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Ecco come è cambiato il Museo Storico Alfa Romeo

02 luglio 2015 – Da un paio di giorni il Museo Storico Alfa Romeo ha riaperto i battenti. Lo ha fatto in grande stile (leggi qui) e ora è pronto ad accogliere turisti e appassionati di tutto il mondo. Ma chi meglio di una alfista “doc” può dare un parere spassionato sul lavoro che è stato fatto? Nel giorno dell’inaugurazione Andrea Vecchi, dell’Alfa Club Milano, ha visitato il Museo. Ecco come lo ha “visto”.

Ok, oggi è stato il giorno zero. Ne sono passati 1.608 da quel 7 febbraio 2011, giorno in cui Fca ha chiuso il Museo Storico, ma per me molti di più. Dal 25 gennaio 2010, cioè il giorno in cui venivo scortato fuori dall’azienda con una 75 3.0 V6, non ho più avuto la possibilità di varcare quella soglia… fino a oggi. L’emozione. E’ questa la parola di oggi. Un luogo che hai vissuto ogni giorno per tantissimo tempo, un luogo che vivevi anche dopo l’orario di lavoro, anche solo per pensare, in silenzio tra quelle scale bellissime, e quelle auto che ti guardavano… Ho sempre detto che gli altri costruttori potevano aver costruito anche musei modernissimi, cattedrali nel deserto, con tanta tecnologia (quelli di Bmw e Audi sono spettacolari), ma non potevano avere quello che avevamo noi.

Quel profumo misto di olio e di cuoio che si sentiva quando entravi dalla porticina che con il suo scricchiolio annunciava l’ingresso di un nuovo visitatore… Appoggiavi la mano sulle colonne o sul corrimano, chiudevi gli occhi e ti sembrava di sentire il Fusi che organizzava il Museo, esattamente come voluto da Giuseppe Luraghi. Avevo paura di non sentire più tutto questo. Entrando la prima impressione è quella piacevole, dopo anni e anni di lento e inesorabile abbandono si vede qualcosa di stupendo.

Una lunghissima passerella rossa che dal parcheggio ti sovrasta fino all’ingresso del Centro Direzionale. Bellissima. Ti verrebbe voglia di chiedere a Marchionne: “Ma anziché lasciare la direzione del brand Alfa Romeo in un tristissimo secondo piano a Mirafiori, perché non la sposti qui dove dovrebbe essere?”.

Entro nella hall di ingresso. Ci sono la nuova Giulia in primo piano, la vendita dei gadget e i tornelli… stenti a riconoscere quel posto. Paghi il biglietto e inizia il giro. La mia emozione iniziale si trasforma un po’ in ansia: non capivo più dove ero. Arese la conosco bene, ma davvero hanno cambiato tante cose. La prima cosa, i loghi: belli, tranne l’ultimo. Per me non era il caso… Un video con un drago non recitava per caso “Ciò che doveva fare non era cambiare, ma ritornare a essere se stessi”?

Salto… Si prosegue verso l’ingresso attraverso un’enorme scala mobile, molto visibile da fuori, che sembra riprendere quasi la 33 Periscopio. Si parte dall’alto: la 24 HP, la 6C 1750 marchiata Paris e così via. Guardi in mezzo dove ci sono le scale del Museo e in fondo anziché trovarci le due Alfette 159 ci trovi tutto il Dna dell’Alfa: una sorta di gioco di luci con tutti i modelli fatti. Molto bello, ma le 159 dove sono??? Ok, scendo, ma prima mi fermo al vecchio ingresso e guardo il Museo con la speranza di sentire quell’odore… No, non c’è nulla da fare. Guardo l’Alfetta bianca e mi viene un colpo! E’ bianca, mentre quella del Museo è grigia… Vedo l’Alfasud ed è blu, quella del Museo è rossa….

Aiuto, cosa è successo? Quello è il posto dove di solito mi mettevo a dare il benvenuto come Mercato Italia agli Alfisti. La differenza è che prima di fianco avevo la 24 HP, ora il motore della Montreal. Ok, è ancora lui! Scherzi a parte, vedo la Nuvola e mi avvicino. Purtroppo è vero: è da sistemare e riverniciare completamente. Non dò la colpa a nessuno, ma scusatemi… un’esclamazione come Dio comanda ci vorrebbe!

Scendo al piano inferiore: molto scenografico. L’auto del mio cuore, che pensavo non avrebbero più esposto, è la 8C 2900 B Lungo: per me l’auto che rappresenta di più l’Alfa Romeo. Le ho appoggiato una mano sul parafango… il contatto con lei mi mancava, e proprio in quel momento ho sentito quell’odore… familiare… stupendo… E poi il Dna dell’Alfa su uno schermo grandissimo quasi a 180°. Molto d’effetto, con la 8C 2900 B Le Mans che cattura subito la mia attenzione. Poi tantissime sale con i video dell’Alfa fino ad arrivare alle Alfa degli Anni ’60 – Giulia e Gta, quella vera, in primis – per poi andare in una delle sale più belle, dove hanno davvero fatto un lavoro stupendo, quella in fondo dove c’erano le auto da corsa. Ora c’è molto più spazio e le auto sono tutte lì. Muri scuri e luci solo su di loro: per me la sala più bella.

Va beh non voglio annoiarvi troppo: sono ancora molto combattuto. Il nostro amato Museo come ce lo ricordiamo non c’è più. le auto sì, il luogo anche. E si vede tantissimo lavoro fatto. Sicuramente faccio parte di quelle persone che avrebbero preferito lasciare il nostro Museo esattamente com’era, e magari allestire solo il Centro Direzionale. Insomma, abbinare il vecchio (ma originale) al nuovo… ma questo è un mio pensiero.

Le auto ci sono, anche se si sente la mancanza di tutte le altre. Anzi, mi piacerebbe che l’azienda cambiasse idea e decidesse di esporne molte di più. Un appassionato non va li solo per vedere le auto che ha sempre visto, ma anche quelle che non si conoscono: i prototipi, le versioni… Insomma, ne mancano davvero tante. Si vede che questo restauro è stato pensato per “conquistare” le persone, soprattutto nuovi Alfisti: un’accoglienza eccezionale, tantissime hostess e personale aziendale per seguirti in tutto e anche moltissime guardie (meglio!).

Finalmente l’azienda ha un luogo da far ammirare e soprattutto vivere alle nuove generazioni di Alfisti. Che dire: molto scenografico, di impatto e di forte emozionalità. Mi è piaciuto sicuramente l’impegno che è stato messo. Il lavoro che c’è stato dietro è immenso, e se penso che solo fino a poco fa abbiamo rischiato di perdere il Museo, beh… da questo punto di vista sono stra-felice: abbiamo ancora un Museo, anche se non è più come ce lo ricordiamo. E qui un po’ di malinconia mi rimane…

Un doppio lampeggio a tutti.

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