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Passaparola, ora il focus è sugli alberi

05 giugno 2014 – “Salviamo gli alberi di Arese dal progetto di viabilità del sindaco Palestra”. E’ con questo slogan che Passaparola apre un nuovo fronte nella sua battaglia contro la nuova viabilità prevista per la nostra città. “A differenza di quanto garantito dal sindaco – sostengono dal comitato – in una lettera distribuita nella case di tutti i cittadini nel mese di gennaio, molti alberi, se il progetto di viabilità Pavone/Palestra dovesse essere attuato, saranno abbattuti in diversi punti lungo le strade oggetto del contestatissimo intervento. Alberi sani e importanti che appartengono alla storia di Arese, che ci hanno visto nascere, crescere, passeggiare anche con chi ci ha lasciato, e che non meritano di essere abbattuti per dare vita a un progetto pensato per chi Arese l’attraversa e non per chi ci vive”.

Come già in occasione di altre iniziative, Passaparola intende dare alla protesta connotati ben visibili: “Sabato  – anticipano dal gruppo – saremo per le strade per informare gli aresini anche di questo grave scempio pensato dalla giunta Palestra come effetto di un assurdo progetto che doveva essere cestinato un giorno dopo le elezioni, contestato e non condiviso da oltre 4.200 cittadini. Per questa ragione invitiamo i cittadini a dimostrare la loro contrarietà anche verso questa assurdità. Invitiamo gli aresini ad abbracciare simbolicamente gli alberi in pericolo come segno di rispetto e ricordare così al sindaco Michela Palestra che gli alberi storici di Arese sono un bene di tutti e devono essere salvati”.

Il comitato contesta, dal punto di vista qualitativo, anche il saldo positivo in termini di alberi annunciato dalla giunta per fine lavori: “Non ha senso – è la conclusione di Passaparola – dire che alberi importanti come quelli della rotonda di viale Gran Paradiso/Sempione, quelli davanti ai Carabinieri e quelli all’incrocio di via Matteotti saranno rimpiazzati con degli alberelli. Quei grandiosi e stupendi alberi sono sani e rappresentano la forza del tempo e a ben vedere, la nostra storia. Una storia che merita rispetto da parte di chi amministra, e questo in quanto quelle piante c’erano prima di noi e come comunità dobbiamo avere la forza e la capacità di consegnarle a chi verrà dopo di noi, e non trasformarle incredibilmente in legna da ardere”.

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