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Pronuncia Corte Conti, le valutazioni di Carli

17 gennaio 2014 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Stefano Carli (nella foto), presidente dimissionario di Facs, che commenta la recente pronuncia della Corte dei Conti nella parte riguardante Fondazione.

Ricevo con piacere l’invito di QuiArese di commentare la deliberazione della Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti (CdC) per la parte riguardante Fondazione Arese Cultura e Sport, ringraziandovi fin da ora per lo spazio che deciderete di accordare a questo mio intervento. Ritengo che la CdC, nel ripercorrere la cronistoria dei diversi accadimenti, abbia evidenziato diversi punti che ritengo giusto, come amministratore dimissionario (da ormai due anni), analizzare. Risulta innanzitutto chiaro come proprio il provvedimento adottato il 24/11/2011 dalla Fondazione da me presieduta circa l’annullamento dell’assegnazione della gestione alla società Intese, abbia consentito l’inizio del procedimento di rientro in possesso del Centro Sportivo da parte del Comune (finalizzatosi poi solo un anno dopo nonostante tutti gli elementi, messi da Fondazione a disposizione del Comune, avrebbero potuto consentire un recupero molto più anticipato). La correttezza di tale provvedimento, già positivamente accolto dall’Agenzia di Vigilanza sui Contratti Pubblici, viene confermato dalla CdC in merito alla violazione di legge scaturita dall’affidamento. Questo mi conforta sia sul buon operato della mia breve gestione, sia sulla fondatezza di quanto eccepito, dopo appena due mesi dalla nomina, sul rapporto con il partecipante a progetto speciale.

In merito alle dimissioni, ritengo che la CdC dia risposte chiare ed inequivocabili su molti degli aspetti oggetto di ampio dibattito nei mesi passati. Ad esempio come non si possa ritenere che a fronte di dimissioni, un amministratore resti vincolato all’incarico contro la propria volontà, soprattutto dopo aver presentato numerose istanze alle Amministrazioni Comunali (tra cui quella attualmente in carica) che si sono succedute dopo il 31/01/2012. Che il regime di prorogatio, ritenuto dal Comune in essere per un indefinito periodo di tempo, in realtà sia per legge ritenuto una situazione eccezionale e contingentata in un periodo massimo di 45 giorni. Che il Comune avrebbe dovuto procedere alla nomina dei nuovi organi appena ricevute le dimissioni, per garantire un corretto funzionamento della Fondazione. Infine, che «… la pretesa inefficacia delle dimissioni presentate dai consiglieri della Fondazione, in assenza di ‘ratifica’ da parte del Sindaco, ha prodotto danni diretti sia al Comune che alla Fondazione…» (Pagina 15). Tutto ciò credo risponda anche a quanto più volte affermato dall’attuale Amministrazione in merito alla presunta estraneità del Comune verso Fondazione. Mi permetto inoltre di sottolineare come, nel descrivere i fatti riguardanti il decreto ingiuntivo di Intese e il successivo pignoramento, la CdC si sia pronunciata in tal modo: «… Anche in questo caso l’assenza, da fine 2011, di un organo di amministrazione della Fondazione, dovuta all’inerzia da parte del Comune nella relativa ricostituzione, ha impedito l’instaurazione da parte della Fondazione di un giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo…» (Pagina 17). Penso che questa frase sconfessi in pieno quanto erroneamente sostenuto dall’attuale Amministrazione, sia sui giornali sia in sede di Consiglio Comunale, che non solo pretendeva che un organo dimissionario dovesse opporsi a tale decreto, ma che le colpe del successivo pignoramento fossero da ascrivere proprio alla mancata opposizione di Facs, ed ai suoi amministratori dimissionari!

Desidererei inoltre soffermarmi su quanto dichiarato dal Sindaco Palestra e dall’Assessore Tellini nei giorni scorsi riguardo l’azione del Comune di Arese per addivenire al decreto di Regione Lombardia (scioglimento di Facs). Giova forse ricordare una serie di date che a mio giudizio meglio permettono di inquadrare la situazione.

  • 16/02/2012: e’ stata Facs (e non il Comune) che per prima ha contattato la Provincia di Milano per un suo intervento nella questione dimissioni.
  • 12/10/2012: è di Facs il primo incontro in Provincia con i responsabili del welfare e terzo settore.
  • 02/10/2013 (un anno dopo!): incontro tra Comune e Provincia, solo a seguito di numerose richieste scritte inviate tra il 2012 e il 2013 dalla Provincia al Comune, riguardanti lo stato della Fondazione.
  • 08/10/2013: terzo incontro della Fondazione in Provincia.
  • 13/10/2013: ultimazione della documentazione che la Provincia ha richiesto a Facs in sede di incontro, per concretizzare l’avvio della procedura.
  • 15/10/2013: avvio della procedura di richiesta di estinzione e cancellazione di Facs.
  • 06/12/2013: ordinanza del Tar sul ricorso di Carli-Foglio con richiesta di chiarimenti e tempistiche alla Regione Lombardia sulla procedura di estinzione nonchè sulla nomina del liquidatore.

Quindi ritengo che l’attuale Sindaco non dovrebbe prendersi il merito di azioni compiute da altri e annunciare di aver risolto una situazione quando in realtà risulta che ha deciso di non decidere, o meglio, di far decidere a qualcun altro un qualcosa che avrebbe potuto essere risolto applicando le disposizioni statutarie, nominando (fin all’inizio del suo mandato) i nuovi organi e addivenire allo scioglimento di Facs, concordando con i nuovi vertici della Fondazione la strategia, le modalità e le tempistiche. Ma, probabilmente, la verità è proprio quella affermata dal Sindaco Palestra sulle vostre pagine: «… lei pensa veramente che, anche volendo, oggi sarebbe possibile trovare qualcuno disposto ad accettare di fare il presidente o il membro del consiglio di indirizzo di FACS? Entrambe sono cariche che non prevedono una remunerazione e che però comportano la responsabilità personale, anche sul piano giuridico e patrimoniale, di chi le detiene. Vista la situazione, pensa che ci sia una lunga fila di volontari fuori dalla mia porta pronti ad accettare la nomina?…».

È quindi palese che si sia volontariamente scelto di isolare gli amministratori dimissionari, chiudere qualsiasi canale di comunicazione ed opporsi davanti ad un ricorso promosso dopo che per un anno e sette mesi nessun rappresentante del Comune abbia mai risposto alla richiesta, legittima, di essere ufficialmente revocato dall’incarico. Se il Comune ha agito, come affermato, nel quadro di una strategia ben delineata, non capisco come mai non si sia scelto di condividere tale strategia con gli organi dimissionari dell’Ente Partecipato. Concludendo, nonostante il pronunciamento della CdC non sia una sentenza, è anche vero che oltre agli accertamenti e agli inviti mossi al Comune, la CdC ha disposto la trasmissione di questa deliberazione alla Procura della Corte dei Conti. Attendiamo quindi sviluppi futuri, anche alla luce del decreto di estinzione della Fondazione promosso dalla Regione e alla nomina del liquidatore da parte del Tribunale, sicuri della bontà e della correttezza del nostro operato e della nostra condotta.

Stefano Carli
Presidente dimissionario di Facs

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