Home Cronaca

Ponte: chiusura ridotta a tre settimane

18 febbraio 2015 – Tre sindaci, Michela Palestra per Arese, Alberto Landonio per Lainate e Pietro Romano per Rho, per spiegare cosa lascerà Expo al nostro territorio in termini di infrastrutture. Una serata, quella di ieri, che però non ha potuto prescindere dall’emergenza che si creerà con la chiusura del ponte di Passirana, tanto che buona parte del tempo, e la maggior parte delle domande del pubblico, sono stati dedicati a questo aspetto, per certi versi marginale nel contesto generale, ma che impatterà pesantemente sul nostro territorio per alcune settimane. E da qui partiamo, lasciando a un secondo articolo che pubblicheremo nei prossimi giorni, il tema globale delle infrastrutture che, grazie (o per colpa, a seconda dei punti di vista!) ad Expo, si stanno realizzando nei nostri territori. E che comunque rappresenteranno l’eredità che l’esposizione mondiale lascerà all’area una volta che l’esposizione sarà terminata e i padiglioni verranno chiusi.

Il ponte dunque. Palestra inizia a parlarne ricostruendo cronologicamente la ormai nota vicenda. Il sindaco di Arese, in particolare, mostra stralci di verbale di due tavoli tecnici, uno del 6 novembre 2014 e uno del 3 dicembre 2014, dove Autostrade per l’Italia continua ad assicurare che il nuovo cavalcavia sarebbe stato pronto per il mese di febbraio 2015 e che “non si prevedono criticità per il traffico”, che potrebbe subire qualche disagio per al massimo un paio di giorni. Salvo poi, il 14 gennaio, comunicare lo stravolgimento del cronoprogramma e la chiusura della strada per cinque settimane. “Fino a quel momento – ha detto Palestra – non c’era stato nessun segnale che potesse far pensare a un’interruzione della circolazione superiore ai due giorni sempre dichiarati da Autostrade”.

Il cambio di cronoprogramma fa dunque scattare l’emergenza, che viene affrontata su due differenti piani: quello “tecnico” e quello politico: “Se questa sera siamo qui in tre – ha proseguito il sindaco di Arese – è per ribadire che tutte le amministrazioni coinvolte si sono mosse congiuntamente in tutte le direzioni possibili. E se da un lato siamo subito partiti con le riunioni tecniche per fare in modo di farci trovare pronti qualunque cosa fosse accaduta, dall’altro abbiamo subito iniziato ad agire a tutti i livelli politici contro l’atteggiamento di Autostrade, che con le sue scelte ha schiacciato i territori. Sino ad arrivare al tavolo con il prefetto e il Ministero delle Infrastrutture. Dove Autostrade è stata costretta a cedere su alcuni punti, dopo aver tentato comunque di opporre, anche dinnanzi al prefetto, un lungo elenco di ragioni per le quali non poteva fare diversamente da quanto fatto. E cercando di far gestire la questione ai Comuni sotto scadenza dei termini, con l’implicito ricatto che eventuali ulteriori ritardi non avrebbero permesso alla società di garantire che la quinta corsia della A8 sarebbe stata pronta per la data limite del 30 aprile”.

E dunque solo in prefettura viene alla fine trovato un accordo che, pur non potendo scongiurare la chiusura del ponte, la riduce dalle cinque settimane inizialmente previste a tre. In quella sede si è poi parlato anche di compensazioni e quello che è stato ottenuto è che Autostrade si è impegnata ad asfaltare strade comunali per una superficie complessiva di 100 mila metri quadri, che i tre Comuni decideranno poi come ripartirsi. Nelle richieste dei Comuni si era anche parlato di passaggi autostradali gratuiti (con Telepass) per i residenti. La proposta, che in un primo momento ha avuto l’appoggio del prefetto, è stata però respinta perché giudicata inattuabile, come spiega senza giri di parole il sindaco di Rho: “Autostrade – ha spiegato Romano – ha sostenuto che non si poteva creare un precedente di questo tipo, perché avrebbe avuto grosse ricadute potenziali su tutto il suo lavoro. La società ha, infatti, fatto presente che è costantemente impegnata con cantieri su tutta la rete stradale italiana e che di disagi a chi ci vive intorno ne crea necessariamente. Per questa ragione non avrebbe creato un precedente che avrebbe poi potuto dover estendere a livello nazionale. Autostrade ha poi fatto presente che di certo non sarebbe stata lei a pagare i pedaggi abbuonati, visto che è solo il concessionario, e che quindi la parte economica avrebbe dovuto finire in capo al Ministero. E di fronte a queste motivazioni anche il prefetto ha lasciato cadere la richiesta”.

L’altro grosso tema affrontato è stato quello del perché nei lavori Expo si sono accumulati ritardi tali da far precipitare i territori, stante la data limite del 30 aprile, in questa situazione: “Questo – ha detto il sindaco di Lainate Landonio – bisognerebbe chiederlo al Ministero. Come bisognerebbe chiedergli perché dai progetti sono state stralciate alcune opere fondamentali per l’area. Io so che il progetto della quinta corsia, fondamentale perché finalizzato al collegamento tramite navette dei parcheggi Expo all’ingresso dei quartieri fieristici, è stato approvato in via definitiva nel 2013. Ma poi si è perso un anno, e i lavori sono stati appaltati solo nel 2014”. I ritardi accumulati sono poi ricaduti sui Comuni, che li hanno subiti senza avere armi per opporvisi, stante la strategicità delle opere: “Ribadisco – ha detto il sindaco di Rho Romano – che le nostre amministrazioni hanno partecipato a tutti i tavoli, e che abbiamo sempre sostenuto la necessità che i lavori per la realizzazione della quinta corsia fossero portati avanti senza interruzioni alla circolazione. E così ci è sempre stato garantito. Almeno fino al 14 gennaio. Ho visto i volantini e ho sentito le giuste proteste dei cittadini, ma purtroppo, con i pochi mezzi a disposizione dei sindaci, non abbiamo potuto fare più di quanto abbiamo fatto. Vorrei anche far notare che se la quinta corsia non dovesse venire pronta per l’apertura di Expo, i disagi che si troverebbero ad affrontare i territori sarebbero molto superiori a quelli che ci saranno arrecati, perché le navette di collegamento ai parcheggi da 11 mila posti si riverserebbero necessariamente sulla viabilità ordinaria dei Comuni invece che sull’autostrada”.

Una spiegazione che parte del pubblico non ha però accettato, e nelle domande è stato fatto notare ai sindaci che vedendo che i lavori non avanzavano probabilmente il dubbio che non sarebbero finiti per tempo sarebbe dovuto venire. Come sarebbe stato il caso di chiedere periodicamente aggiornamenti e spiegazioni ad Autostrade, per non arrivare impreparati a dover subire una decisione drastica come quella attuale. “Non spetta a noi – ha risposto Romano – andare sui cantieri a fare i controllori. Ci sono persone preposte a farlo. Noi partecipiamo ai tavoli tecnici, e se in quella sede Autostrade bara e ci nasconde la verità, noi non abbiamo gli strumenti per muovere contestazioni”.

Dal pubblico è intervenuto anche il consigliere comunale aresino Carlo Giudici: “Che il primo maggio sarebbe arrivato – ha detto – lo sapevamo tutti. Mi sarei aspettato di vedere tutto questo attivismo che manifestate oggi un anno fa, quando ci sarebbero stati i tempi per intervenire. Oggi, lo riconosco, non si possono ipotizzare soluzioni diverse da quelle che vi sono state proposte, ma un anno fa lo si poteva fare. E non si sarebbero creati ai cittadini tutti i disagi che si stanno creando”. Sul punto hanno detto la loro tutti i tre i sindaci: “Il problema – ha iniziato Palestra – non è la demolizione del ponte ma la realizzazione della quinta corsia. Questa emergenza ci è stata resa nota solo il 14 gennaio e quindi sino a un mese fa era impossibile ragionare su alternative, visto che il cronoprogramma sembrava essere rispettato. Dico a Giudici che se forse l’attivismo lo vedete solo adesso perché siamo qui di fronte a voi, questo non significa che comunque non ci sia sempre stato, anche prima di ora. Semplicemente veniva esercitato ai tavoli istituzionali e non in eventi pubblici”. Sulla stessa lunghezza d’onda Landonio: “La storia – ha detto il sindaco di Lainate – va ricordata in tutte le sue tappe. Che incontro potevamo fare un anno fa, quando ancora non si sapeva nulla? Ricordo che il progetto definitivo è stato approvato a febbraio 2013 ma fino al 2014 non c’erano gli stanziamenti per attuarlo. Che cosa potevamo quindi dire un anno fa, quando ancora non c’era nulla di concreto?”. Infine, come i suoi colleghi, anche il sindaco di Rho difende l’operato delle amministrazioni: “Le contestazioni ai sindaci – chiude Romano – sarebbero corrette se stessimo parlando di strade comunali. Ma non è così, e qui il bersaglio non dobbiamo essere noi, che stiamo facendo tutto quanto in nostro potere per cercare di ridurre l’impatto che avranno i lavori sui nostri cittadini. Noi non siamo responsabili dei ritardi del Ministero, e purtroppo non siamo nemmeno dotati dei superpoteri che sarebbero serviti per far funzionare le cose in maniera diversa”.

 

Guarda il video con la relazione di Michela Palestra

Guarda l’intervento di Alberto Landonio

Guarda l’intervento di Pietro Romano

Guarda la sessione di domande e risposte

 

© riproduzione riservata

Questo articolo può essere commentato sulla pagina Facebook di QuiArese