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L’Epifania di un City Angel aresino

07 gennaio 2015 – Riceviamo e pubblichiamo questo articolo dell’unico rappresentante aresino dei City Angels che, nel giorno dell’Epifania, ha servito a tavola all’Hotel Principe di Savoia di Milano decine di senzatetto. Un evento di carattere straordinario quello di ieri, che si affianca alla quasi quotidianità delle sue attività volontaristiche con i City Angels.

Sono un City Angel, l’unico di Arese e ieri, giorno dell’Epifania, ho servito a tavola decine e decine di senzatetto. Cosa significa essere un City Angel? Per chi non lo sapesse significa dare il proprio tempo e andare a Monza o a Milano (le due sezioni più vicine ad Arese) due volte alla settimana, di sera e consegnare coperte, viveri (soprattutto) ma anche dare un sorriso e dire due parole a persone, uomini e donne di qualsiasi età e di qualsiasi nazione, a cui la vita fa vedere, da tempo, solo il lato più sfortunato. Il giorno dell’Epifania, come tradizione, noi City Angel abbiamo invitato oltre 160 clochard a pranzo all’hotel Principe di Savoia, in piazza della Repubblica a Milano. Non nascondo il nome dell’hotel in quanto telegiornali e trasmissioni come “La vita in diretta” lo hanno più volte nominato durante la giornata festiva, proprio per questo evento.

Al mattino, all’ingresso del noto hotel, abbiamo fatto entrare poco alla volta i senzatetto e, credetemi, sembrava una scena del film “Miracolo a Milano”, dove loro, i “protagonisti” battevano i piedi per il freddo, con i loro cappottoni e la barba fatta chissà quando l’ultima volta. Erano increduli, meravigliati e pensavano che fosse tutto una burla. Venivano rassicurati da chi, negli anni precedenti, c’era già stato e raccontava loro meraviglie. A non più di una ventina di metri entravano, con i taxi o con le loro auto lussuose, i cosiddetti “vip” che avrebbero fatto i camerieri e li avrebbero serviti. Sale lussuose e così pure i corridoi; del resto, essendo un hotel a cinque stelle lusso, non ci si può aspettare diversamente. Forte dispiegamento di telecamere e di giornalisti per l’occasione. Noi City Angel, con il nostro vestito rosso e il basco azzurro, abbiamo curato l’assistenza e abbiamo controllato che tutto funzionasse a dovere, pronti ad intervenire nel caso ci potesse essere qualche problema creato da qualche senza tetto, come, purtroppo, a volte accade. Dalle cucine i vari Roberto Vecchioni, Ron, Edoardo Raspelli, Elio Fiorucci, Nino Formicola (in arte Gaspare) per non parlare del vicesindaco di Milano Ada De Cesaris, dell’assessore ai trasporti Pierfrancesco Maran e tanti altri ancora del mondo dello spettacolo, della magistratura, dell’economia non meno noti di questi, hanno portato piatti di risotto, tacchino con patate e broccoli. Poi, alla chetichella, dopo un’ora dal loro arrivo, se ne erano già tutti andati, dopo aver rilasciato l’intervista di circostanza alle televisioni.

I senzatetto guardavano gli stupendi lampadari accesi, le pareti, le posate d’argento. I successivi piatti, panna cotta e il caffè li abbiamo serviti noi City Angels, che ai senzatetto diamo assistenza tutto l’anno: ci conoscono e sanno che ci facciamo in mille pur di aiutarli. Molti clochard hanno chiesto il bis del risotto e ne pulivano il piatto fino all’ultimo chicco. A qualcuno abbiamo visto scendere qualche lacrima, senza dubbio per l’emozione di essere lì, in quel posto così diverso, impensabile nella loro vita attuale. I piatti sono stati cucinati dallo chef personale del principe Alberto di Monaco, inviato appositamente a Milano dallo stesso dopo avere avuto notizia dell’evento. Felici erano i clochard all’uscita, qualcuno ci ha detto “ancora non ci credo…”, un altro “non ho mai mangiato un risotto così buono…” e qualcun altro, con le lacrime agli occhi per l’emozione non finiva più di ringraziarci. E capivi che il suo ringraziamento veniva dal cuore. Da domani, finiti i fasti dell’hotel di lusso, per loro inizierà la vita di sempre: dormire sotto un cartone alla stazione Centrale, mangiare pochi pasti e saltarne molti e tanti altri problemi che hanno a che fare con la sopravvivenza e la loro stessa esistenza. Sono contento di far parte dei City Angels, l’aiuto che noi portiamo tutto l’anno a questa gente, purtroppo ai margini della società, mi dà tanta soddisfazione e, credetemi, di notte, quando noi City Angels finiamo questi nostri aiuti agli altri, torniamo a casa sempre sereni e soddisfatti. E’ un mondo, questo, che non deve essere mai dimenticato. Non mi firmo con il mio nome, perché chi fa del bene deve essere sempre e giustamente, anonimo.

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