una visione migliore quelle di Intese? Peggiore? Difficile dirlo a priori. Di certo un progetto ambizioso che, se rispettato, potrebbe portare anche a una serie benefici allo sport e al tessuto commerciale aresino. Di certo un progetto diverso, perché un’azienda privata ha ovviamente come fine ultimo il profitto, cosa che non è per un’associazione. Una delle molte perplessità che la scelta di Intese ha sollevato riguarda l’esperienza di questa società nella gestione di impianti sportivi. E allora, quale modo migliore per rompere il ghiaccio che una domanda soft (!) sull’adeguatezza di Intese?

Scusi Chiappini, oggi Intese è una società immobiliare e in passato operava in ambito elettronico. Mi spiega cosa c’entra tutto questo con lo sport? Sarà d’accordo sul fatto che con queste credenziali c’è poco da stare tranquilli.
Beh no, non sono molto d’accordo. Mi lasci fare un po’ di storia della mia società e capirà perché. Intese nasce quindici anni fa, allora si chiamava Pepponi, come società operante nell’ambito della gestione immobiliare e, nel corso degli anni finisce per essere parte di un grosso gruppo che scorpora gli immobili e lascia l’elettronica. E’ a questo punto che diventa Intese e poco dopo cambia ancora di mano. I nuovi azionisti ritengono che serva ancora un’attività di building management e la società torna ad operare in ambito immobiliare. Oggi in questa zona gestiamo quattro plessi e, e qui rispondo alla sua domanda, abbiamo anche in gestione un centro molto simile a questo nella zona di Latina, il Centro Sportivo Campoleone.

E ovvio che non è lei che ha deciso di procedere in questo modo, ma perché ritiene legittima un’assegnazione della gestione del centro per manifestazione di interesse e non per mezzo di un bando (che è uno dei principali rilievi politici)?
Noi abbiamo partecipato alla gara nei termini stabiliti da FACS. Voglio comunque precisare che, per quella che è la giurisprudenza di Fondazione, comunque lo si volesse chiamare sarebbe stato in ogni caso un bando privato e non pubblico.

Come si spiega la forte reazione contraria dell’opposizione, e non solo, alla scelta di Intese?
Credo faccia parte della dialettica politica. Ad Arese c’è una giunta giovane e l’argomento centro sportivo è stato preso a pretesto per metterla in difficoltà.

D’accordo, però voi operate nel centro e non c’è ancora un contratto firmato. Non è un po’ anomalo?
In realtà, dal punto di vista tecnico e formale, non è obbligatorio che ci sia un contratto firmato. Quello che serve è un regolamento. Io credo che ancora non sia stato fatto nulla perché l’amministrazione sta tentando di arrivare a un documento quanto più possibile condiviso. E, francamente, operare e investire senza garanzie scritte non è il massimo nemmeno per noi. Solo che la politica ha i suoi tempi ed è difficile forzarli.

Ci sarebbe poi il fatto che voi avete chiesto di gestire il centro per quarant’anni. Tantini non le pare?
Non potevamo fare diversamente. L’impegno economico per la sistemazione del centro è importante, nell’ordine dei 12 milioni di euro. Di questa cifra sei milioni li metteremo noi direttamente mentre per gli altri sei faremo ricorso a un finanziamento erogato dall’Istituto per il Credito Sportivo che, come tutti gli istituti di credito, chiede delle garanzie. Se il centro fosse nostro potrebbe lui stesso fungere da garanzia ma, ovviamente, dato che è una struttura comunale questo non è possibile. La garanzia che chiede l’ISP per erogare il finanziamento è quindi legata al periodo di tempo per il quale una società ha in gestione un impianto, che è appunto fissato in quarant’anni.

Si dice che una gestione privata del centro sportivo porterà a inevitabili aumenti dei costi per gli aresini. In effetti voi investirete circa 12 milioni di euro nel centro… mi spiega come farete ad ammortizzare l’investimento, a pagare le spese di gestione e magari a guadagnarci anche qualcosina? Dopotutto non siete una Onlus…
Il centro sportivo occupa un area di 122.000 metri quadri. Per quelli che sono i parametri in nostro possesso la semplice manutenzione di un’area di questo tipo ha un costo mensile di un euro al metro quadrato. Se nel conto includiamo anche altre spese come ad esempio il riscaldamento si arriva facilmente a ipotizzare che la semplice manutenzione del centro costa circa 1,8 milioni di euro all’anno. La popolazione aresina potenzialmente interessata a frequentare e praticare sport al centro può essere ottimisticamente stimata in massimo quattromila persone. Dal che consegue un costo annuo pro capite di circa 450 euro che è poco realistico aspettarsi di poter praticare.

Appunto! Non mi starà mica dicendo che gestirete il centro per pura filantropia…
Aspetti, ci arrivo. Quando abbiamo preso visione del capitolato preparato dai tecnici del Comune di Arese abbiamo valutato congruo l’investimento e i valori economici indicati ma non parte degli interventi previsti. Ad esempio, questo capitolato prevedeva che su circa un terzo dell’area di pertinenza del centro venissero realizzati dei parcheggi e questo non era funzionale alla nostra visione. Perché il progetto potesse essere economicamente sostenibile, il centro andava quindi ripensato, ed è proprio quello che abbiamo fatto. La nostra conclusione è stata che per potere offrire un centro sportivo in grado di soddisfare le esigenze degli aresini senza per questo applicare tariffe fuori mercato, fosse necessario fare in modo che il centro fosse in grado di attrarre persone da fuori Arese. E abbiamo pensato a diversi modi per farlo. In un anno ci sono 52 fine settimana: due ce li prendiamo di ferie, ma ne restano cinquanta. Ebbene, dovremmo essere bravi nel riuscire ad ospitare per ognuno di questi cinquanta weekend degli eventi sportivi di livello, in grado di fare venire ad Arese numerose persone. E in questo senso abbiamo già fatto un’esperienza confortante ospitando i campionati regionali di ginnastica artistica che hanno visto la partecipazione di circa cinquecento atleti tra gli otto e i quindici anni. Che sono venuti qui con le loro famiglie. L’obiettivo sarà fare in modo che questo accada per tutto l’anno. E questo è solo un piccolo passo, perché quello che ci proponiamo di realizzare con i nostri interventi alle strutture del centro è di realizzare un vero e proprio villaggio dello sport. Perché vogliamo che se un giorno si dovessero disputare le Olimpiadi o qualche campionato mondiale in Italia, Arese possa essere scelta come sede da una delle squadre partecipanti.

Bello. Rimane però il fatto che Intese è una società immobiliare e qui c’è molto spazio dove costruire… magari delle belle case…
Lo escludo. E lo esclude anche lo statuto di Fondazione perché il socio a progetto speciale di FACS diventa di fatto egli stesso FACS. E la Fondazione non può fare le cose autonomamente e tanto meno partecipare alle gare di appalto per costruire o eseguire lavori nello spazio che amministra.

Ma perché già dall’inizio non avete cercato la collaborazione del CCSA che, negli anni, aveva gestito più che bene le attività sportive?
Perché c’è stata una netta chiusura da parte loro che più che una gestione sportiva hanno operato una gestione politica dello sport. E il CCSA non era disposto a vedersi surrogato da altre realtà come la nostra.

Voi però non avete contribuito a rasserenare il clima, visto che sono nate delle nuove associazioni sportive riconducibili a voi e in decisa concorrenza con l’offerta del CCSA...
Abbiamo tenuto fede alla manifestazione d’interesse, che voleva tutelare la pluralità dell’offerta sportiva sul territorio. E quando all’inizio abbiamo tentato di coinvolgere in questo il CCSA ci è stato posto un netto rifiuto.

Nel vostro rapporto con il CCSA si parla però anche di impegni economici non rispettati.
Loro ci hanno chiesto di portargli degli sponsor. Lo abbiamo fatto per il volley, ma la dirigenza ha preferito percorrere altre strade. Lo abbiamo fatto con il basket, ma lo sponsor è stato messo nelle condizioni di abbandonare a metà stagione. Non lo abbiamo fatto per il calcio, ma in questo caso abbiamo girato al CCSA i proventi derivanti dalle iscrizioni.

Però la gente ha la diffusa sensazione che il centro non sia più uno spazio pubblico…
Non le rispondo. Lo chieda direttamente a loro se è così (Chiappini indica i gruppi di persone presenti all’interno del centro, un centinaio di persone tra bambini, ragazzi e adulti n.d.r.). Tra l’altro ho letto che il centro sarebbe deserto, le sembra così?

Gli aresini sono affezionati al CCSA, una realtà territoriale che ha fatto la storia sportiva della città. Qual è il legame di Intese con Arese?
Da questo punto di vista siamo perdenti. Intese non è di Arese, ma è una società che comunque opera sul territorio e che ad Arese ha visto una buona opportunità. Che a mio parere porterà però benefici anche agli aresini, che avranno un centro sportivo bello, funzionale e di riferimento.

Ma lei alla fine come vede il futuro dello sport ad Arese?
Lo vedo più pluralistico. Ci saranno molte più società che offriranno corsi e attività sportive e un aumento dell’offerta non potrà che dare frutti positivi. Da quanto ho visto e dai colloqui che ho avuto con persone esterne a noi, interessate a offrire corsi, credo di potere dire che ad Arese ci sono molte energie e risorse che spingono in questo senso. E, me lo lasci dire, la presenza forte del CCSA fino ad oggi non permetteva a queste realtà di emergere.

Nella sua visione, c’è spazio anche per le squadre agonistiche?
Non solo c’è spazio, ma dal punto di vista industriale ne ho anche un’assoluta necessità. Perché per coinvolgere le persone che non abitano qui, noi abbiamo bisogno di portare lo spettacolo sportivo ad Arese. Nella mia visione però, le squadre agonistiche devono autofinanziarsi con sponsor forti, perché è completamente estraneo ai miei ideali che dei costi dell’attività agonistica delle prime squadre si debbano fare carico i genitori dei bambini che praticano sport nelle giovanili.

Abbiamo incontrato il diavolo. E ve lo abbiamo raccontato. Cosa dire, quella di Alessandro Chiappini è una visione certamente affascinante e intrigante del futuro sportivo di Arese e, dal nostro personalissimo punto di vista, potrebbe anche avere un senso. Una visione che si basa principalmente su una grossa scommessa: quella di portare al Centro Sportivo Davide Ancilotto eventi in grado di attrarre un numeroso pubblico extra-aresino. In ogni caso lo sport ad Arese sarà qualcosa di molto diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati. Migliore? Peggiore? Non lo sappiamo ma ci sarà tempo per giudicarlo. Un tempo che rimane lungo, quarant’anni, ed è per questo che sarà necessario che tutti vigilino affinché vengano rispettati i patti e non siano gli aresini a dovere alla fine pagare questa scommessa. Perché comunque, pur se non abbiamo venduto l’anima al diavolo, gliela abbiamo messa a disposizione per quarant’anni.

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