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Lainate, cronaca di una serata ad alta tensione

18 dicembre 2012 – Fumogeni, urla, spintoni e anche qualche manganellata, in una Lainate blindata da Polizia e Carabinieri, con funzionari di Ps in borghese infiltrati tra i cittadini. Questa è la cronaca di quanto accaduto ieri sera nella piazza antistante l’ingresso alla sala consiliare di Lainate, soprattutto a causa di una situazione gestita male dall’amministrazione lainatese e che poteva finire peggio. Dopo che nel pomeriggio si erano rincorse comunicazioni relative al fatto che il consiglio comunale sarebbe stato o meno chiuso al pubblico, si arrivava infine alla scelta definitiva di svolgere l’assemblea a porte aperte (leggi qui la cronaca). Almeno a parole, perché arrivati all’ingresso della sala consiliare di Lainate i cittadini si sono trovati di fronte a transenne presidiate da un doppio cordone di agenti in tenuta antisommossa, con la Polizia in prima linea e i Carabinieri a formare una seconda linea a presidio dell’ingresso.

Un inflessibile maresciallo dei Carabinieri spiegava alla trentina di persone presenti che per ragioni di ordine pubblico non sarebbe stato fatto entrare più nessuno, visto che la sala era già piena. Discorso che valeva anche per la stampa, alla quale non veniva concesso l’accesso, così come per consiglieri comunali di città limitrofe come Marco Tizzoni di Rho, che dopo una discussione piuttosto accesa doveva rinunciare. E alla nostra domanda di quante persone fossero presenti all’interno il maresciallo rispondeva “venticinque”. La situazione diventava più critica quando, pochi minuti dopo la discussione che aveva coinvolto Tizzoni qualcuno dei presenti, in contatto con persone all’interno, spargeva la voce, rivelatasi poi fondata, che di fatto nella sala consiliare c’erano solo un paio di persone e, contestualmente, irrompevano in piazza, tra fumogeni colorati, slogan e cartelli di protesta i ragazzi della Fornace. A questo punto, con la folla che rumoreggiava e gridava “vergogna” e i ragazzi della Fornace che si avvicinavano alle transenne, gli agenti indossavano i caschi e serravano le fila. La tensione montava rapidamente, con i ragazzi del centro sociale che, tramite un megafono, annunciavano che, come fatto il venerdì precedente, sarebbero entrati, e invitavano i cittadini presenti ad avvicinarsi con loro a mani alzate alle transenne.

Qualche spinta era sufficiente ad accendere la miccia, con la Polizia che respingeva i manifestanti a suon di manganellate. Una situazione che si ripeteva per due volte prima che gli animi si placassero e si raggiungesse una mediazione, con un funzionario di pubblica sicurezza che acconsentiva a far passare, previo controllo, alcune delegazioni di persone e i giornalisti. Una situazione che potrebbe però presto ripetersi altrove, qualora Sos Fornace desse seguito a quanto dichiarato e tentasse di bloccare i cantieri mettendosi “davanti alle ruspe”. La domanda che comunque è inevitabile porsi è per quale ragione l’amministrazione di Lainate abbia scelto di svolgere un consiglio comunale a parole aperto ma nei fatti chiuso, aumentando la rabbia dei cittadini che si sono sentiti presi in giro dai loro rappresentanti politici. Non sarebbe stato meglio chiedere al prefetto l’autorizzazione a svolgere la seduta a porte chiuse? I fatti del venerdì precedente sarebbero stati una giustificazione più che valida. Incomprensibile anche la scelta di non fare entrare, almeno fino a dopo le dieci, la stampa, altro fatto che ha catalizzato il malumore delle persone presenti in piazza.

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