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La parola alla difesa: Chiappini sul Csda

14 dicembre 2011 – La prima volta che lo abbiamo incontrato lo abbiamo accostato al diavolo ma probabilmente ci sbagliavamo perché sarebbe stato più calzante paragonarlo ad Attila! Dottor Chiappini, da che è passato lei, ad Arese è caduta una giunta che aveva una maggioranza bulgara, chi la osteggia dice che abbiamo un centro sportivo in rovina e, dopo tanti anni, sembra persino essere tornata la nebbia! E non abbiamo ancora dato un’occhiata all’erba… “E’ una ricostruzione interessante e per certi versi intrigante – sorride il procuratore di Intese – ma temo che mi stiate sopravvalutando. Se vuole, però, ne parliamo, anche se le premetto che non risponderò a domande sugli aspetti legali della vicenda che ci vede contrapposti a Facs”. Inizia così la nostra seconda intervista ad Alessandro Chiappini, nella quale il procuratore unico di Intese espone il suo punto di vista sul Centro Sportivo Davide Ancilotto e sulla recente decisione di Facs di estromettere la sua società dal Csda.

Nella sua lettera Fondazione parla di uno stato di degrado delle strutture sportive, e del loro abbandono sociale. “E’ un’affermazione che contesto – dice Chiappini – e le posso citare alcuni fatti oggettivi per dimostrarlo. Per cominciare l’Asl che prima aveva sottolineato una serie di criticità, oggi, dopo i nostri interventi, ha stabilito che è tutto in regola. La piscina è stata sistemata, e vorrei ricordare che i nostri lavori di manutenzione hanno evidenziato e sistemato una falla sul fondo dalla quale per anni sono stati persi 300 metri cubi di acqua al mese. La tanto vituperata palestra è omologata per le partite di basket, tanto che vi si gioca regolarmente il campionato si serie C2. Per sostenere le sue tesi Facs dovrebbe avere poi effettuato un sopralluogo delle strutture in nostra presenza. Cosa che non mi risulta essere mai stata fatta se si esclude la visita di due persone che si sono qualificate come nuovi consiglieri di Fondazione e che hanno preteso di essere accompagnate da un nostro dipendente a fare un giro per la struttura. Al termine del quale, a quanto mi risulta, hanno espresso un parere tutt’altro che negativo”. E allora come spiega la posizione netta presa dalla nuova Facs e il fatto che la sensazione è che voi siate comunque stati abbandonati anche da quelle forze politiche che avevano sposato il vostro progetto? “Guardi, io credo che dopo la scelta fatta due anni fa, sulla base di motivazioni economiche e razionali, in molti ha finito per prevalere un’atteggiamento di opportunità politica. Con la crisi della maggioranza di governo cittadino si è venuto a determinare un clima elettorale dove fa molto più comodo cavalcare il cavallo del malcontento di alcuni piuttosto che sostenere fino in fondo una scelta che, magari anche impopolare nel breve, avrebbe certamente portato dei benefici ad Arese nel lungo termine. Per quanto riguarda Facs, credo che sia molto più semplice non sfidare la classe politica e tentare di tirare un bel colpo di spugna su tutta la vicenda, piuttosto che analizzarla nel suo complesso e valutare i benefici che il nostro progetto avrebbe portato ad Arese, sia in termini di indotto che di riqualificazione della struttura”.

Con Facs c’è anche un contenzioso economico legato a 190.000 euro versati da Intese a Fondazione per ripianare i debiti generati nella precedente gestione del centro sportivo: “Come previsto dall’accordo, Intese quella cifra l’ha versata e Fondazione aveva l’obbligo di rendicontare come sarebbe stata impiegata. Un rendiconto che non abbiamo mai ricevuto e una questione che vogliamo approfondire, se necessario anche per via giudiziaria, per capire a chi e a che titolo sono stati dati quei soldi. E questo è l’unico rendiconto dovuto e che manca perché la richiesta di Facs di ottenere rendiconti da Intese non ha fondamenti giuridici, visto che una società di capitali risponde solo al suo organo di controllo e al collegio sindacale”. Chiappini torna poi su quello che era il suo progetto per il centro sportivo, e cioè una struttura in grado di ospitare manifestazioni di carattere regionale e nazionale che avrebbero potuto generare afflussi al Csda in grado di rendere economicamente sostenibile la sua gestione: “Lo avevo già spiegato nella prima intervista a QuiArese (leggi qui); nessuno di noi ha mai pensato che la gestione di un ambito di 122.000 metri quadrati potesse ricadere sulle spalle degli aresini, sarebbe stato impossibile. Il nostro modello prevedeva che nei fine settimana venissero organizzati eventi in grado di far affluire ad Arese almeno 500 persone per volta e di coprire i costi della struttura con gli incassi derivanti da queste manifestazioni, che peraltro avrebbero generato anche un buon indotto per il tessuto commerciale aresino. In questo modello io credo ora più che mai, perché le poche manifestazioni che abbiamo potuto organizzare hanno dimostrato la sua piena sostenibilità. Un esempio concreto è venuto dal concorso di danza organizzato dall’Aiws, e se questo è stato possibile con il poco lavoro che ci hanno permesso di fare, le lascio immaginare cosa potrebbe succedere se ci consentissero di sviluppare integralmente il nostro progetto di riqualificazione del Csda”.

Nel dire questo, con un gesto teatrale, Chiappini posa sul tavolo un tomo di un centinaio di pagine: “Come vede, questo fascicolo è datato novembre 2010 e a quel tempo era stato consegnato a Fondazione. Se lo sfoglia può dare un’occhiata a tutto il business plan e ai disegni relativi alla riqualificazione dell’area. Per inciso la realizzazione di questo fascicolo non ci è costata poco ma vi si dimostra come fosse possibile realizzare una struttura in grado di generare i flussi di cassa necessaria ad autosostenersi”. Chiappini ci ha permesso di fare delle scansioni del master plan che pubblichiamo a fondo pagina, nelle quali si possono identificare le nuove strutture che avrebbero dovuto essere realizzate, la prima delle quali sarebbe stata un nuovo palazzetto da 2.000 posti. “Oltre all’ottimizzazione a alla riqualificazione delle strutture esistenti – conclude Chiappini – sono anche previsti nuovi ambiti che possiamo definire a valore aggiunto, come il wellness, che sarebbero stati tra quelli deputati a generare i flussi di cassa in grado di garantire la sostenibilità del progetto e la permanenza di spazi per lo sport cosiddetto sociale”.

La planimetria del Centro Sportivo Davide Ancilotto oggi (clicca sull’immagine per ingrandirla)

 

Il master plan presentato nel 2010 da Intese a Facs (clicca sull’immagine per ingrandirla)