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“Sull’amianto si è voluto creare il panico”

15 novembre 2012 – Come annunciato nei giorni scorsi, Aresefuturo per il rispetto del programma ha tenuto ieri sera una conferenza stampa nel corso della quale è tornata sulla vicenda dell’amianto alla scuola media Silvio Pellico e sull’esposto depositato lo scorso 11 novembre alla Corte dei Conti di Milano (leggi qui). “Già dalla lettura dei dati delle prime analisi – ha esordito Braga – risultava che all’esterno dell’edificio c’era una concentrazione di inquinanti superiore che all’interno, e questo è stato il fattore che ci ha fatto riflettere su quanto fosse realmente necessario chiudere immediatamente l’edificio scolastico, come è stato fatto, e non, piuttosto, approfondire il discorso ricorrendo ad analisi più mirate e finalizzate alla ricerca dell’eventuale presenza di fibre di amianto disperse nell’ambiente”. Aresefuturo per il rispetto del programma contesta anche il metodo con il quale sono stati affrontati i primi lavori, quelli che prevedevano il rifacimento della pavimentazione.

“Siamo rimasti stupiti – ha continuato Braga – che a nessuno sia venuto in mente che in un edificio vecchio di quarant’anni potesse essere stato utilizzato dell’amianto che, è bene ricordarlo, fintanto che è bloccato, come ad esempio nella colla delle piastrelle, non è fonte di pericolo alcuno. Era evidente a tutti che l’amianto avrebbe potuto esserci, ma anziché procedere a delle analisi preliminari si è preferito partire con i lavori, frantumare le piastrelle in dieci aule e poi intervenire d’urgenza perché dell’amianto avrebbe potuto, in seguito a questi interventi, essersi liberato nell’ambiente. Il tutto senza dati oggettivi che supportassero le scelte fatte, perché comunque, malgrado questi interventi, non c’era nessun risultato analitico o parere scritto dell’Asl che giustificasse una procedura d’urgenza per la chiusura della scuola, il trasferimento degli studenti e i lavori di bonifica. Ed è su questo, oltre che sui danni erariali che potrebbero essere stati causati da queste scelte, che chiediamo alla Corte dei Conti di esprimersi”.

Un altro fattore sul quale punta il dito l’associazione presieduta da Andrea Costantino è il clima di allarmismo che un’informazione troppo lacunosa e tardiva su quanto stava avvenendo ha creato in città, non solo nei genitori di chi oggi frequenta quella scuola ma anche di chi vi aveva studiato negli anni: “Fino a inizio agosto – ha sostenuto Michaela Piva – non è stata data nessuna informazione ai genitori su quanto stava avvenendo nella scuola, e quando tardivamente lo si è fatto si è puntato tutto sull’amianto, del quale basta citare il nome per spaventare chiunque. Nulla è invece stato detto dei risultati analitici che già all’inizio della vicenda erano abbondantemente al di sotto dei limiti e tanto meno è stato reso pubblico un qualunque parere scritto dell’Asl che giudicava inagibile la scuola. Questo ha avuto l’effetto di far preoccupare non solo i genitori dei ragazzi che frequentano oggi la Silvio Pellico ma anche tutte le persone che la avevano frequentata nel tempo, visto che le patologie legate all’inalazione di fibre di amianto si manifestano anche 45 anni dopo l’esposizione allo stesso”. Michaela Piva chiude, infine, citando un episodio che, anche se più limitato, era per certi versi simile a quanto avvenuto alla Silvio Pellico: “Mia figlia frequenta quell’asilo aresino che mesi fa era stato danneggiato dal terremoto dell’Emilia. In seguito al sisma si era generata una profonda crepa nella struttura e, proprio perché si ipotizzava che tra i materiali di costruzione potesse esserci anche l’amianto, era stata immediatamente chiamata l’Asl che, dopo avere eseguito le sue indagini, aveva tranquillizzato tutti dicendo che non c’erano condizioni di pericolo per chi frequentava l’edificio. Quello che mi chiedo è perché la stessa cosa non sia stata fatta anche alla Silvio Pellico prima di dare il via ai lavori e perché all’epoca non ci fosse nessun parere scritto dell’Asl. Parere che, a quanto ci disse il vice-sindaco Maria Turconi quando ci recammo con un folto gruppo di cittadini in municipio ad agosto, esisteva ma solo in forma verbale…”.

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