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Seregni replica a Difendiamo Arese

08 aprile 2014 – Non si fa attendere la risposta di Massimiliano Seregni al post del Comitato Difendiamo Arese sulla viabilità (leggi qui). L’esponente di Passaparola parte ribattendo alle accuse di avere a suo tempo votato contro quella tangenzialina che oggi sostiene: “Per la questione tangenzialina – inizia Seregni – per quanto mi riguarda, visto che ancora una volta vengo tirato in ballo da Difendiamo Arese, ribadisco un concetto che mi pare davvero banale ed evidente. Innanzi all’approvazione del centro commerciale, per il quale sono sempre stato contrario, invito Difendiamo Arese a leggere tutto il capitolo area ex Alfa Romeo del programma citato e quello del commercio di vicinato. Innanzi agli impatti che questo genererà in Arese, mi sembra doveroso e inevitabile che si modifichino anche i parametri di valutazione. Quello che Difendiamo Arese, e mi domando chi scrive a distanza di anni da quella raccolta firme, dovrebbe chiarire è se il punto è la tutela di Arese o viceversa la tutela di posizioni preconcette a salvaguardia del proprio orticello. Se la tutela è quella di Arese, allora ogni ragionamento e considerazione deve basarsi sull’analisi della realtà esistente, che a partire dal 12 dicembre 2012 si è trasformata completamente con l’approvazione del più grande centro commerciale d’Italia”.

E proprio il progetto divenuto operativo secondo Seregni renderebbe oggi la tangenzialina il male minore: “In buona sostanza – prosegue l’esponente di Passaparola – se devo scegliere se portare il traffico fuori da Arese tramite la tangenzialina esterna o assorbire quello stesso traffico atteso per la tangenzialina con le nostre strade centrali urbane, come indicato nel progetto di viabilità non noto prima della sua presentazione avvenuta nel 2012, anno che viene dopo al 2011, volenti o dolenti non ho scelta: meglio la tangenzialina, anche se è un po’ come decidere di amputarsi una gamba piuttosto di morire di cancrena. Questa valutazione è stata fatta da molti dei sottoscrittori della petizione di Difendiamo Arese, e onestamente lo considero un segno di intelligenza”.

Seregni insiste sul mutato quadro generale, sostenendo che all’epoca della raccolta firme di Difendiamo Arese, oltre a non essere ancora certa la realizzazione del centro commerciale, non era nemmeno palese che rinunciare alla tangenzialina avrebbe portato al piano viabilità contestato da Passaparola: “Qualcuno – sostiene Seregni – sembra dimenticare che nel 2012 il centro commerciale è stato, volenti o dolenti, approvato e che non é pensabile fare finta che non sia cambiato nulla da quel momento. Se le cose cambiano, se le premesse cambiano, anche le valutazioni e le conclusioni devono essere necessariamente riconsiderate alla luce di questi dati di fatto. Sarebbe come insistere a dare una aspirina per curare una malattia che non si cura con quel farmaco. Chi non comprende questa esigenza, semplicemente non intende confrontarsi con la realtà, viziando così la propria analisi. E l’errore che una comunità non deve compiere è proprio quello di vivere in realtà parallele che non esistono, dove le analisi si basano su presupposti ormai superati dai fatti e dal tempo. Caro Difendiamo Arese, ieri non c’era il centro commerciale, quel centro commerciale oggi è una realtà. Per caso voi avete mai detto che l’alternativa al traffico sulla tangenzialina sarebbe stata quello di portare quel traffico dentro Arese?”.

La conclusione dell’esponente di Passaparola riguarda l’accusa di Difendiamo Arese di avere cavalcato la protesta a fini elettorali: “Per quanto riguarda le europee – termina Seregni – capisco il desiderio di molti di buttare tutto sul nulla. Chi di Passaparola sarebbe candidato alle europee? Piacerebbe saperlo anche a me. E anche su questo punto il tempo darà la risposta a chi non ha nulla da dire se non inventarsi cose simili. Come darà anche risposta a quanto sostenuto da qualche assessore durante l’incontro del 31 marzo, secondo il quale io avrei votato a favore del centro commerciale. Mai fatto in vita mia e invito chi sostiene il contrario a darne prova o a dimettersi, in quanto non é ammissibile che un assessore con deleghe alla gestione dell’Adp non sappia neppure la storia dell’Adp”.

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