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La storia dei 70 lavoratori dell’ex Alfa

26 aprile 2012 – La storia dei 70 ex lavoratori dell’Alfa Romeo che questa mattina hanno simbolicamente occupato il Municipio (leggi qui) inizia nel 2004 quando vengono ricollocati alla Rina, società alla quale le proprietà dell’area danno in gestione i sevizi generali del complesso come portineria, pulizie e piccole manutenzioni. Per cinque anni tutto procede regolarmente fino a che, nel 2009, alla Rina subentra la Innova Service. “Fin dal primo giorno – racconta il delegato Slai Cobas Renato Parimbelli – ci è apparso chiaro che Innova Service era arrivata per sbarazzarsi di noi. Da subito la società ha comminato una serie di provvedimenti disciplinari a catena e poi ha attivato la cassa integrazione che però è stata annullata direttamente dall’Inps”. Il braccio di ferro tra lavoratori e azienda continua fino al 12 febbraio 2011, quando la società licenzia tutti i 70 dipendenti con la motivazione che uno dei proprietari dell’area non aveva rinnovato il contratto per la fornitura dei servizi. Già dal giorno successivo ai licenziamenti, però, le attività sino ad allora prestate dai 70 lavoratori vengono affidate a una cooperativa, che va a svolgere le stesse mansioni delle persone lasciate a casa. I lavoratori dell’Innova Service decidono quindi di operare un presidio permanete davanti alla portineria sud-ovest dell’ex area Alfa, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul loro caso.

Da allora i lavoratori hanno avuto diversi incontri con numerosi rappresentanti delle istituzioni, compresa la prefettura e una delegazione politica del governo regionale. E hanno avuto tante promesse che però sono rimaste solo parole. Questo malgrado un giudice del Tribunale di Milano avesse emesso una sentenza favorevole ai 70 dipendenti nella quale definiva illegittimi i licenziamenti e costringeva Innova Service a riprendere in carico i lavoratori versando loro gli stipendi arretrati. “In realtà – spiega Parimbelli – gli arretrati ci sono stati riconosciuti fino al 10 ottobre 2011 perché Innova Service ha presentato una visura camerale nella quale affermava di avere cessato da quella data la propria attività a livello locale. Il problema rimane, come accertato anche dal Tribunale di Milano, che noi siamo stati illegittimamente licenziati e lasciati senza lavoro per affidare dal giorno dopo le nostre stesse mansioni a una cooperativa. La cosa assurda è che si sono lasciati a casa padri di famiglia per cifre che per una società sono irrisorie. Noi percepivamo circa 1.200 euro al mese e chi ci ha rimpiazzati ne guadagna intorno ai 900”. Circa un mese fa, però, le istituzioni hanno irrigidito il loro comportamento nei confronti del presidio degli Slai Cobas: “All’ultimo minuto – racconta Parimbelli – è saltato per ragioni misteriose un incontro che avevamo fissato da tempo con il commissario prefettizio di Arese Emilio Chiodi e subito dopo sono intervenuti un centinaio di agenti di pubblica sicurezza per farci sgomberare forzatamente dal presidio che, lo voglio sottolineare, è sempre stato più che pacifico”. Gli Slai Cobas non si sono però persi d’animo e hanno continuato a ripresentarsi sul piazzale dell’ex Alfa fino a che, dopo l’ennesimo sgombero di questa mattina, non hanno deciso di occupare simbolicamente il Comune di Arese per richiamare Chiodi al rispetto degli accordi presi a suo tempo.

Ma cosa chiedono gli ex lavoratori dell’Alfa Romeo e quanti sono oggi? “Dei 70 iniziali – dice Parimbelli – siamo rimasti in una cinquantina perché alcuni hanno conciliato con l’azienda per essere accompagnati alla pensione, anche se purtroppo un paio di loro si trovano oggi tra le fila degli esodati. Quello che vogliamo e che siano rispettati sia i nostri diritti che la sentenza del Tribunale di Milano che li riconosceva ufficialmente. Noi non siamo massimalisti, non vogliamo combattere una guerra, vogliamo solo riavere quel lavoro che ci è stato illegittimamente tolto. La soluzione che abbiamo proposto è che ci venga concessa la cassa integrazione in deroga, in attesa della nostra ricollocazione all’interno dell’area una volta che questa tornerà a ospitare le attività produttive previste dall’Accordo di Programma”.

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