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Vindigni e il suo primo anno ad Arese

18 gennaio 2012 – Esattamente un anno fa prendeva servizio come comandante della caserma di Arese. Lui è il maresciallo Giulio Vindigni, siciliano di Modica, la città del cioccolato come fiero ci sottolinea, classe 1960 e dal 1978 militare dell’Arma. Prima di raggiungere Arese, Vindigni aveva prestato sevizio per oltre 17 anni a Bollate ed è interessante sentire una sua valutazione della differenza che c’è tra due comuni che, pur così vicini, risultano essere molto distanti tra loro in termini di sicurezza: “Lo confesso – sorride il comandante della caserma di Arese – quando sono arrivato mi sembrava di essere in paradiso. Anche se devo dire che l’impatto con Arese non è stato dei più semplici, visto che appena preso servizio mi sono dovuto confrontare con una persona che voleva suicidarsi”. Brillantemente risolto il problema contingente, Vindigni ha potuto iniziare a fare conoscenza diretta con Arese e a valutare le differenze con Bollate.

“Il tessuto sociale delle due città – dice Vindigni – è evidentemente molto diverso perché a Bollate, così come nelle sue frazioni e a Baranzate che era comunque responsabilità della mia caserma, c’è una forte componente immigratoria che, a volte, ed è il caso del bollatese, implica di doversi confrontare con diffusi fenomeni di criminalità. Fortunatamente, malgrado i due comuni siano confinanti, tali fenomeni non si sono diffusi anche ad Arese”. L’esperienza in aree difficili come Bollate e Baranzate ha però indotto Vindigni ad apportare alcune modifiche all’operatività della caserma aresina: “Prima del mio arrivo – dice il comandante dei carabinieri di Arese – i 15 effettivi coprivano 16 ore al giorno. Da un anno a questa parte, invece, operiamo 24 ore su 24 e, se non sta pattugliando la città, di fronte alla caserma c’è sempre un auto pronta a intervenire in caso di bisogno”. Questo significa che se, anche di notte, un aresino dovesse chiamare il 112 avrebbe la certezza di vedere comparire una pattuglia nel giro di qualche minuto, perché non dovrebbe arrivare da fuori città ma, nella peggiore delle ipotesi, si troverebbe a un paio di chilometri di distanza e già operativa. Notevole è anche il lavoro di prevenzione che la caserma di Arese sta portando avanti: “Credo che tutti gli aresini – dice Vindigni – si siano accorti della nostra presenza sul territorio, perché è difficile girare per dieci minuti per Arese senza incrociare una nostra pattuglia. Oltre a questo, stiamo anche effettuando un costante e periodico monitoraggio dei locali pubblici per vedere da chi vengono frequentati”.

E il lavoro di prevenzione viene effettuato anche nelle scuole superiori: “Oltre alla presenza di una nostra unità davanti alle scuole di via Matteotti, da qualche qualche tempo all’interno quel plesso scolastico stiamo effettuando anche dei servizi in borghese, con un paio di carabinieri che girano per i corridoi del Liceo in abiti civili”. Un lavoro, quello implementato da Vindigni che sta dando degli ottimi risultati, come il maresciallo ci dimostra facendoci vedere una serie di statistiche riportate su un foglio Excel: “Se paragoniamo i dati del 2011 con quelli del 2010 – spiega Vindigni – possiamo constatare come i reati siano in calo di circa il 25 per cento, cosa questa che penso sia in parte riconducibile al fatto che avere delle pattuglie ben visibili funge da deterrente”. Ma il dato più significativo è probabilmente quello che riguarda i casi chiusi con una denuncia penale o un arresto: “Rispetto al 2010 – dice con soddisfazione Vindigni – il numero delle indagini che hanno portato all’identificazione dei responsabili dei reati è raddoppiato tanto che nel 2011 oltre l’85 per cento delle denunce è terminata con l’identificazione del responsabile, che è poi stato denunciato alla magistratura o arrestato”.

Ma quali sono i reati più comuni ad Arese e chi li commette? “Nel 75 per cento dei casi – spiega il comandante – i reati sono commessi da persone che non risiedono ad Arese. Si tratta comunque sempre di reati minori come i furti. Per quanto riguarda invece gli aresini, abbiamo avuto qualche episodio di maltrattamento in famiglia, che abbiamo provveduto a sistemare arrivando anche, in qualche caso, all’arresto del responsabile”. In questo quadro idilliaco però, ricordiamo al maresciallo Vindigni, c’è stata la rapina armi in pugno di qualche settimana fa alla Conad. “Qui – sorride Vindigni – dovrei tirare le orecchie a voi media. In quel caso, anche se non è tecnicamente corretto definirlo così, più che di una rapina si è trattato di un furto. Tanto che, nell’immediato, nessuno dei clienti, e nemmeno dei dipendenti, si è accorto di nulla. Non c’è, quindi, stata nessuna fuga rocambolesca e anche le fantomatiche pistole non si sono proprio viste”. E alloro cosa è successo? “E’ successo – spiega Vindigni – che i due rapinatori sono entrati e, senza farsi vedere da nessuno, hanno sfilato con una certa abilità i soldi dall’ultima cassa che in quel momento era chiusa. In un primo momento di quanto stava succedendo non si era accorta nemmeno la cassiera che occupava la postazione a fianco di quella rapinata”. Dopo esserci presi la nostra bella lavata di capo resta il tempo per analizzare un ultimo aspetto, e cioè il rapporto tra Carabinieri e Polizia Locale: “E’ ottimo – dice deciso Vindigni – e di piena collaborazione. Con il comandante Bindelli e con i suoi agenti abbiamo degli incontri periodici dove ci scambiamo informazioni sul territorio e, nel rispetto delle prerogative di ciascuno dei due servizi, collaboriamo fattivamente anche in operazioni congiunte”.