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Un prototipo Alfa del Museo Storico in mostra ad Expo

28 agosto 2015 – Dopo avere scaldato i motori in questa rovente estate, il Museo Storico Alfa Romeo comincia a espandere le sue attività e a proporre promozioni particolari. Vista la risonanza dell’evento non poteva mancare una collaborazione con Expo Milano 2015. Due le attività pianificate dalle società: l’esposizione presso Expo di una delle vetture storiche della collezione e l’ingresso al museo con biglietto ridotto per chi ha già visitato Expo. Il prezzo d’ingresso per chi presenta il tagliando d’ingresso dell’Esposizione Universale sarà fino al 31 ottobre di 8 euro invece di 12. Aperto tutti i giorni a eccezione del martedì, il Museo (www.museoalfaromeo.com) è il cuore di un vero e proprio “brand center” Alfa Romeo dotato di bookshop, ristorante, pista prove, archivio storico e show room dove ammirare e acquistare i modelli attualmente in commercio.

In Expo, dall’11 agosto è esposta l’Alfa Romeo SE048SP. La vettura si può ammirare a Pianeta Lombardia, spazio istituzionale nel cuore del sito Expo, all’incrocio tra cardo e decumano, che la Regione Lombardia ha messo a disposizione per promuovere la riapertura del museo.

Il modello SE048SP è una vettura da competizione realizzata alla fine degli Anni ’80 per prendere parte al Campionato del Mondo Sport Prototipi, nella categoria Gruppo C, ed equipaggiata con il motore Alfa Romeo V1035, sviluppato in quel periodo anche per la F1 e per l’effimera quanto affascinante 164 ProCar. A quell’epoca Fiat era intenzionata a rientrare nelle competizioni – rally, Formula Indy e mondiale Sport Prototipi – mentre la FIA era alla ricerca di un’alternativa alla F1, guardando con grande interesse proprio ai Prototipi.

L’intenzione era quella di realizzare una nuova Gruppo C (programma Alfa Romeo SP) attraverso una collaborazione Alfa Romeo-Abarth, con i due team che si sarebbero occupati rispettivamente dello sviluppo del motore e della progettazione di telaio e trasmissione. Il propulsore, progettato da Pino D’Agostino, era un inedito V10 a 72° e 3.500 cc, con cinque valvole per cilindro, in grado di erogare 620 CV a 13.300 giri/min con una coppia di 39 kgm a 9.500 giri/min. La progettazione del telaio venne affidata a Giuseppe Petrotta e Ignazio Lunetta, l’aerodinamica a Giorgio Camaschella. La soluzione scelta fu un allora modernissimo telaio monoscocca in fibra di carbonio realizzato da Monfrini, con trasmissione a trazione posteriore.

Molto accurato fu lo studio aerodinamico, effettuato dapprima con modelli in scala nella galleria del vento, quindi con un modello in materiale plastico alla galleria del Centro Ricerche Fiat di Orbassano. Il fondo era stato realizzato in unico pezzo per evitare giunture e disponeva di quattro canali per l’effetto suolo. I dati raccolti matematicamente e dalle prove in galleria del vento dimostravano ampi margini di sviluppo del progetto con prestazioni, in termini di efficienza aerodinamica, nettamente superiori a quelle delle monoposto F1.

In un secondo tempo, allo scopo di “fare sinergia” all’interno del Gruppo Fiat, si optò per lo sviluppo di un solo motore 3,5 litri e la scelta cadde sul V12 Ferrari di F1, che venne adattato al nascente regolamento Gruppo C, mentre la monoscocca venne modificata per accogliere il nuovo propulsore: la vettura è oggi esposta con questa configurazione.

Nel settembre 1990 il programma venne definitivamente sospeso, in seguito alla decisione FIA di rinunciare all’investimento Sport Prototipi. L’unico prototipo realizzato, con diversi organi meccanici ancora allo stadio di manichino, fa parte della collezione storica Alfa Romeo, così come il motore V10 che avrebbe dovuto equipaggiarlo.

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