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Servizio Iene: lettera di una mamma

29 marzo 2011 – Dopo il servizio mandato in onda dalle Iene lo scorso 23 marzo (link al video), abbiamo ricevuto queste considerazioni da una lettrice, mamma di due bambini, che, senza entrare nel merito della sentenza, solleva importanti interrogativi in merito a come i salesiani hanno gestito l’intera vicenda. QuiArese aveva dato notizia dell’esito processuale in un articolo pubblicato lo scorso ottobre (leggi qui).

Gentile redazione QuiArese

sono una cittadina di Arese e vi scrivo in proposito allo scandalo che ha colpito i confratelli Salesiani di Arese, portato alla luce dal servizio delle Iene andato in onda mercoledì 23 marzo. Sono una mamma di due bambini che frequentano l’oratorio dei Salesiani e il servizio mi ha lasciato basita, arrabbiata, scandalizzata, confusa e molto preoccupata.

Non intendo entrare nel merito della questione del prete pedofilo che il tribunale ha già provveduto a ritenere colpevole e a condannare. La mia profonda amarezza deriva dal comportamento che sembra i Salesiani abbiano tenuto nell’affrontare la questione: “distruzione” sociale della famiglia della bambina vittima di abusi, corruzione ed allontanamento della famiglia in questione, allontanamento di un confratello colpevole di non accettare le direttive dei suoi superiori di mettere tutto a tacere. Parliamoci chiaro: siamo tutti umani, preti inclusi, tutti sbagliamo e certi sbagli non hanno proprio alcuna giustificazione, ma io insegno ai miei figli ad essere onesti, a prendersi le responsabilità delle proprie azioni, insegno loro a farsi l’esame di coscienza, il mea culpa e soprattutto insegno loro a chiedere scusa. I preti che durante le lezioni di catechismo, le sante messe predicano gli stessi miei principi, perché non sono i primi a rispettarli? Non siamo noi adulti a dover dare il buon esempio che sappiamo tutti essere la strada migliore per insegnare qualsiasi principio morale? Io sarei molto più tranquilla se i Salesiani di Arese si mettessero una mano, anzi due, sul cuore e prendessero una posizione pubblica e totalmente dissociata rispetto a quanto commesso dal loro confratello, scusandosi e soprattutto rassicurando tutti i genitori della comunità aresina che è loro intenzione fare in modo che nulla di così grave possa ripetersi nuovamente. Purtroppo l’evidente impasse dimostrato dal prete alla fine del video delle Iene vale più di tante parole e tutto ciò è davvero sconfortante.

Distinti saluti
Lettera firmata

 

Il commento del direttore

Questa (brutta) vicenda merita un commento da parte della redazione del giornale. Come avete visto nei giorni scorsi, QuiArese non ha voluto calcare la mano spingendo “mediaticamente” il caso. I fatti sono già noti e fare dell’ulteriore sensazionalismo sulla base di un servizio televisivo non avrebbe giovato a nessuno. Se però riceviamo dei commenti dai nostri lettori li pubblichiamo senza problemi: il desiderio di commentare vicende che ci riguardano da vicino ci permette di confrontarci e di conoscerci, talvolta anche di “crescere”. E per questo abbiamo ritenuto opportuno dare spazio alla mamma che ci ha scritto questa lettera.

Noi, come tutti quelli che hanno seguito questo caso e che poi hanno visto il servizio in TV, siamo rimasti molto colpiti da alcuni elementi, in particolare dal desiderio da parte dei Salesiani di tenere sotto traccia, per non dire nascosta, questa vicenda. I reati possono essere commessi anche da persone che si trovano negli ambienti migliori, ma il negare a tutti i costi anche l’evidenza non lo condividiamo.

Noi siamo del parere che ogni imputato debba essere considerato un presunto innocente fino a al termine dell’iter giudiziario, che può arrivare fino terzo grado. Qui siamo in presenza di una sentenza di primo grado, che però presenta degli elementi molto nitidi di colpevolezza, almeno in base a quanto è stato scritto dal tribunale. Questo non può farci dimenticare che a un uomo di chiesa affidiamo i nostri figli, per educarli e proteggerli.

Una presunzione di innocenza formale non può levare a ogni genitore di buon senso il dubbio che i fatto contestati siano realmente accaduti. E proprio per questo la struttura salesiana avrebbe dovuto attivarsi e reagire in modo diverso. Non è negando o non volendo sapere come sono andate le cose (si vedano le dichiarazioni del nostro parroco, Don Riccardo Respini) che si può rinsaldare la fiducia di chi nella Chiesa vede una guida. Insomma, avremmo apprezzato un atteggiamento differente, volto a proteggere comunque una bimba più di un prete adulto.

La legge farà ora il suo corso, magari cercando anche di chiarire quei punti che nel servizio de Le Iene sono parsi oscuri (una vettura pagata dai Salesiani al padre della bimba, un prete allontanatosi – allontanato – dalla parrocchia perché in disaccordo con l’idea di difendere a ogni costo il confratello…). Noi possiamo solo commentare con molta tristezza questa vicenda, tenendoci i nostri sospetti fino a quando la verità non sarà definitivamente accertata e nel frattempo comportandoci di conseguenza. E sperando che Don Respini prenda atto del disagio dei suoi parrocchiani e faccia un passo in avanti per spiegare meglio il punto di vista suo, della Chiesa e dei Salesiani.

Noi siamo disponibili ad ascoltarlo

Paolo Galvani