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Ex Alfa, il punto su bonifiche terreno

02 dicembre 2014 – La maggioranza ha risposto all’interrogazione presentata dal consigliere Ugo Scarparo del Movimento 5 Stelle sullo stato delle bonifiche del terreno e della falda nell’area ex Alfa Romeo (leggi qui). In particolare il M5S poneva l’accento sul fatto che “il reparto verniciatura ex Alfa Romeo utilizzava nelle sue lavorazioni solventi di varia natura; che quantitativi di tali solventi sono stati dispersi nel terreno durante l’attività produttiva inquinando le falde acquifere; che l’area dell’Alfa Romeo o parte di essa è stata oggetto di interventi di bonifica dei terreni e di un barrieramento della falda con trattamento delle acque per depurarle da detti solventi ed impedire che l’inquinamento delle acque si estendesse al di fuori del sito” e che “i livelli di inquinamento da solventi sono aumentati dall’inizio dei lavori di costruzione del centro commerciale come risulta da analisi Asl Milano 1-UOS controlli e sicurezza acque potabili”.

Nella sua risposta l’amministrazione ha premesso che la bonifica dell’area, a causa della sua notevole estensione, è stata suddivisa in sei fasi realizzative, con gli interventi che hanno abbracciato un arco temporale di 15 anni, dal 1997 al 2012, periodo durante il quale si sono succedute diverse normative in materia di bonifica di siti contaminati, e che tutti gli interventi sono stati svolti da aziende qualificate sotto il controllo diretto dei tecnici dell’Arpa. Il capitolo bonifiche, tra l’altro, è inserito anche nell’Accordo di Programma per l’area ex Alfa, nel quale i sottoscrittori condividono “la necessità di considerare gli interventi di indagine ambientale e del Piano di bonifica, quali attività propedeutiche agli interventi previsti nel Piano di Recupero Intercomunale” dell’area.

Secondo quanto riportato dall’amministrazione, gli interventi di bonifica sono stati tutti completati e certificati dalla Provincia di Milano, che è l’ente preposto allo scopo, e rispettano gli obiettivi determinati per un riutilizzo dell’area a destinazione commerciale e industriale, con l’eccezione del Fabbricato 10, sito sul lato est dell’ex comprensorio industriale, dove la bonifica è stata condotta rispettando i limiti previsti per un utilizzo residenziale. Viene anche dichiarato che nell’ambito della Fase 2 è stato stralciato il fabbricato della Centrale Termica e le aree ad esso limitrofe, in quanto la permanenza di attività produttive ha impedito la realizzazione delle indagini, che verranno condotte quando la centrale sarà dismessa definitivamente.

Un intervento di messa in sicurezza si è reso necessario durante la Fase 3, quella che riguardava un’area sita nel Comune di Lainate. Lungo la parete ovest dello scavo, sul confine con il campo da golf, i tecnici dell’Arpa hanno infatti accerto “la continuazione della contaminazione” della falda al di fuori dell’area ex Alfa, cosa che ha reso necessario separare il fronte contaminato con un intervento di messa in sicurezza, che è consistito nella posa di un “telo impermeabile”. E’ stata quindi evidenziata al Comune di Lainate la necessità che questo “proceda all’adozione degli adempimenti di competenza per la risoluzione di tale criticità ambientale rilevata fuori dal sito dell’ex comprensorio industriale”.

Il monitoraggio post-operam delle acque sotterranee è comunque ancora in corso. Le campagne sin qui condotte “hanno evidenziato la presenza di sostanze organo clorurate in falda proveniente dal monte idrogeologico del sito e quindi non ascrivibili all’ex comprensorio industriale. Non sono più state rilevate presenze di idrocarburi e Pcb, mentre per quanto riguarda il Cromo VI si registrano presenze di poco superiori al riferimento normativo (qualche microgrammo) confermando il trend migliorativo, per il quale si proseguirà con ulteriori campagne di monitoraggio annuali attraversi la rete di controllo esistente nel sito e comunque si ritiene che le contaminazioni ascrivibili al sito non hanno determinato criticità per il sistema della rete di acqua potabile pubblica”.

Non completamente soddisfatto della risposta il consigliere Scarparo, che ha evidenziato che il dire che “si ritiene” che le contaminazioni non abbiano generato criticità all’acqua potabile è troppo generico. “Se si ritiene – ha poi sostenuto il consigliere del Movimento 5 Stelle – che l’inquinamento della falda non provenga dal sito ex Alfa, credo sia allora importante sapere da quali altri fonti proviene, dove sono queste fonti e di che entità sono. Un’altra mia perplessità è che il barrieramento è stato fatto solo a ridosso del golf di Lainate, mentre per Valera non è stato fatto nulla. Siete sicuri che li la falda non sia contaminata? Chiederemo comunque all’Arpa la certificazione che il barrieramento sia in opera e sia efficace”.

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