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Maddalena, da Arese a Montecitorio

18 aprile 2011 – Si chiama Maddalena e abita ad Arese. Ma non è arrivata a Montecitorio per le normali vie elettorali perché, anche se passasse il progetto di legge che abbassa l’età minima per potere essere eletti a Camera e Senato, lei dovrebbe comunque aspettare ancora qualche anno. Maddalena ha infatti tredici anni e frequenta la scuola media di Valera. Quella scuola che, secondo le prove Invalsi, costituisce l’eccellenza in Lombardia e che quindi ha avuto il privilegio di rappresentare con uno studente la nostra regione in occasione delle celebrazioni istituzionali del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia lo scorso 17 di marzo. E Maddalena è stata scelta perché di quella scuola è la studentessa con la media voti più alta. L’evento, organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione, prevedeva che venti scuole, una per regione, fossero rappresentate da uno studente, che avrebbe partecipato alla giornata di celebrazioni alla Camera dei Deputati. E così Maddalena, accompagnata dalla professoressa Berrone, è partita per Roma, destinazione Montecitorio.

“Dal punto di vista logistico – ci racconta il papà Fabio – l’organizzazione è stata perfetta, curata in ogni minimo dettaglio, dal viaggio in treno alla permanenza a Roma. Quella che secondo me è un po’ mancata è stata una connotazione ufficiale della visita. Infatti, pur se l’evento era stato organizzato direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione, gli studenti non sono stati accolti da nessuna personalità istituzionale. Ci è dispiaciuto un po’ proprio per i ragazzi, perché questo avrebbe dato ancora più valore a un’iniziativa comunque positiva”.

Ma come sono state le giornate romane di Maddalena? Lo chiediamo direttamente a lei.
Il primo giorno, quando siamo arrivati, ho conosciuto gli altri ragazzi. Poi siamo andati a Montecitorio dove abbiamo assistito ai discorsi e alle celebrazioni del centocinquantesimo.

Che impressione ti ha fatto essere a Montecitorio?
Mi ha fatto effetto essere in un posto che vedi in televisione e che non tutti hanno la possibilità di visitare. Tra l’altro non eravamo negli spazi riservati al pubblico ma proprio all’interno dell’emiciclo. E’ stato davvero emozionante. Mi ha fatto effetto anche cantare l’Inno d’Italia all’interno del Parlamento e con tutte le personalità politiche.

Come ti è sembrata l’aula della Camera? Era come te la immaginavi vedendola in televisione?
No, pensavo fosse più grande. In realtà la Camera è più stretta e più alta di come me la ero immaginata.

Immagino che tu sia arrivata preparata all’appuntamento. Avevate fatto qualcosa di specifico a scuola per l’anniversario dell’Unità d’Italia?
Si, avevamo affrontato l’argomento in Storia. E poi in Arte avevamo preparato una tavola sul centocinquantesimo. Ognuno di noi ha avuto il compito di rappresentare l’Unità d’Italia disegnandola con un tema libero.

E tu come l’hai rappresentata?
Io ho fatto una mappa d’Italia disegnandoci all’interno le città principali e i monumenti più rappresentativi. Poi ci ho messo degli omini che costruivano dei ponti per unire le varie regioni. E tutto intorno ho disegnato le personalità che hanno contribuito a unire l’Italia.

Che ricordo ti porterai dietro di questa esperienza (Maddalena ci pensa un po’ su prima di rispondere)?
E’ difficile da spiegare. A parte l’emozione che mi ha dato il luogo, quello che mi ha colpito è che, anche se eravamo ragazzi di venti regioni diverse e che non si erano mai visti prima, ci siamo trovati subito bene insieme. E questo anche con i ragazzi delle regioni più lontane. Ci siamo parlati per tutto il tempo, non solo a Montecitorio ma anche a cena e nei momenti liberi e abbiamo trovato un sacco di cose in comune. Penso che proprio il fatto di avere condiviso questo senso di appartenenza con ragazzi dall’Alto Adige alla Sicilia sia il ricordo più importante che mi porterò dietro di questa esperienza.

Non c’è nulla da aggiungere, perché è difficile spiegare meglio di Maddalena, una ragazza di terza media, il senso dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

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