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Richiesta di patteggiamento per Fornaro?

08 dicembre 2011 – E’ ormai da qualche giorno che circolano voci circa una richiesta di patteggiamento che i legali di Gianluigi Fornaro avrebbero avanzato alla procura milanese e nelle ultime ore la notizia è stata pubblicata anche da alcuni quotidiani. La notizia non ha però ancora trovato conferme ufficiali e fonti vicine a Fornaro da noi interpellate non hanno confermato la richiesta di patteggiamento. Quello che però è certo è che la vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’ormai ex sindaco ha subito una brusca accelerazione, di fatto a partire dal 26 novembre, quando il Tribunale del Riesame ha pubblicato le motivazioni in base alle quali ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata dai legali di Fornaro. L’intera sentenza faceva chiaramente intendere come alla base della decisione ci fosse il timore della corte che Fornaro, che qualora fosse stato revocato lo stato di fermo sarebbe tornato a occupare la carica di sindaco, avrebbe potuto dalla sua posizione istituzionale, influenzare testimoni o inquinare le prove. A qualche giorno dalla sentenza del Riesame, il Gip Micaela Curami accoglieva poi la richiesta dei pubblici ministeri di procedere a giudizio immediato nei confronti di Fornaro.

Perse queste due battaglie, il collegio difensivo potrebbe quindi avere deciso di modificare la sua strategia suggerendo a Fornaro di dimettersi dalla carica di sindaco e optando, qualora la notizia fosse confermata, per la richiesta di patteggiamento. Una scelta che vedrebbe prevalere il lato umano su quello politico, con Fornaro che, provato da quasi tre mesi di arresti domiciliari, rinuncerebbe, di fatto, a combattere la sua battaglia in un’aula di tribunale a fronte dei vantaggi che il patteggiamento riconosce all’imputato. Ma che cos’è, quindi, il patteggiamento e quali sono i benefici che potrebbero avere Fornaro e i suoi legali da questa formula processuale? Il patteggiamento è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico nel 1988 con il Codice Vassalli e si pone come obiettivo quello di snellire i tempi processuali. In sostanza, un imputato che vuole evitare di andare a processo può rinunciare a far valere i propri diritti difensivi e proporre ai Pm il patteggiamento e quindi, di fatto, l’accettazione di una pena ridotta fino a un terzo di quella che sarebbe prevista qualora venisse riconosciuto colpevole.

Oltre alla riduzione della pena i vantaggi per l’imputato sono molteplici, a partire dal fatto che, come anche sancito dalla Cassazione, la sentenza di patteggiamento non ha natura di una vera e propria sentenza di condanna perché il giudice non compie un accertamento delle responsabilità dell’imputato ma si esprime solamente sulla legittimità dell’accordo tra difesa e accusa. Tra gli altri vantaggi ci sono il fatto che se la pena non supera i due anni di detenzione, la sentenza non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e nemmeno l’applicazione di pene accessorie e di misure di sicurezza. La pena viene poi estinta se in cinque anni non si commettono più delitti, non viene iscritta nel certificato del casellario giudiziale e non ha efficacia né nei giudizi civili né nei giudizi amministrativi. Un passaggio quest’ultimo che potrebbe essere sostanziale per Fornaro, visto che il Comune e altri Enti hanno già annunciato la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento.