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Csda: Intese va all’offensiva giudiziaria

31 gennaio 2012 – La battaglia che ha per terreno il Centro Sportivo Davide Ancilotto si arricchisce di un nuovo capitolo, con Intese che sferra l’offensiva giudiziaria nei confronti di Facs. Nei giorni scorsi, infatti, la società guidata da Alessandro Chiappini ha notificato a Fondazione un ricorso ordinario al Tar contro l’atto di imperio emesso da Facs a fine novembre, nel quale veniva intimato a Intese di lasciare in Csda entro il 7 dicembre (leggi qui). Un ricorso che paradossalmente Chiappini spera di non vincere: “A nostro parere – dice il procuratore di Intese – quello tra Fondazione e Intese è un rapporto tra privati, perché da privati è controllato il 51 per cento di Facs. Ci aspettiamo quindi che per questa ragione il Tar si dichiari non competente a decidere. E’ chiaro che, qualora la decisione del Tribunale Amministrativo fosse questa, sarebbe implicitamente riconosciuto il fatto che Facs non poteva emettere un atto di imperio, che quindi non avrebbe alcuna validità, in quanto soggetto privato e non pubblico”.

Per rimanere in tema e usare un paragone sportivo, in questa partita Intese ha però a disposizione due risultati su tre, e anche il terzo, la sconfitta, lascerebbe comunque alla società di Chiappini ampi margini di manovra. In caso di risultato favorevole a Intese, infatti, il Tar ammetterebbe la facoltà di Facs di emettere un atto di imperio ma, rigettandolo, riconoscerebbe a tutti gli effetti la correttezza e la validità della manifestazione di interesse di due anni fa, legittimando Intese nella gestione del Csda. Quello che è certo, comunque, è che i tempi non saranno brevi e difficilmente si arriverà a una sentenza definitiva prima di due anni. Cosa questa che garantirebbe a Intese la disponibilità del Csda, visto che Facs non sembra avere chiesto la provvisoria eseguibilità dell’atto. Per Chiappini è un chiaro segnale di come nemmeno Fondazione sia convinta di quanto fatto: “Se Facs ritenesse legittimo il suo atto, ne avrebbe chiesto la provvisoria esecutività, cosa che non ha fatto. La legge in merito è chiara, un provvedimento come quello di Facs, ammesso e non concesso che potesse emetterlo, può essere preso solo ed esclusivamente se si sta configurando un evidente danno ai cittadini. In realtà tale danno si sarebbe configurato proprio con l’esecutività del loro atto, visto che se fossimo usciti a dicembre dal centro ci sarebbe stato lo stop completo alle attività sportive”.

La questione è comunque molto tecnica e, ovviamente, si presta a diverse interpretazioni da parte dei legali delle due parti. Al di la della vicenda contrattuale, Intese ha però aperto anche un fronte patrimoniale, dove sostiene che il comportamento di Fondazione avrebbe causato danni a Intese e al centro sportivo: “Il Csda – dice Chiappini – ha ricevuto un grave danno di immagine causato dal comportamento di Facs. Diverse associazioni sportive da noi contattate per svolgere sport nella struttura hanno preferito andare altrove per via della conflittualità e dell’incertezza generate dai comportamenti di Facs che, di fatto, cerca di delegittimare chi il centro lo sta gestendo. Tutto questo si è poi tradotto in un danno per i cittadini che non hanno potuto beneficiare dell’offerta sportiva che avrebbero potuto avere. La nostra azione giudiziaria ha anche lo scopo di rassicurare le associazioni che volessero venire a operare all’interno del Csda che lo potranno fare senza il rischio di vedere interrotta la loro attività a metà stagione. Oltre, ovviamente, a vederci riconosciuto il danno di immagine e quello patrimoniale legato al fatto che non abbiamo potuto avere un’offerta sportiva completa”.

Intese accusa poi Fondazione di sostituirsi illegittimamente a lei in alcune attività: “La manifestazione di interesse dello scorso luglio – dice Chiappini – è illegittima, perché doveva essere Intese a gestire l’assegnazione degli ambiti sportivi. E qualora il Tar decidesse come crediamo deciderà, chiederemo conto anche di questo”. Secondo Chiappini, Facs starebbe poi gestendo alcuni spazi senza riconoscere a Intese un canone: “In questo momento ci sono alcune società che stanno utilizzando il campo da calcio e non stanno pagando noi per il suo utilizzo. Anche per i camp scolastici, ospitati al Csda, Intese non ha ricevuto nulla. Per noi il Comune, che dovrebbe pagare quegli spazi, è una terza parte e il nostro interlocutore è Facs che però non ci ha mai detto nulla e tanto meno riconosciuto i corrispettivi di utilizzo. Devo dire che fino a che c’erano Pogliani e il suo consiglio, le informazioni almeno circolavano; ora, con Carli, non riusciamo ad avere nessuna risposta da Facs. Sarebbe interessante, per esempio, sapere se per il campo da calcio e per i camp estivi qualcuno è stato pagato e perché Intese, che gestisce l’impianto, non solo non ha ricevuto nulla ma non è stata nemmeno informata di queste attività. In sostanza Facs, in maniera non legittima, ha continuato a svolgere una serie di attività che sono andate a sovrapporsi a quelle del partner a progetto speciale, che sarebbe dovuto essere l’unico soggetto a farsene carico”.

Facs non è comunque il solo bersaglio dell’offensiva giudiziaria di Intese che, sempre nei giorni scorsi, ha ottenuto dal tribunale un decreto ingiuntivo nei confronti del Ccsa per il pagamento di una cifra intorno ai 100.000 euro relativa all’utilizzo degli spazi palestra per l’anno sportivo 2010/2011. Il tribunale ha deciso in base alla documentazione portata da Intese e ora il Ccsa potrà ricorrere contro il decreto portando la sua documentazione. Qualora il tribunale rigettasse il ricorso del Ccsa, Intese avrebbe la facoltà di richiedere la provvisoria esecutività del decreto, con i soci chiamati a rispondere in solido, in attesa che si arrivi a giudizio.

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