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Vicenda Smg, parla amministratore unico

07 aprile 2014 – E’ piuttosto scosso Giuseppe Cupiccia, amministratore unico di Smg, da quanto sta accadendo intorno alla società dopo il licenziamento di un dipendente (leggi qui). E’ turbato soprattutto da quelle che il Movimento 5 Stelle ha definito nella sua interrogazione “voci allo stato non verificabili” (leggi qui). “Vivo ad Arese – esordisce Cupiccia – e anche solo il pensare che qualcuno possa adombrare che il mio comportamento in questa vicenda non sia stato quello che un qualunque amministratore avrebbe tenuto mi fa stare male. Per questa ragione, e per evitare che il mio silenzio possa essere strumentalizzato per altri fini, ho accettato di parlare con voi, per chiarire mi auguro in via definitiva, la linea temporale degli accadimenti e le ragioni che mi hanno indotto a fare le scelte che ho fatto. Che, lo ribadisco con forza, non sono state influenzate da nessuno, e sono semplicemente il risultato di quello che come amministratore unico ho reputato fosse il meglio per la società”.

Come ormai noto tutto prende il via a gennaio, con il licenziamento di un dipendente che, come sarebbe riportato nella relazione dell’Organismo di Vigilanza di Gesem società che controlla Smg, sarebbe in rapporto di parentela con un esponente politico: “E’ importante premettere – commenta Cupiccia – giusto per sgomberare il campo dalle illazioni conseguenti alla successiva trattativa con il dipendente, che quel licenziamento l’ho firmato io, cosa che credo sia intuitivo comprendere non avrei fatto se fossi stato sottoposto a pressioni o condizionamenti esterni di qualunque genere. Avrei certamente preferito che la vicenda si concludesse in maniera meno traumatica, ma la situazione, per una serie di ragioni che nel rispetto della privacy delle persone coinvolte non voglio approfondire, era arrivata a un punto di non ritorno, rendendo aziendalmente quella strada l’unica percorribile”.

A licenziamento avvenuto Smg avanza, però, una proposta di conciliazione al dipendente, che prevede la corresponsione di un certo numero di mensilità aggiuntive a quelle dovute, e che da il via alle successive speculazioni sulle ragioni di tale scelta. Speculazioni che Cupiccia respinge, riconducendo il tutto a valutazioni oggettive di danno minore: “Quello che sfugge o che non si dice – sostiene l’amministratore di Smg – e che porta a speculazioni che non accetto, è quanto accaduto tra il licenziamento e la successiva trattativa con il dipendente. Tra questi due fatti ci sono alcune lettere che Smg ha ricevuto dall’avvocato del dipendente, che adombra la possibilità di portare in Tribunale Smg per l’illegittimità del licenziamento, sostenendo anche che la vicenda avesse avuto un effetto negativo sulla salute del suo assistito”.

E’ a questo punto che Cupiccia valuta la possibilità di arrivare a una transazione che tuteli Smg da eventuali azioni legali: “In una situazione come quella che si andava configurando – sostiene Cupiccia – è preciso dovere di un amministratore fare quanto nelle sue possibilità per limitare i danni potenziali che potrebbero derivare all’azienda. Danni che avrebbero potuto essere non solo economici ma anche di immagine, visto che nella memoria di tutti sono ancora presenti le vicende che hanno coinvolto Smg nel recente passato. Volevo quindi assolutamente evitare una nuova sovraesposizione mediatica della società, visto quanto ci era già costata in termini di clienti la precedente. Sono quindi queste le ragioni oggettive che mi hanno portato a cercare una mediazione. E a questo proposito vorrei fornire due ulteriori precisazioni: per prima cosa non ho mai condotto in prima persona la trattativa e non ho mai dato indicazioni specifiche su come questa dovesse essere condotta, demandando il tutto al legale di Smg; e di questo sono in grado di fornire dettagliata documentazione. In secondo luogo non si è mai parlato di 24 mensilità, e la documentazione già citata testimonia che l’accordo era stato proposto sulla base di 12 mensilità. Considerato che il dipendente aveva un contratto part time, la conciliazione, se accettata, avrebbe permesso a Smg di evitare una nuova sovraesposizione mediatica e i rischi impliciti in ogni procedimento legale, per una somma a mio parere sostenibile”.

Cupiccia inquadra poi la natura della sua scelta di arrivare a una trattativa: “Nella decisione – spiega Cupiccia – di dare mandato al legale della società di trattare per evitare una possibile causa nei confronti di Smg non c’è stata nessuna valutazione di merito: ritenevo il licenziamento legittimo, tanto che l’ho firmato, e non avevo cambiato idea. Come amministratore mi sono però trovato nella condizione di valutare quale fosse l’interesse della società, e tra il difendere una questione di principio e la certa nuova sovraesposizione mediatica di Smg, ho deciso per la trattativa. Situazioni come questa vorrei far notare che non accadono solo in Smg, ma sono abbastanza comuni in tutte le società private quando ci si trova di fronte a un possibile contenzioso con un dipendente”.

Parallelamente alla trattativa si è però inserito il ritiro delle deleghe al direttore generale di Smg Bartolomeo Zoccoli, che aveva segnalato all’Organismo di Vigilanza di Gesem la vicenda: “Mi rendo conto – sostiene Cupiccia – che fare dietrologia su questo argomento è facile, ma anche in questo ho fatto quello che un qualunque altro amministratore avrebbe fatto. Il dottor Zoccoli a un certo punto si è detto contrario alla trattativa con il dipendente e questo ha portato a un progressivo deterioramento dei rapporti tra me e lui, cosa questa che ha compromesso la possibilità di lavorare serenamente insieme. Il conferimento delle deleghe è un atto fiduciario che l’amministratore opera nei confronti di un consulente, dandogli la possibilità di agire in sua vece. E’ chiaro che se tale rapporto fiduciario viene a mancare, o se il rapporto diventa conflittuale, l’amministratore, per garantire la normale operatività della società, che non ci potrebbe essere in presenza di un rapporto conflittuale tra lui e la direzione generale, non può che procedere al ritiro delle deleghe”.

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