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“Ripristiniamo la festa di Sant’Anna”

08 giugno 2016 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Achille Vegetti, presidente della Cooperativa Agricola Edificatrice. Che nel ricordare e rievocare le vecchie feste che animavano Arese nel dopoguerra lancia all’amministrazione comunale la proposta di istituire nuovamente quella di Sant’Anna. Con lo scopo di favorire la socializzazione, soprattutto fra i più giovani.

Ad Arese la miseria e la fatica fisica di contadini ed edili non permetteva alle persone di dedicare molto tempo a programmare ed organizzare feste; i miei ricordi di bambino però mi riportano a tre eventi che erano poi momenti tradizionali della nostra città.

 

 

La festa patronale dei Santi Pietro e Paolo: Era la festa patronale che veniva organizzata diversamente da come la celebriamo oggi. Siccome si trattava di festività, soppressa negli anni 80 del secolo scorso, la “messa granda”, dove si bruciava il pallone in segno propiziatorio per i futuri raccolti di grano e di mais, si svolgeva nella tarda mattinata (se non vado errato alle 11 del mattino) mentre di sera, dopo cena, si teneva la processione solenne. Quel giorno alcuni castagnai venivano ad Arese a vendere i “firuni” che erano castagne, cotte ed essiccate, infilate su corde in quattro o cinque file; ogni famiglia doveva comprare il proprio firun.

La processione al cimitero: Il 2 novembre nel pieno periodo di nebbie alla sera dopo cena si teneva la processione al cimitero del capoluogo per la benedizione ai defunti. Era una processione molto suggestiva in quanto l’illuminazione era molto scarsa, dopo via San’Anna inesistente, e noi bambini la seguivamo con i ceri autoprodotti; si trattava di raccogliere, durante l’anno al cimitero, la cera dei ceri mortuari esauriti che, una volta sciolta in un pentolino riscaldato, veniva fatta colare su fogli di giornale che poi veniva arrotolata in vari strati; una volta accesa la torcia veniva alimentata con i pezzi di cera rimasta. Vi garantisco che vedere tante persone nel buio con poche fiaccole accompagnatorie era un esperienza molto impressionante. Mi ricordo anche che al bar Giudici il 2 novembre venivano offerte a clienti ed avventori le castagne lessate. Siccome non sono cattolico praticante lascio alla comunità parrocchiale ed alla Pro Loco l’idea di riprendere e far rivivere queste tradizioni.

Festa di Sant’Anna: Uno scritto di Carlo Francesco Neri, parroco di Arese, del 1694 tra l’altro recita: “In questa terra vi è un’altra chiesa dedicata a Sant’Anna che vi si fa festa a spesa del comune il dì 26 luglio”. Nei miei ricordi questa era la “festa civica” per tradizione anche perché la chiesa di Sant’Anna è stata inglobata e demolita, a suo tempo, nella proprietà Gallazzi. I coscritti, ventenni, prima di partire per il servizio militare preparavano un carro allegorico che quel giorno girava per Arese, prima trainato da un cavallo e più avanti da un trattore. Loro sopra raccoglievano derrate alimentari, tra cui la famosa oca del salto che si teneva all’imbrunire. Diversamente da oggi il salto dell’oca si teneva il 26 luglio nella piazzetta davanti all’Ottica Monteceneri e il cartello che ricordava l’anno di nascita dei coscritti veniva esposto perennemente sul muro prospiciente la piazzetta; mi ricordo uno slogan che poi veniva ripetuto ogni anno “se il … muore le donne vanno suore”. La cena collettiva veniva consumata nel salone della cooperativa (quello dove si tenevano anche i pranzi matrimoniali per intenderci). Naturalmente la cena dei coscritti terminava quando gli alimenti raccolti finivano e le sbornie erano colossali. Se non vado errato l’ultima volta che i coscritti hanno festeggiato a loro modo Sant’Anna è stato il 1966.

Ebbene io propongo che l’amministrazione comunale faccia propria la proposta di ripristinare questa festa; potrebbe essere l’occasione per il sindaco in carica di incontrare tutti gli anni i ventenni, premiare i più meritevoli, e, magari, invitarli a cena in modo da farli incontrare e fare così comunità.

Achille Vegetti

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