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Vicenda CCSA: ecco i pareri dei legali

27 ottobre 2010 – La vicenda della gestione del centro sportivo Davide Ancilotto è talmente complicata (si veda qui il nostro precedente articolo) da avere costretto prima il PD e poi il Comune a ricorrere a dei pareri legali (che QuiArese non senza qualche difficoltà è riuscita a ottenere in copia) per cercare di fare un po’ di chiarezza sugli accordi raggiunti tra la Fondazione Arese Cultura e Sport e la società In.Te.Se. Srl. La prima, controllata dal Comune di Arese per il 49%, ha una convenzione per la gestione degli impianti e dell’attività sportiva, che fino ad agosto erano stati delegati all’associazione CCSA; la seconda è invece subentrata nella gestione degli impianti a partire dal primo settembre affidando l’attività sportiva in parte al CCSA e in parte alla nuova società dilettantistica Sporting Arese.

A questo risultato si era giunti attraverso una richiesta di “manifestazione di interesse” pubblicata il 6 luglio scorso e chiusa solamente nove giorni dopo. Nell’avviso pubblico la Fondazione chiedeva a un partner di impegnarsi in un “progetto speciale” che prevedeva la sistemazione urgente degli impianti in modo da poter far partire regolarmente le attività della nuova stagione sportiva, la sistemazione dei debiti pregressi della Fondazione e l’impegno a riqualificare gli impianti con un investimento complessivo vicino ai 12 milioni di euro. La scarsa trasparenza dell’operazione e l’apparente inadeguatezza finanziaria di In.Te.Se. a sostenere in particolare quest’ultimo punto hanno scatenato le polemiche, alimentate anche dalla disorganizzazione durante le prime settimane di attività e dai rincari nelle tariffe dei corsi.

Il PD è così partito battagliero, chiedendo un parere legale sulla vicenda. Depositato in Comune lo scorso 6 ottobre, questo documento riporta in maniera molto chiara un giudizio di “illegittimità” in merito alla procedura adottata dalla Fondazione, che viene definita in contrasto ”con numerose norme sia civilistiche, sia di diritto amministrativo”. In particolare, nel documento si sostiene che Fondazione gestisce un servizio pubblico per il quale lo statuto impedisce una cessione anche parziale della convenzione. Si sostiene inoltre, leggendo documenti scritti direttamente dalla stessa Fondazione, che la convenzione riguarderebbe la gestione di impianti sportivi “aventi rilevanza economica” e che quindi Fondazione sarebbe ”impossibilitata alla concessione in affidamento diretto”, cosa in realtà poi avvenuta nell’accordo con In.Te.Se.

In più, la Fondazione avrebbe accettato la proposta di In.Te.Se. che prevede una gestione degli impianti per 40 anni, pur avendo con il Comune una convenzione in scadenza nel 2014. Sempre secondo questo parere legale, sarebbe stato infine inadeguato anche il periodo di nove giorni di durata dell’avviso pubblico, dovendosi applicare il Codice dei Contratti che prevede una durata non inferiore ai 52 giorni per dare modo al maggior numero possibile di entità di mettere a punto un’offerta congrua.

Qui potete leggere il documento completo.

Solamente sei giorni dopo è arrivato il controparere richiesto dall’amministrazione comunale, focalizzato sulla necessità o meno di dover ricorrere al Codice degli Appalti Pubblici. Nella risposta si sostiene che “non sembra applicabile la disciplina del Codice degli Appalti Pubblici”. Nel documento si evidenza come allo stato attuale, in cui non è ancora stato siglato un contratto definitivo, In.Te.Se. sia impegnata esclusivamente in attività che non necessitano di gara d’appalto, essendo limitate alla manutenzione degli impianti e al ripianamento del debito della Fondazione. Il punto che prevede i 12 milioni di euro di investimento non è stato al momento pienamente concordato nelle sue modalità di esecuzione e per questo aspetto, secondo l’avvocato, si dovrà necessariamente ricorrere all’appalto. Così come, per ovviare al problema della durata quarantennale della concessione, Fondazione dovrà prima rinegoziare con il Comune la durata della sua convenzione oppure ridurre di conseguenza la durata dell’affidamento a In.Te.Se. Infine, in questo documento si sottolinea come il Codice dei Contratti non sia in questo caso applicabile, almeno nei primi due punti dell’accordo, e come nel caso in questione i servizi oggetto dell’accordo siano “privi di rilevanza economica”.

Qui potete leggere il documento completo.

La lettura, una trentina di pagine in tutto, può senz’altro essere istruttiva per capire un po’ meglio l’intricata vicenda. Quello che appare certo ora è che per arrivare a finalizzare l’accordo con In.Te.Se., Fondazione dovrà rinegoziare la sua convenzione con il Comune per allungarne la durata e che quando sarà il momento di affidare i lavori di riqualificazione del centro sportivo bisognerà ricorrere a una gara d’appalto. Quanto questo possa influenzare le scelte di In.Te.se., che evidentemente si è proposta anche come società in grado di realizzare queste opere, lo si vedrà più avanti.