Home Cronaca

Innova Service, la posizione di Fds e Sel

01 febbraio 2013 – Dopo la proposta, che sembra però essere già stata respinta al mittente, ricevuta da parte del commissario prefettizio di Arese Anna Pavone (leggi qui) la vicenda dei lavoratori licenziati dall’Innova Service si arricchisce di nuovi capitoli. Il sindacato di base che li rappresenta ha, infatti, reiterato alla proprietà dell’area ex Alfa Romeo la richiesta di riconsiderare la possibilità di assunzione degli ex lavoratori licenziati dalla società di servizi all’interno delle realtà che in futuro andranno ad operare nell’area, accodandosi a una richiesta indipendente di Cgil e Fiom che, invece, riguarda i lavoratori Fiat al momento in cassa integrazione o operativi a Torino. Nel contempo sugli ex dipendenti dell’Innova Service, che sembrano comunque rimanere fermi sulla loro posizione di rifiuto di altre soluzioni che non siano l’assunzione all’interno di aziende che andranno ad operare nell’area ex Alfa, si esprimono anche Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà.

Nella sostanza la richiesta che Cgil e Fiom hanno avanzato a Euromilano, Tea, Aglar, Canova 2007 e Particom Uno, le società proprietarie dell’area, è quella aprire un tavolo su tre questioni: l’assunzione sull’area dell’Alfa Romeo dei 120 lavoratori Fiat Automobile e Fiat Powertrain ancora in Cig da anni; l’assunzione, sempre nelle aziende che lavoreranno in quell’area, dei lavoratori trasferiti da Arese alla Fiat di Torino; il mantenimento della sede del Consiglio di Fabbrica sull’area. Alle richieste di Cgil e Fiom si è poi aggiunta anche quella di Slai Cobas, che ha appunto ribadito la sua richiesta di assunzione per gli ex lavoratori Innova Service con le medesime modalità.

Sul fronte politico gli ex dipendenti Innova Service incassano il sostegno di Massimo Gatti, Capogruppo in Provincia di Milano per la Lista Un’altra provincia – PRC – PdCI, che in merito alla proposta avanzata dal commissario Pavone commenta: “Il protocollo, che dà sette giorni di tempo alle lavoratrici e ai lavoratori di Innova Service per decidere se accogliere o meno le proposte inaccettabili di ricollocazione avanzate dalle varie proprietà, è un vero e proprio ricatto che nasconde speculazioni inaccettabili. Un sotterfugio inaccettabile con il quale si mira a smantellare definitivamente il presidio che le lavoratrici e i lavoratori stanno tenendo in piedi da anni per sostenere la loro lotta”. Gatti contesta poi l’Accordo di Programma stesso, chiedendone la revoca: “L’unica soluzione per noi rimane la cancellazione di un Accordo di Programma predisposto e sostenuto da una giunta lombarda ormai delegittimata e in chiusura, a cui si è accodata supinamente la giunta provinciale di Milano. Non è accettabile che a decidere su questioni così delicate sia un commissario prefettizio, come purtroppo già avvenuto ad Arese, con l’esclusione delle amministrazioni comunali di Garbagnate Milanese e Rho”.

La soluzione, secondo il capogruppo provinciale, può essere trovata solo riaprendo il tavolo della trattativa: “Occorre convocare al più presto un tavolo di confronto con tutti gli enti locali territorialmente competenti e garantire il reintegro delle lavoratrici e dei lavoratori illegittimamente licenziati da Innova Service, impegnandosi a favorire il rilancio produttivo dell’area, come ho già chiesto ripetutamente a Podestà in questi anni e alla vigilia di questa ultima fase, in un’interrogazione presentata in consiglio provinciale lo scorso 26 luglio 2012”.

Anche Sel ha espresso il suo sostegno ai dipendenti licenziati da Innova Service, ribadendo nel contempo la sua contrarietà all’attuale Accordo di Programma: “Che il riuso dell’area ex Alfa Romeo rischi di non produrre alcun beneficio per il nostro territorio è ben chiaro a Sinistra Ecologia e Libertà che, negli anni, ha sempre votato contro all’Adp in tutti i livelli istituzionali. Un Accordo di Programma che si propone la realizzazione di un inutile megacentro commerciale, ratificato da una giunta regionale in scadenza, dal commissario del Comune di Arese e dal Comune di Lainate. Un accordo di programma che esclude il comune di Rho e il comune di Garbagnate, il cui territorio si insinua come un cuneo nell’area ex Alfa. Sinistra Ecologia e Libertà chiede alla coalizione di centrosinistra ed al suo candidato Ambrosoli di dichiarare la volontà di mettere mano all’Adp per una sua revisione complessiva. A noi paiono ancora attuali le ipotesi di realizzazione di un centro produttivo legato alla mobilità sostenibile ed al settore automotive come era nelle apparenti intenzioni di tutti i soggetti istituzionali coinvolti”.

Questo, invece, il passaggio sugli ex lavoratori Innova service: “In questa situazione non si riesce nemmeno a chiudere in modo concordato e condiviso la questione della salvaguardia del reddito e del lavoro per le poche decine di dipendenti ex Innova Service ancora presenti nell’area di Arese e ormai senza salario da mesi e senza concrete prospettive occupazionali. Dopo due anni di trattative e di tentativi di conciliazione, i lavoratori sono stati raggiunti da una lettera-ultimatum, prendere o lasciare, a firma Arifl che, a fronte dell’erogazione di forme di sostegno al reddito, non garantisce nessuna seria possibilità di rioccupazione dei lavoratori e nemmeno limita il comprensorio territoriale di riferimento. Questa ipotesi, non condivisa con il sindacato dei lavoratori, sembra far parte di un’intesa più complessiva incomprensibilmente secretata”.

Anche da parte di Sel la richiesta è quindi quella di concedere ulteriore tempo ai lavoratori, ricercando, nel contempo soluzioni alternative: “Chiediamo al commissario di riaprire e mantenere aperto un reale tavolo di trattativa con il sindacato, con l’obbiettivo di raggiungere un accordo che, oltre a forme di sostegno al reddito, offra prospettive occupazionali ai lavoratori rimasti. In tal senso ci parrebbe utile sospendere e dilazionare il termine ultimativo di sette giorni contenuto nella nota consegnata ai lavoratori. Comprendiamo la complessità e la delicatezza della situazione, ma ci pare che, in uno stato di forte crisi economica, non sia ragionevole lasciare dei lavoratori in mezzo ad una strada, soprattutto se nell’area in parola si favoleggia di migliaia di nuovi posti di lavoro che si renderebbero disponibili nel corso del prossimo triennio. Un serio sforzo di responsabilità sociale di impresa dovrebbe essere messo in capo dai proprietari delle aree”.

Questo articolo può essere commentato sulla pagina Facebook di QuiArese.