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Facs, Carli commenta sentenza del Tar

16 giugno 2014 – Il suo ricorso è stato respinto dal Tar (leggi qui), ma Stefano Carli, presidente dimissionario di Facs, ha accolto con soddisfazione la sentenza avversa del Tribunale Amministrativo perché “Se da una parte – dice Carli – si rigetta l’accusa al Comune di Arese di non aver ratificato le nostre dimissioni, dall’altra si evince, dal dettato della sentenza, ciò che era stato già riportato nel pronunciamento della Corte dei Conti, e cioè che le mie dimissioni dalla carica di presidente di Fondazione sono esecutive, certe e immediate a far data dal 31 gennaio 2012. Da quel giorno nulla è più addebitale al sottoscritto. Ben inteso io risponderò sempre per le mie azioni compiute nei quattro mesi di gestione operativa, ma come in molti hanno avuto modo di valutare, in quei quattro mesi ho fatto scelte coraggiose, delle quali vado fiero”.

In questa vicenda quello che Carli lamenta è il fatto di essere stato lasciato solo dall’amministrazione comunale nell’affrontare la vicenda della “liberazione” del Centro Sportivo. Carli ritiene infatti che solo grazie al famoso provvedimento del 24 novembre 2011 da parte di Facs circa l’annullamento del preesistente accordo con Intese, il Comune di Arese, in ritardo rispetto alle richieste di Facs, ha potuto riprendere possesso del Centro Sportivo Davide Ancilotto. “Ho vissuto – commenta Carli – con estrema amarezza tutta questa vicenda, e l’ingiustizia che ho subito in questi ultimi due anni e mezzo. La sentenza del Tar, e quello che vi si legge chiaramente tra le righe, mi hanno finalmente ridato un po’ di positività. Non posso comunque dimenticare che non nominando i nuovi amministratori, Facs è stata lasciata per ben 23 mesi in condizioni tali da non consentire una adeguata gestione del patrimonio rispetto ai costi, interessi e obbligazioni che si sono accumulati fino alla delibera di estinzione emessa dalla Regione Lombardia”. Al di la di queste parole quasi in libertà, Carli riassume in un suo intervento, che ci ha inviato e che pubblichiamo integralmente qui di seguito, la sua ricostruzione della vicenda Facs, dove alle questioni societarie si intrecciano anche le vicissitudini personali sue e dei consiglieri di Fondazione.

Dal dispositivo della sentenza del Tar sorgono tre domande: perché le amministrazioni comunali non hanno nominato nuovi amministratori per Facs dal 31 gennaio 2012 (data delle dimissioni) al 24 dicembre 2013 (data dell’estinzione di Facs da parte della Regione Lombardia)? Perchè hanno deciso di lasciare Facs senza governance per così tanto tempo? Chi risponderà delle conseguenze di questa mancata gestione che è durata ben 23 mesi? Per mesi ho preferito evitare di fare commenti vivendo il disagio di una situazione che non auguro davvero a nessuno: preoccupazioni, senso di solitudine, angosce, spese da sopportare per aver semplicemente accettato in buona fede di ricoprire un ruolo all’interno di un ente costituito dal nostro Comune (Facs), nella speranza di poter contribuire, attraverso il mio impegno gratuito, a risolvere una serie di problemi che poi, sfortunatamente, ho dovuto constatare essere in parte irrisolvibili. Era fine gennaio del lontano 2012 quando insieme a tutto il consiglio di indirizzo di Fondazione, innanzi all’assenza del richiesto supporto da parte del Comune di Arese e innanzi a una situazione di evidente dissesto finanziario non imputabile alla mia gestione, ho rassegnato le mie dimissioni da presidente di Fondazione. Ma nonostante quelle dimissioni, come in un incubo da cui non ci si può svegliare, dal Comune (allora commissariato) si ritenne inspiegabilmente che le stesse – che per me avevano efficacia immediata – dovevano essere ratificate dal sindaco e che fino a quando non fosse avvenuta la nomina dei nuovi membri di Fondazione, io sarei dovuto rimanere, contro la mia volontà, a rappresentare la Fondazione e caricarmi personalmente delle conseguenti responsabilità senza alcun contributo da parte di chicchessia.

Questo comportamento, oggi lo posso dire, è stato davvero umanamente irrispettoso in quanto quella ratifica e quelle nuove nomine non sono mai avvenute, lasciandomi come una sorta di bersaglio su cui far confluire responsabilità che non mi appartengono. Anni di frustrazioni come quando ho letto un’intervista di un personaggio politico di rilievo nel Comune di Arese che affermava che non potevano essere nominati sostituti alla carica di presidente e consiglieri di indirizzo di fondazione in quanto il ruolo è fonte di troppe responsabilità e nessuno sarebbe (in buona sostanza) così sciocco da ricoprirlo. O come quando tramite l’ufficiale giudiziario scopro, a causa della mancata sostituzione del mio nome, di essere stato citato per il fallimento di Fondazione. Per questo, insieme a Manuel Foglio ho presentato ricorso al Tar. Non per vincere un ricorso ma per ottenere la conferma che le nostre dimissioni erano pienamente efficaci e immediatamente esecutive una volta che le stesse erano state da noi presentate e protocollate. E se qualcuno oggi ha ancora dubbi sulla posizione di allora del Comune, vi invito a rileggere il parere della Corte dei Conti, dove risulta chiaramente che per il Comune di Arese le dimissioni non erano ritenute valide appellandosi al regime di prorogatio (pagine 12 e 13 del pronunciamento della Corte dei Conti del 7/1/14). E così, le motivazioni poste alla base della sentenza del Tar Lombardia sulla questione Facs contribuiscono a confermare quanto già affermato dalla Corte dei Conti e permettono a me e a Manuel Foglio di uscire dopo anni da quell’incredibile e assurdo incubo. Le dimissioni degli organi di Facs del 31/1/12 sono da considerare immediatamente esecutive, indipendentemente dalla inattività del Comune di Arese nei confronti della governance di Facs dovuta, come dichiarato dall’amministrazione comunale agli organi provinciali e regionali e ribadito in consiglio comunale proprio “… alla mancanza di interesse del Comune in Fondazione che si esprime con la mancata sostituzione degli organi dimessi…”.

Nel testo del pronunciamento del Tar viene dunque respinto il nostro ricorso che chiedeva di ritenere illegittima la mancata ratifica da parte del Comune di Arese, ma il motivo di tale rigetto è basato, tra l’altro, sul fatto che le dimissioni degli organi di Facs siano da considerarsi immediatamente ed esplicitamente esecutive a far data dalla loro presentazione. E questo è esattamente quello che nella sostanza speravo di poter leggere in una sentenza quando, insieme a Foglio, ho presentato il ricorso. Meglio pagare a malincuore le spese processuali ma poter finalmente dire in modo definitivo: dalla data delle dimissioni (31/1/12), il presidente e il consiglio di indirizzo, non erano tenuti a eseguire nessuno degli atti che le amministrazioni comunali che si sono nel frattempo succedute, avevano richiesto che venissero compiuti e accusato di non aver compiuto. A titolo di esempio cito quanto riportato in questi mesi dagli organi di stampa e cioè: trasferimento della sede legale, mancata approvazione dei bilanci, mancata opposizione al decreto ingiuntivo di Intese e tutto quello che consegue a quella vicenda. Basta riprendere la cronaca di quei giorni, le interrogazioni in consiglio comunale per rendersi conto di cosa abbiamo dovuto vivere. Tutte queste pretese attività, come sempre sostenuto, sarebbero dovute essere prese in carico dal nuovo organo direttivo di Facs che il Comune di Arese (cui spetta la nomina della maggioranza del consiglio di indirizzo e del suo presidente) non ha nominato dal 1/2/12 al 24/12/13 data della avvenuta estinzione di Facs ad opera di Regione Lombardia.

Tra l’altro segnalo, per puro dovere di cronaca, che a oggi non risulta ancora la nomina dei liquidatori e pertanto Fondazione, proprio per “…la sostanziale inerzia complessiva del Comune di Arese…” si trova senza governance e senza alcuna possibilità di tutelarsi, dove ogni giorno maturano interessi, spese e rischi di ogni tipo che nessuno può controllare e tamponare, compresi quelli verso i creditori sociali, tra cui partecipate del Comune. Come persona ho indubbiamente patito sofferenze che mai mi sarei aspettato di dover vivere solo per aver cercato di dare un contributo gratuito e disinteressato al mio Comune e il modo con cui sono stato trattato e lasciato solo, non lo dimenticherò mai. L’accumulo di queste situazioni altamente stressanti che ho dovuto e abbiamo dovuto ingiustamente sopportare, hanno di fatto creato un danno, oltre che costi, spese legali, notti insonni, tempo perso e un probabile danno biologico che andremo a valutare eventualmente nelle competenti sedi. Si, oggi dobbiamo pagare personalmente altri 3 mila euro per aver cercato di dare un contributo volontario al nostro Comune. Ma portiamo a casa finalmente la conferma definitiva che le nostre dimissioni erano pienamente valide ed immediatamente esecutive. Finalmente oggi possiamo aggiungere ai positivi pareri di Avcp e Corte dei Conti in merito alle nostre dimissioni anche le motivazioni del Tar Lombardia, che mette in evidenza, finalmente, le vere responsabilità della mancata governance di Facs a partire dal 1/2/12 e che tanti guai e danni ha provocato e provoca alla cittadinanza Aresina.

Stefano Carli

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