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Arese, il talento di una città teatrale

17 dicembre 2015 – Mentre sul palco allestito presso l’auditorium Aldo Moro va in scena lo spettacolo che chiude la terza edizione della Rassegna Teatrale aresina, su un terribilmente attuale, ovvero “Occidoriente – Intercultura e multiculturalità.”, riflessione sui conflitti religiosi tra Occidente/Oriente e le migrazioni, al teatro Sala Peppino Lodigiani dell’Istituto Salesiani si presenta l’intelligente Talent’s Clowns Show, proposto dai Barabba’s Clowns, nel quinto appuntamento, dei dieci previsti, della rassegna Poeti & Vagabondi.

La sala è gremita, quattro file di sedie per oltre trenta bambini tra i cinque e i dodici anni, il resto del pubblico composto da un certo numero di giovani sulla ventina e genitori quarantenni, spande un cicaleccio prenatalizio. Di che si tratta? Come annuncia una ieratica voce di sala, si tratta dei selezionatissimi e privati provini di un gruppo di aspiranti ‘talenti’, senza arte ne parte, che bramano il successo rivendicando applausi. La gag infatti comincia con un’attore che, indignato dall’incapacità di sapere applaudire del pubblico, rieduca il pubblico stesso al gesto enfatico. Si alternano così, sotto la possente voce che boccia e promuove, rispettivamente, con un “per me è un no” o “per me è un si”, diversi ‘stalentati’ d’occasione.

Ci sono il calciatore, lo staff (incapace nel suo lavoro, ma abile cantante), il mimo (memorabile la battuta “Ho fatto tre anni di mimo alla radio”), il patentato fratello del mimo (che alla domanda se sia un X-Factor, risponde “No io ho una Y10”), il duo musicale (che crea una gag fisica e dialogica sulla cultura musicale esterofila, ma mica-Mika-italiana, tanto da non sapere Io vagabondo), il sollevatore di pesi venuto  dell’est (con il riuscito tormentone “Io sollevare… pesssi”), il bel tenebroso tiratore spagnolo con inetto e divertente traduttore a seguito (“Jo voi buscar” viene tradotto per il pubblico con “Si, si picchia, picchia!”), il video di Parkour, il gruppo di acrobati, il video del mago che fa sparire le auto, il gruppo di ballerini di Break Dance, eccetera.

Il dentro e il fuori dello show sono così un’amara, divertita metafora dell’ansia umana di volere apparire. La resa comica è immediata, come testimonia l’interazione dei bambini, insieme alle prorompenti risate di pubblico e critica. Se è vero che lo spettacolo soffre ogni tanto di un eccesso di lunghezza e la luce fissa spesso non valorizza le qualità sceniche degli interpreti-acrobati, lo si sorvola di buon cuore. Gli applausi, infatti, insieme alle quattro uscite dei sette protagonisti – Diego Bognani, Roberto Iozzo, Samuele Hammani, Leo Montaldo, Raul Anzaghi, Antonio Musciagli, Francesco Benzoni sotto la regia Giacomo Crespi e Gianluca Previato – sono un onesto trionfo. Risulta così impossibile non emozionarsi quando, a spettacolo finito, una ciurma di bambini sale sul palco in cerca degli ammirati attori.

Conforta sapere che, nella stessa sera, Arese abbia disputato su due fronti la battaglia del teatro, del pensiero e della risata. Segno ormai, nonostante i limitati fondi alla cultura, di una tenace e viva realtà culturale.

Servizio di Reginaldo Cerolini

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