Home Cronaca

Ieri l’apertura ufficiale di Expo 2015

02 maggio 2015 – Ci siamo. Dopo sette anni di attesa è finalmente iniziata Expo 2015. Una gigantesca manifestazione che per sei mesi sarà ospitata dalla città di Milano e che interesserà molto da vicino anche Arese. Dopo un suggestivo assaggio con il concerto di Bocelli di giovedì 30 aprile in piazza del Duomo, nella giornata di ieri, in occasione della festa dei lavoratori, si è celebrata l’inaugurazione vera e propria dell’evento. Le porte del sito, che com’è noto sorge su un’area di un milione di metri quadri sul suolo dei Comuni di Milano, Rho e Pero, si sono aperte alle 10.00, come da programma. Una giornata all’insegna, oltre che della cerimonia ufficiale, anche dell’inaugurazione dei padiglioni e dei cluster, la maggior parte dei quali risulta ultimata. Cinquantaquattro, incluso quello italiano, i padiglioni nazionali, cui si aggiungono il Padiglione Zero, a cura dell’Onu, i padiglioni delle aziende e delle Ong che hanno collaborato alla manifestazione, e il progetto Cascina Triulza, nato dal recupero, da parte dell’omonima fondazione, di una storica cascina lombarda del territorio, che rappresenta il padiglione della società civile all’interno di Expo e che sarà uno dei lasciti della manifestazione per l’hinterland milanese. Inoltre, novità dell’edizione 2015, a dieci paesi che non sarebbero stati in grado di realizzare un proprio padiglione è stata data la possibilità di essere comunque presenti alla manifestazione grazie ai più economici cluster.

Tutte le attrazioni si affacciano sul decumano, la via principale di Expo. Una passeggiata ricoperta da una sorta di tettoia formata da due serie di vele non sovrapposte tra loro che permettono sia di ripararsi dalla pioggia sia di poter vedere il cielo. All’altezza della metà il decumano si interseca con il cardo, perfettamente perpendicolare ad esso come accadeva negli accampamenti romani. Alle due estremità del cardo sono presenti l’Albero della Vita, attrazione simbolo di Expo animata ogni ora da frizzanti giochi d’acqua nella cui piazza sorge tra l’altro il Padiglione Italia, e l’arena teatro Open Air Theatre dall’altra.

Proprio nell’Open Air Theatre è andata in scena la cerimonia ufficiale d’inaugurazione. Una cerimonia sobria, in linea con lo slogan di Expo e con il messaggio di un’alimentazione sostenibile. Tanti i vip e le autorità presenti in tribuna, da Giorgio Armani, ambasciatore di Expo nel mondo, all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli ex Presidenti del Consiglio Prodi, D’Alema e Monti, i ministri Pinotti e Gentiloni, l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, il cardinal Angelo Scola, sino alle numerose delegazioni governative e rappresentanze diplomatiche e consolari degli stati ospiti. L’inaugurazione, andata in onda in eurovisione grazie a Rai 1, è stata introdotta da uno spettacolo televisivo condotto da Claudia Gerini e Marco Maccarini, cominciato poco dopo le 11.00. Tre gli ospiti invitati sul palco dai due conduttori: Javier Zanetti, Martina Colombari e Massimo Bottura. Inoltre si segnala un suggestivo collegamento video con un’equipe di tredici scienziati italiani e francesi in Antartide. Molto toccante il minuto di silenzio dedicato alle vittime del recente terremoto in Nepal, che ha preceduto lo spettacolo.

Dopo circa un’ora d’intrattenimento è cominciata la cerimonia di apertura vera e propria. Alle ore 12.00, a seguito dell’ingresso delle bandiere nazionali dei 145 paesi partecipanti, ha preso la parola il commissario unico Giuseppe Sala, con un intervento di ringraziamento ai lavoratori con cui ha rifiutato l’idea di un Expo “figlio di un miracolo del popolo italiano sotto pressione”, definendolo invece il figlio “della sua naturale devozione al lavoro”. Dopo Sala è stato il turno del sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “ce l’abbiamo fatta – esordisce raggiante – è uno splendido primo maggio oggi”. Un intervento focalizzato su una Milano che guarda lontano, sulla lotta a una diseguaglianza definita ormai “intollerabile” e sull’invito a partecipare ai più di 20 mila eventi che saranno organizzati dal capoluogo lombardo e dal suo hinterland durante tutto il corso di Expo. A seguito del discorso di Pisapia è salito sul palco il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, che ha dato il benvenuto a tutto il mondo nella sua Regione, evidenziandone le eccellenze e le bellezze, e scagliandosi contro la fame e la contraffazione alimentare, auspicando che Expo possa essere un luogo di serio confronto su questi temi. Dopo Maroni è intervenuto Ferdinand Nagy, presidente del Bureau International des Expositions, che si è detto contento per il lavoro realizzato dopo tanti anni di attesa. Contento per una Milano “che per sei mesi non sarà solo un grande centro di finanza, cultura e moda ma anche sede di dialogo e confronto su nutrizione e sostenibilità”.

Terminato il discorso di Nagy, sui maxischermi dell’arena viene proiettato il videomessaggio di Papa Francesco. Un messaggio per un Expo che si augura possa essere uno strumento di solidarietà contro il “paradosso dell’abbondanza”, un concetto ripreso da Giovanni Paolo II, dei numerosi sprechi alimentari contrapposti alla fame cronica di una gran parte del Mondo. Un pensiero dal Papa anche per i lavoratori, in modo particolare per i cosiddetti “lavori anonimi”, che agendo nell’ombra hanno contribuito alla realizzazione di Expo.

Dopo il messaggio del Papa, una delegazione di lavoratori del cantiere, tra cui un rappresentate del Nepal, si presenta sul palco consegnando il tricolore italiano per il rituale dell’alzabandiera. Alzabandiera seguito da un’esecuzione dell’inno di Mameli da parte di un coro di 80 bambini, diretto da Laura Marcora, e da un coro di 100 alpini, per un mix di tradizione e novità. Inno di Mameli che, per l’occasione, subisce la licenza poetica della sostituzione della parola “morte” con la parola “vita” durante l’ultimo celebre verso “siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!”

Ultimo intervento della cerimonia, terminato l’inno, è quello del presidente del consiglio Matteo Renzi. Un Renzi raggiante, che ringrazia per prima cosa i lavoratori, riallacciandosi alla figura del “lavoratore senza nome” evocata da Papa Francesco. Ringraziamenti anche per Giuseppe Sala, per Giorgio Napolitano e per Letizia Moratti (“sua l’intuizione di questa grande manifestazione”). Un elogio alla città di Milano, “città della laboriosità e della solidarietà, dove non si sta mai con le mani in mano”. Il premier non definisce Expo una scommessa vinta, bensì una scommessa che si potrà vincere in questi sei mesi di evento. Segue il suggestivo momento delle inconfondibili frecce tricolori, la cui scia si è potuta osservare anche da Arese. Poi la dichiarazione: Expo è ufficialmente aperta.

Come da promessa, il primo padiglione visitato dal premier è quello del Nepal, che sarà ultimato gratis nei prossimi giorni da tutti gli operai del cantiere che hanno preso il posto dei lavoratori nepalesi tornati nel proprio paese a causa della terribile catastrofe naturale. Una bella storia di solidarietà che merita una menzione particolare.

Saranno sei mesi di grandi eventi, dentro e fuori l’area di Rho-Pero, scanditi ogni giorno da rituali fissi come la parata sul decumano capeggiata dalla Mascotte Foody e i giochi d’acqua dell’Albero della Vita. Ma anche, e soprattutto, eventi straordinari, come le giornate dedicate ai singoli paesi, i concerti, la stagione parallela della Scala, le iniziative sportive come il Match For Expo che si terrà a San Siro il 4 maggio, come ricordato da Zanetti, e il cui ricavato andrà in beneficienza alla fondazione Pupi. Il sito è raggiungibile da Arese con navetta gratuita dal nuovo parcheggio, realizzato appositamente per Expo presso l’area ex Alfa Romeo, oppure in macchina. Da Milano invece è possibile arrivarci con la metropolitana rossa, mentre si può arrivare in treno con le linee suburbane S5-S6-S11-S14. A questo link trovate il listino prezzi di Expo.

10 milioni di biglietti già venduti, con la prima giornata che si è chiusa, tutto sommato, con un bel clima di serenità ed entusiasmo, nonostante le drammatiche notizie e immagini che giungevano dal centro di Milano messo a ferro e fuoco dai Black Bloc. Saranno sei mesi intensi che ci sforzeremo di raccontarvi.

Servizio e foto di Giulio Monga

© riproduzione riservata

Questo articolo può essere commentato sulla pagina Facebook di QuiArese