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Seregni: perché non firmo documento Libera

24 aprile 2012 – In una lunga lettera inviata a Libera, Massimiliano Seregni, candidato sindaco della Lega Nord, ha motivato le ragioni per le quali non firmerà il documento che l’associazione ha proposto a tutti i candidati in corsa alle prossime elezioni amministrative e del quale avevamo parlato in un articolo di una decina di giorni fa (leggi qui). Ecco invece, qui di seguito, il testo che Seregni ha inviato a Libera.

Scrivo in merito alla richiesta di Libera, presentata a tutti i candidati alla carica di sindaco e diretta a chiedere la sottoscrizione di un documento denominato L6, per chiarire direttamente e chiaramente la mia posizione in merito. Apprezzo le attività e le finalità dell’associazione Libera e sono davvero felice che la sezione aresina sia stata intitolata alla memoria del collega Ambrosoli. Una figura importante per noi avvocati del foro di Milano, come dimostrato dal fatto che la biblioteca del palazzo di giustizia, presso la quale conduciamo le nostre ricerche, è stata da anni a lui intitolata. Preciso che nessuno dei candidati della mia lista (o il sottoscritto) ha mai avuto a che fare in qualche modo con accuse, processi o condanne relative a qualsivoglia forma di corruzione, comportamento mafioso o altri reati di qualsiasi specie e natura. Innanzi alla richiesta di Libera, sarebbe più semplice per me evitare ogni analisi, annunciare la mia volontà di sottoscrivere il documento L6, evitando così ogni strumentalizzazione ed equivoco in relazione alla mia posizione.

Tuttavia, l’insegnamento di tutti coloro che lottano, ed hanno lottato, per affermare il primato della legge è stato quello che è fondamentale difendere i principi della legalità sempre e comunque. Che è meglio parlare e non viceversa preferire tacere per comodità. Di avere il coraggio di esprimersi e dire anche no. E quindi, mentre tutti i candidati alla carica di Sindaco si affrettano a sottoscrivere quel documento, ho preferito viceversa analizzarlo con attenzione e sono oggi qui ad indicare alcuni motivi per cui, pur condividendo le nobili finalità che hanno animato la mano di coloro che l’hanno redatto, non lo firmerò. Nelle premesse al documento L6 risulta la volontà di “riaffermare con forza i valori della nostra Costituzione” . E dato che la mia formazione universitaria e post-universitaria si è sviluppata proprio nell’ambito del Diritto Costituzionale, non posso che esserne profondamente felice. Tuttavia, proprio per questo, non posso non rilevare che il contenuto di quel documento L6, tradisce sfortunatamente le sue stesse premesse laddove afferma nel suo primo punto: “Chiediamo che non siano candidate persone rinviate a giudizio o condannate, anche solo in primo grado, per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione; chiediamo che non siano candidate anche persone rinviate a giudizio o condannate in primo grado per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio…”. L’errore che si compie è evidente: si equipara un imputato (una persona rinviata a giudizio per accertare le sue responsabilità) ad un condannato in primo grado e si ritiene un giudizio di primo grado come un giudizio definitivo. Tuttavia, ritenere che un condannato in primo grado sia per questo già “colpevole”, significa, di fatto, tradire lo spirito dell’art. 27 comma 2 della nostra Costituzione che afferma un principio basilare di civiltà giuridica: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

E questo, non è solo un principio caro a noi tutti avvocati che quotidianamente collaboriamo per il corretto funzionamento della giustizia, ma è un principio di civiltà giuridica e di legalità che non può assolutamente essere derogato se non arrivando a sostenere l’assurda tesi che la lotta all’illegalità può essere condotta non rispettando i principi e le norme giuridiche. Del resto, il “principio di non colpevolezza”, non trova il suo fondamento solo nella Costituzione, ma anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Ed infatti, questa, nel suo articolo 11 recita testualmente: “ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa”. Di conseguenza, proprio in quanto credo profondamente nella lotta all’illegalità, nella lotta alla criminalità e nel rispetto delle norme e nei “valori fondamentali della Costituzione”, non posso pensare di poter sottoscrivere un documento che appare in palese e profondo contrasto con un principio giuridico di primaria importanza che rappresenta anche uno di quei “diritti inviolabili dell’uomo” richiamati e tutelati dall’articolo 2 della Costituzione. Le norme sull’ineleggibilità, sull’impossibilità per il sindaco di nominare soggetti condannati per determinati reati, sono già state fissate dal legislatore nel pieno rispetto di tutti i principi costituzionali. E questo, in adempimento di un’altro principio costituzionale che attribuisce solo al legislatore la determinazione delle sanzioni anche accessorie derivanti da condotte illecite. Inoltre, premesso la portata di quanto sopra, mi preme evidenziare ulteriori motivi che mi lasciano davvero perplesso. Nel documento, inserendo accanto ai reati di mafia e contro la pubblica amministrazione, i reati contro la persona e contro il patrimonio, si compie una sorta di “equiparazione” tra reati profondamente differenti tra loro, con l’effetto di sminuire la gravità di quelli connessi con l’associazione mafiosa e quelli contro la pubblica amministrazione.

Per rendere bene l’idea di quello che si chiede di sottoscrivere, segnalo che tra i richiamati delitti non colposi contro il patrimonio troviamo reati quali: la “sottrazione di cose comuni, punibile con multa da 20 euro a 206 Euro”. “L’ingresso abusivo in fondo altrui”, oppure “l’imbrattamento di cose altrui” (ossia i Writers) delitti punibili entrambi con la pena di Euro 103. Infine, ricordo che nel furto rientra anche la pensionata che ha rubato una mela al supermercato. Viceversa, tra i delitti contro la persona, inseriti nel documento, troviamo anche reati quali le “percosse” (uno schiaffo) punito con la reclusione fino a sei mesi o una multa massima di 309 Euro. Di riflesso, credo sia davvero inopportuno inserire e paragonare (per qualsiasi ragione) questi reati a quelli relativi ad associazioni mafiose o contro la pubblica amministrazione, se non ottenendo l’effetto di sminuire la gravita di questi ultimi. Inoltre, nel testo si chiede l’impegno di noi candidati alla carica di Sindaco di aderire in qualità di futuro Sindaco all’associazione AvvisoPubblico. Non ho ovviamente nulla contro tale associazione. Tuttavia, considerato che quando si sottoscrive qualcosa è necessario preventivamente controllare, ho potuto verificare (dal sito di tale associazione) che tale adesione comporterebbe per il Comune di Arese il versamento annuale di un importo associativo. Pur rispettando le nobili finalità dell’associazione, non mi sembra affatto corretto che un candidato sottoscriva in campagna elettorale un impegno ad utilizzare denaro pubblico ancora prima di essere eletto. In caso di mia elezione aderirò ad associazioni e consorzi solo dopo aver verificato realmente e concretamente sul campo quali servizi quelle realtà possono offrire concretamente ai cittadini ed al territorio. E questo vale per tutte le associazioni. E questo, a tutela del denaro dei cittadini Aresini.

In un articolo pubblicato su QuiArese è stato scritto che la sottoscrizione del documento L6 da parte dei candidati sindaco mostrerebbe “la volontà di combattere qualsiasi forma di corruzione e di  comportamento mafioso” e sarebbe un occasione per “dimostrarsi trasparenti davanti alla cittadinanza”. Io credo che il modo migliore per dimostrarsi trasparenti e rispettare le norme sia viceversa proprio questo: Analizzare, ragionare ed esprimere la propria posizione per non limitarsi a firmare silenziosamente solo per fare “bella figura” durante una campagna elettorale. Un documento, per serietà ed onestà intellettuale o lo condivido interamente, oppure non lo sottoscrivo. Per questo, mi auguro che la mia posizione non venga banalizzata o strumentalizzata affermando cose che non appartengono alla mia persona ed ai miei valori. Mi auguro di aver spiegato con massima chiarezza la mia posizione, ribadisco la mia vicinanza agli obiettivi dell’associazione Libera e rimango sempre a disposizione per ogni chiarimento e per una fattiva collaborazione a difesa della legalità.

Cordiali saluti
Avv. Massimiliano Seregni

Massimiliano Seregni nel suo intervento cita un passaggio dell’articolo di QuiArese a commento della serata di Libera (leggi qui). Alessandro Corniani, che lo ha scritto, spiega il senso della frase citata dal candidato della Lega: A seguito della lettera del candidato Sindaco della Lega Nord, Massimiliano Seregni, vorrei solo precisare che le frasi riportate nell’articolo – cui fa riferimento nell’ultima parte della sua lettera – non volevano essere un’opinione personale dello scrivente bensì volevano, pur non essendo inserite tra virgolette come citazione puntuale, offrire un succinto riassunto di quanto affermato durante l’evento.

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