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Fumata nera tra commissario e Intese

27 settembre 2012 – Il tema dello sport e degli spazi dove praticarlo continua a essere attuale, con il basket che, per come si è messa la situazione, rischia di non trovare più ospitalità ad Arese. E un ruolo centrale nella situazione che si è venuta a creare nelle ultime settimane lo ha la mancata disponibilità del Centro Sportivo Davide Ancilotto, ormai inagibile da oltre due mesi a seguito dell’ordinanza dell’allora sindaco Pietro Ravelli che ne aveva decretato la chiusura a causa di una situazione “di grave pericolo per la cittadinanza e per tutti gli utilizzatori della struttura sportiva per probabile assenza di idonei strumenti per intervenire in caso di incendio e di pericolo”. In questo contesto c’è stato, la scorsa settimana, un incontro tra il commissario prefettizio Anna Pavone e Alessandro Chiappini, procuratore di Intese, la società che aveva avuto in gestione la struttura dall’amministrazione Fornaro.

“Abbiamo detto al commissario – racconta Chiappini – che se avesse emesso un’ordinanza in tal senso saremmo stati disposti a riaprire la palestra per restituirla alla pratica dello sport. Purtroppo non abbiamo trovato disponibilità in tal senso e quindi non possiamo che attenerci alla precedente ordinanza che decreta la chiusura della struttura”. La questione ha anche dei risvolti legali, perché Intese aveva a suo tempo presentato ricorso contro l’ordinanza di Ravelli: “I tempi del ricorso – dice Chiappini – sono lunghi e al commissario avevamo chiesto un intervento volto a consentire la fruizione degli spazi da parte dei cittadini in attesa del pronunciamento della magistratura, che è un percorso che segue la sua strada indipendente. Noi riteniamo di avere titolo per gestire il Csda mentre il Comune pensa di no e sarà quindi un giudice a stabilire chi ha ragione. In attesa del giudizio ci sembrava comunque sensato offrire la possibilità di sfruttare quegli spazi, ma l’amministrazione ha preferito non esporsi, lasciando la situazione così com’è”.

Rimane però il fatto che se a suo tempo l’ordinanza era stata emessa, qualche elemento per farlo c’era. “Non è così – contesta Chiappini – perché quell’ordinanza era basata sulla segnalazione di un cittadino mai verificata da tecnici comunali e al massimo si sarebbe trattato di effettuare qualche intervento minimale. Da questo punto di vista il centro potrebbe riaprire domani anche se è indubbio che il fatto di non avere avuto la possibilità di farvi alcuna manutenzione per quasi tre mesi ha portato a un rapido degrado del complesso sportivo al quale bisognerebbe porre rimedio rapidamente”. E così, mentre la battaglia sulla gestione della struttura prosegue con tempi di risoluzione non certo rapidi, Arese continua a perdere pezzi di sport che emigrano verso comuni limitrofi.

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