Home Cronaca

Situazione, mascherine, sanificazione, controlli: parla il sindaco Michela Palestra

6 aprile 2020 – Nella giornata di ieri abbiamo avuto la possibilità di fare una lunga chiacchierata con il sindaco Michela Palestra, che vi abbiamo già proposto in video a questo indirizzo. Qui pubblichiamo la trascrizione completa dell’intervista.

Prima di tutto, quali sono i numeri dell’epidemia ad Arese e come li valuta rispetto alla situazione regionale e nazionale? E come segue il Comune le persone positive al virus e le loro famiglie presenti sul nostro territorio?

I numeri al 4 aprile parlavano di 55 persone che hanno contratto il Coronavirus sul nostro territorio. Di queste, purtroppo, sei persine sono decedute, ma abbiamo anche un piccolo segnale positivo con quattro guarigioni. Registriamo un andamento analogo al circondario, anche nelle tipologie. Abbiamo uno spettro di casi che va da persone più avanti con l’età a persone più giovani e un numero contenuto di contagiate donne. Ci sono persone che stanno affrontando il decorso del contagio a casa e persone che invece sono ricoverate in condizioni più critiche.

Tutti i casi sono ci vengono segnalati attraverso il portale che ATS (Agenzia di Tutela della Salute, ndr) ha messo a disposizione dei sindaci. Quando ne vengo a conoscenza, contatto tutti personalmente, sia in caso di infezione sia in caso di persone che sono state a stretto contatto con un contagiato. L’approccio che abbiamo avuto all’interno del COC, cioè il Centro Operativo Comunale che gestisce l’emergenza, è cercare di esprimere vicinanza e concretezza con i servizi, ma anche di stabilire un rapporto e una relazione umana con queste persone. 

Per dare un dato di cui non si è ancora parlato, ma che credo sia utile conoscere, il numero totale delle persone segnalate, compresi i 55 contagi, è di circa 150. Questo numero comprende anche coloro che vengono definiti “casi stretti”, quindi che non hanno sviluppato direttamente la malattia, ma che hanno un margine di rischio superiore per cui vengono posti in quarantena o dall’ATS o dai loro medici curanti. Questa cifra è sicuramente importante, ma questo non ci ha impedito di contattare tutti personalmente, perché cerchiamo di esserci e manifestare loro la nostra vicinanza e il nostro sostegno.

Che cosa fa il Comune di Arese

Quali sono le azioni specifiche che il Comune di Arese ha intrapreso per fronteggiare questa emergenza Coronavirus-19?

Dall’istituzione del COC, che è appunto l’unità di crisi e che è stata istituita prima ancora che si registrasse il  primo caso, abbiamo attivato un numero telefonico che è attivo sette giorni su sette, 24 ore al giorno, rivolto alle persone in difficoltà, agli over 65 – quindi le persone che sono un po’ più esposte all’attacco di questo virus – o a chi si trova in difficoltà perché non ha una rete familiare o amicale su cui contare per fronteggiare, per esempio, la quarantena.

Questo servizio è nato grazie al supporto dei volontari della Misericordia, che per noi sono una grande risorsa. Sottolineo che Misericordia è un soggetto che fa parte a pieno titolo del COC perché è un soggetto di Protezione Civile sanitaria. Abbiamo quindi un supporto molto qualificato.

Il numero è nato inizialmente per far fronte ai bisogni materiali, dal sostegno nella spesa al recupero di beni di prima necessità e farmaci. In realtà, ci siamo accorti in fretta che questo non soddisfa e non copre i bisogni primari delle persone, perché in questo momento così critico e brutale l’isolamento sociale mette in crisi l’equilibrio delle persone dal punto di vista psicologico, sia che siano colpite gravemente da un lutto sia che stiano affrontando una situazione di quarantena critica perché magari hanno una persona cara in ospedale che difficilmente possono raggiungere.

Questo numero è diventato un punto di riferimento un po’ più ad ampio spettro nel supporto alle persone. Chiedo a tutti coloro che sono in difficoltà di non avere remore a mettersi in contatto con il numero 379 1909759. Chi risponde cercherà ovviamente di indirizzare rispetto ai bisogni.

In realtà quello che viene sviluppato come rete di supporto è andato oltre. C’è anche un numero a cui rivolgersi quando non si ha bisogno di supporto psicologico, ma si ha più una necessità di comunicare, visto che spesso le persone possono essere da sole senza nessuno con cui fare quattro chiacchiere. Grazie alla rete di Oltre i perimetri, quindi nell’ambito del rhodense, c’è anche la possibilità di avere un contatto semplicemente per fare due chiacchiere. Il numero a disposizione in questo caso è 344 0488729 (attivo da lunedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00, ndr). Questa azione va oltre i beni e le necessità primarie. Oggi siamo sicuramente molto preoccupati dell’emergenza sanitaria, ma quello che dovremo gestire per lungo tempo sarà anche un’emergenza sociale. Di questo iniziamo ad avere una consapevolezza molto, molto chiara.

Ci sono poi altre azioni di solidarietà. È partita per esempio l’iniziativa della “Spesa sospesa” (ne abbiamo parlato qui, ndr), quindi un modo concreto per le persone che non si trovano in difficoltà di sostenere altre persone donando del cibo che poi, tramite la rete che coordiniamo grazie alla Misericordia, ha come punto di caduta le persone più in difficoltà.

Nell’ultima settimana, a seguito delle nuove normative, abbiamo lavorato sui buoni spesa, cioè l’iniziativa di sostegno economico per le persone in difficoltà che devono far fronte alla perdita o alla riduzione di lavoro, agli effetti diretti del totale blocco produttivo. Già oggi, a distanza di sei settimane dall’inizio della crisi sanitaria, ci può essere un problema reale di sostentamento.

Questo il quadro delle macro-azioni, ma poi ce ne sono altre più specifiche, sapendo che a ogni bisogno manifestato si cerca di trovare una risposta. Un altro elemento che voglio sottolineare, perché dietro c’è un grande sforzo del tessuto commerciale locale, è la riorganizzazione 

totale di quegli esercizi che possono stare aperti per fornire il servizio a domicilio. In questo non abbiamo il merito di avere attivato la rete, ma abbiamo cercato di coordinare e rendere disponibile l’elenco di quelle attività che offrono il servizio di consegna per renderlo più facilmente accessibile alle persone (ne abbiamo parlato qui, ndr). Ci sono azioni dirette e azioni indirette, ma tutte insieme costituiscono un supporto di rete territoriale per le persone.

La solidarietà alimentare e i buoni spesa

Anticipo una domanda che avevo pianificato di are più avanti, ma visto che ne ha accennato vale la pena parlarne subito. Il 28 marzo il Capo della Protezione Civile ha disposto la distribuzione di 400 milioni di euro ai Comuni per iniziative di solidarietà alimentare, che alcuni Comuni hanno già tradotto in “buoni spesa” da erogare in base a criteri definiti da ciascuna amministrazione. Ad Arese sono stati destinati circa 103mila euro. Quando sapremo come e quando verranno utilizzati?

Da lunedì (6 aprile, ndr). Sabato nel tardo pomeriggio abbiamo fatto una riunione di Giunta per deliberare e per iniziare un iter burocratico basato sui parametri che abbiamo definito per la consegna dei buoni. Lunedì mattina speriamo di completare tutta la parte informativa che verrà diffusa sia sui mezzi di comunicazione sia ovviamente attraverso il contatto telefonico. Confermo che per il Comune di Arese si tratta di circa 103mila euro che riverseremo interamente su chi ha bisogno di essere supportato in questo complicato momento. Le anticipo che abbiamo deciso di considerare tra i generi di prima necessità anche gli acquisti di farmaci, e più in generale di tutto quello che determina la possibilità di sopravvivere.

Stiamo a casa!

Parliamo dei comportamenti. In queste settimane i suoi appelli e quelli della sua amministrazione sono stati molto accorati. Perché è così importante non uscire di casa? E quali sono i corretti atteggiamenti da tenere per chi ha bambini o cani e per chi desidera fare attività motoria?

Questo è un aspetto controverso e voglio essere molto chiara. Sia nell’ultima ordinanza di Regione Lombardia sia nei chiarimenti del ministero ci sono indicazioni come il distanziamento, i 200 metri per portare fuori il cane per i bisogni, lo stare nei dintorni della propria abitazione per fare attività motoria e su come far fare una passeggiata ai bambini. Per quest’ultimo aspetto si è poi chiarito che si parlava di necessità specifiche, che esulano dalla necessità di portare fuori comunque i bambini. Ci sono in effetti determinate situazioni in cui è importante che si possa uscire con la possibilità di portare con sé il proprio figlio, per esempio se si è un genitore single o si ha un figlio disabile. Bisogna capire le situazioni e analizzarle una a una.

Come amministrazione siamo però sempre stati molto netti: l’invito è di stare a casa. Chi può limiti le proprie uscite, perché anche solo una passeggiata all’esterno, sia pure fatta apparentemente in sicurezza, può essere un elemento che mette a rischio noi stessi e gli altri. Nelle ultime settimane stiamo gestendo un’emergenza toccandone con mano la gravità, vedendo quanto questo virus è feroce nel colpire alcune persone; tocchiamo con mano il dolore, la sofferenza e vogliamo in tutti i modi proteggere le persone da questo e dal passare attraverso un’esperienza terribile che segna profondamente. Noi non vogliamo essere ambigui. In questo chiediamo rigore, di autolimitarsi, di non fare passeggiate, di sacrificarsi e non fare attività motoria. Tutto nell’ottica di un’attenzione e una prevenzione a limitare il contagio. Anche il presidente Mattarella ha fatto un appello alla responsabilità individuale. È il momento di prendersela a piene mani, di non stare a mio giudizio all’interno di quello che è consentito o di quello che non lo è. In questo momento si può cercare di vincere questa lotta nel più breve tempo possibile a partire da se stessi e dal proprio comportamento.

Io ho fatto un’affermazione un po’ forte: ho detto che non bisogna essere complici. Lo penso con convinzione: il mettere a rischio se stessi o i propri cari è un qualcosa che dobbiamo tenere lontano dai nostri pensieri. Perché quando poi ci si misura con il dolore o anche solo con l’ipotesi di essere involontariamente stati portatori, visto che molti di noi sono asintomatici, di contagio, credo che sia un peso e un pensiero difficile da superare. Val la pena di resistere, farlo nel modo migliore ed essere esigenti con se stessi. Io lo sono con i nostri cittadini ma credo di esserlo per una buona ragione, anche se so di chiedere sacrifici in più di quelli che sono strettamente legati a ordinanze, decreti e circolari ministeriali.

Le mascherine e la loro distribuzione

Il Governatore Fontana ha emesso un’ordinanza imponendo, ogni volta che sia necessario uscire, l’uso delle mascherine, o di “qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca”. La reperibilità delle mascherine è però difficile e i costi elevati. Alcuni Comuni, come Bollate, hanno organizzato una distribuzione gratuita per i cittadini. Ad Arese state pensando a qualcosa di analogo?

Con chiarezza in questo momento dico no. Prima di tutto perché riteniamo importante avere la possibilità di utilizzare solo prodotti che siano certificati e marchiati. In questo momento c’è un grande lavoro di riconversione, ma c’è anche un ritardo nella certificazione che rende tutto più complicato. È evidente che anche noi abbiamo problemi di approvvigionamento di mascherine certificate e in primo luogo credo che sia doveroso fare in modo che chi sta lavorando al nostro servizio – Polizia Locale, Carabinieri, le persone in Comune, i volontari, coloro che fanno parte del COC, i medici di base – siano il nostro primo pensiero.

In questo momento non siamo in grado di procurarci un numero adeguato di forniture per le famiglie. Voglio anche ricordare che una mascherina chirurgica utilizzata per qualche ora si inumidisce e termina la sua funzione. Va buttata, perché altrimenti diventa ricettacolo di batteri: non è una protezione che può essere usata a lungo. Quale sarebbe la fornitura necessaria per tutte le famiglie per proteggersi in modo adeguato con un corretto uso delle mascherine?

Per ora abbiamo ricevuto una fornitura tramite la Farmacia Comunale di dispositivi FFP3, che garantiscono il massimo livello di protezione, e l’abbiamo data ai medici di base, in modo che possano svolgere il loro lavoro. Le mascherine chirurgiche che riusciamo a procurarci le stiamo fornendo a Polizia Locale, ai Carabinieri qualora siano in difficoltà, ai forniamo ai volontari e quando serve cerchiamo di fornirle alle famiglie che vivono una situazione mista: persone in quarantena e persone isolate all’interno dello stesso nucleo. È lì che è necessario intervenire perché ci sia un argine al contagio.

Ne abbiamo parlato anche all’interno dell’unità di crisi: pensare di fare una distribuzione generalizzata come amministrazione comunale con i numeri di mascherine che abbiamo a disposizione non è possibile. Abbiamo fatto anche richiesta alla Protezione Civile di dispositivi di protezione individuale per affrontare questa emergenza e speriamo nei prossimi giorni di ricevere qualcosa, ma ancora non abbiamo avuto sostegno. Nessuno ha una posizione di attendismo rispetto ad alzare il livello di protezione, ma è giusto che i Comuni, tutti, siano in grado di poter attuare le ordinanze che vengono emesse, che hanno un’influenza diretta e un impatto e sulla gestione del territorio.

Con le forniture che abbiamo ricevuto fino a oggi, tra cui qualcosa dalla Protezione Civile dell’ambito metropolitano, non siamo messi in condizione di far rispettare questa ordinanza. Vogliamo tenere questa linea perché è più cautelativa? Metteteci in condizioni di poter fornire mascherine adeguate e certificate alle persone, in primo luogo a chi lavora in prima linea per l’emergenza per cercare di arginare il contagio, e lo faremo. Per ora dobbiamo lavorare proteggendo primariamente chi è a stretto contatto e chi lavora sull’emergenza. E facciamo fatica a farlo. Se si vogliono andare a prendere mascherine non certificate, e che quindi non siamo in grado di dire con certezza che proteggono adeguatamente le persone, allora è un altro discorso. Ma in questo momento la nostra posizione è chiara: o materiale certificato o noi non riteniamo che le garanzie siano sufficienti.

Tutta l’intervista al sindaco Michela Palestra in questo video

La sanificazione delle strade e le sanzioni

Molti hanno chiesto la sanificazione delle strade. Il Comune ha provveduto attivando una “pulizia approfondita” senza il ricorso all’ipoclorito di sodio, ritenuto più dannoso che efficace. Come avviene questa pulizia? È un’iniziativa una tantum o continuerà con regolarità?

Abbiamo attivato due diverse azioni. La prima, che è quella fatta sulle strade e sui parcheggi in coincidenza con gli orari previsti dalla pulizia meccanizzata prima dell’emergenza sanitaria, è una pulizia del manto stradale che viene realizzataaggiungendo all’acqua un detergente fortemente igienizzante. La seconda azione è stata messa in campo su marciapiedi e piste ciclopedonali, dove per l’utilizzo di un atomizzatore, cioè una lancia che sparge il liquido apposito sulle superfici, si è scelto un prodotto diverso: pastiglie che contengono bicarbonato di sodio e cloro che vengono disciolte nell’acqua in percentuali non dannose per le persone e per gli animali ma capaci di una forte azione battericida.

Queste azioni continueranno fino a quando l’emergenza rimarrà su livelli elevati. È evidente che se viene rispettato l’appello di rimanere a casa anche questa azione non è da considerare strutturale: la facciamo e monitoriamo la situazione per decidere come e se continuare. Continuando a realizzarla anche sui parcheggi è stato chiesto di spostare le macchine: per essere il più possibile efficaci.

Alcuni chiedono che in questo periodo di emergenza vengano sospese le sanzioni per divieto di sosta, in particolare in occasione della pulizia strade. Qual è la sua opinione?

È evidente: se abbiamo chiesto – e l’ho fatto io personalmente – di spostare le macchine è perché riteniamo che avere campo libero nel fare questa azione sia necessario per garantire l’efficacia dell’operazione. È pur vero che siamo a casa, ma è altrettanto vero che il tempo necessario per spostare una macchina è veramente limitato ed è uno sforzo di collaborazione che chiediamo di fare per raggiungere la maggior efficacia. Lo abbiamo comunicato anche con i megafoni, cercando di raggiungere chi non ha mezzi informatici per guardare le informative sul sito del Comune o la pagina Facebook.

Controlli sempre presenti

A livello di controlli da parte delle forze dell’ordine sulle persone che circolano sul territorio come si è organizzata Arese? C’è un dato relativo al numero dei controlli effettuati e alle sanzioni comminate?

In questo abbiamo la fortuna di avere sul territorio un’azione sinergica fra Polizia Locale e Carabinieri. Vedo spesso che le persone si lamentano, dicendo che non ci sono abbastanza controlli. Il nostro è un territorio esteso e quindi essere in qualsiasi punto della città contemporaneamente non è possibile. Io posso dire con certezza che i controlli ci sono, tanto che vengono anche comminate sanzioni a coloro che vengono fermati e i cui motivi per cui vengono trovati in giro non sono ritenuti compatibili con i decreti ministeriali. In coincidenza con le giornate che risultano più miti registriamo qualche uscita di troppo, mentre nelle giornate meno belle, un po’ più fredde, c’è un maggiore rispetto del divieto di uscire. È evidente che è un sacrificio, ma anche in questo caso chiedo di non cedere alla tentazione di fare due passi nonostante il bel tempo, con tutta la fatica che vedere una stagione meravigliosa come la primavera scivolare via può comportare. I controlli ci sono, continuano a esserci e anche le sanzioni. Quotidianamente.

Il supporto ad aziende e professionisti

Le piccole e medie imprese e i liberi professionisti sono stati profondamente colpiti da questa emergenza. Ci sono attività che hanno visto azzerare completamente qualsiasi tipo di ricavo da un giorno all’altro. Il Comune di Arese sta pensando a qualche iniziativa di supporto per chi si trova in difficoltà?

Stiamo cercando di ragionare per gradi, perché ovviamente in questo una parte importante dovranno farla Governo e Regione Lombardia. Un Comune non può essere il soggetto che sostiene economicamente tutto il tessuto produttivo. Per ora stiamo ragionando su sospensioni, anticipazioni, rateizzazioni di quelli che sono i rapporti economici con l’Ente (alcune sono già state rese note oggi – 6 aprile – sul sito del Comune, ndr). Sappiamo che a breve ci saranno azioni governative ed è necessario capire dove arriveranno e a chi. Certamente ne stiamo parlando, ci stiamo ponendo anche il problema di come ripartire e come affrontare la questione con le imposte locali, ma prima abbiamo bisogno di non sovrapporre azioni e non vanificare i nostri sforzi. Bisognerebbe accelerare la visione di intervento a livello più alto, regionale e nazionale, perché diversamente si rischia di fare azioni inutili e di non metterne in campo altre. È necessario che questo quadro ci sia, perché da lì possiamo capire in cosa noi possiamo fare la differenza.

Va anche tenuto conto del fatto che a oggi nessuna azione governativa è andata a supportare i bilanci comunali. C’è stata una giusta attenzione con i buoni spesa, c’è stata una giusta attenzione sulle Partite Iva, si sta ragionando su altre azioni di sostegno dell’economia più in generale, ma è chiaro che per sostenere il territorio abbiamo bisogno anche noi di poter contare sulla tranquillità di avere degli strumenti di azione concreti. Stando a quanto si dice, a breve dovremmo notizie. Si parla di un decreto che riguarda il Terzo settore in coincidenza con Pasqua e di altre azioni subito dopo. Attendiamo con ansia, perché è chiaro che le risposte devono essere date per fare in modo che anche chi è in sofferenza, imprenditori piccoli e grandi, possa capire come continuare a proseguire la sua attività senza sentirsi sconfitto prima ancora di potersi mettere in gioco. Senza questo sostegno tutto è vano. È difficile pensare alla ripartenza, figuriamoci quando si ha la responsabilità di un’azienda, dei dipendenti o semplicemente si è gli unici a contribuire al sostentamento della famiglia.

La ripartenza

È chiaro a tutti che la ripartenza dovrà essere graduale e non potrà avvenire, se va bene, prima di qualche settimana. Al di là di ciò che verrà stabilito da Regione e Governo, come Comune avete qualche idea da applicare quando le maglie del distanziamento sociale verranno allentate?

Facciamo fatica a immaginarci un’azione che non sia compresa nel contenimento dei contatti all’interno di un quadro più ampio. Abbiamo la certezza che anche quello che abbiamo programmato – penso per esempio alle attività culturali e sociali che c’erano già a calendario – dovrà essere rivisto, perché anche la ripartenza dovrà essere immaginata come un percorso per riguadagnare fiducia e vincere la paura di stare assieme. Questo sarà un grande tema ed è necessario ragionarci e immaginare come, a partire dal territorio, ripartire dalle piccole e grandi iniziative. Su questo la riflessione credo che sia ampia e condivisa.

Oggi abbiamo diverse realtà di volontariato che si stanno muovendo dando supporto alla comunità con telefonate di sostegno. Poi c’è l’Uniter, che ha ripreso virtualmente i corsi dell’Università delle Tre Età. La prima questione che secondo me andrà posta è come non perdere l’abitudine a ragionare come comunità, come collettività. E poi, rispetto alle azioni di socialità che verranno messe in campo, vorremmo esserne parte, soggetto importante per ritrovare il piacere dello stare assieme. Ragionarci con concretezza adesso è veramente difficile, perché non riusciamo a capire quando questa emergenza sanitaria potrà dirsi conclusa e quindi a pensare alla fase due. È veramente difficile ragionare ora sul domani, ma ci stiamo provando. Non nascondo che veniamo un po’ schiacciati dalle necessità dell’emergenza. Però è giusto anche questo sollecito ad alzare lo sguardo e a guardare al dopo, anche per dare un po’ di fiducia e speranza a tutti noi.

© riproduzione riservata – Questo articolo può essere commentato sulla pagina Facebook di QuiArese