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Teatro pieno per il musical Just Chicago

18 dicembre 2015 – E’ proprio vero, come si dice a New York City, che l’inverno è la stagione migliore per andare a teatro, e quando si dice teatro a Nyc si intende Broadway. Così ho fatto e sono andato a vedere il musical Just Chicago, presentato dalla Just Dance scuola di Danza, Arte e Spettacolo aresina (i cui corsi sono al Forum), che lo ha portato sul palco del Cinema Teatro Arese; “Dopo quindici anni”, di assenza dal nostrum teatro da parte dei gruppi di danza capitananti dalla direttrice Enrica Farina, pragmatica ispiratrice di chi ama la danza e lo spettacolo.

Per gli avvezzi ai musical, senza dover andare a Broadway o per chi conosce i successi hollywoodiani di cinema, la storia è nota. Per chi non lo sapesse, si parla di Roxie Hart una donna in cerca di successo, che uccide l’amante millantatore e viene così, spedita in galera in attesa della sentenza, che può concludersi con la pena capitale. In carcere capisce la dura regola del successo, ossia avere denaro, un buon avvocato e nessun pelo sullo stomaco. E’ presto fatto, tra un finto passato, il pentimento, la redenzione e un annuncio di gravidanza è sulle prime pagine di tutti i giornali.

Poiché questo viene raccontato attraverso la danza, il canto e la recitazione, lo spettacolo diviene vivace metafora di se stesso, compulsiva sovrabbondanza di quanto dichiarato nel film o, se si vuole, specchio della nostra società. Nell’assenza quasi totale di scenografia, è intelligente l’uso del corridoio sopraelevato, fatto di sbarre e congeniale alla scena del carcere, si vedono buoni ballerini, gli uomini eccezionali a dire il vero, interpreti discreti, un paio rimarchevoli, con un susseguirsi di scene, frasi, lazzi e ammiccamenti esatti. Le debolezze sono forse dovute a qualche accavallamento tra un playback e alcune interpretazioni live tecnicamente non sempre omogenee, e avrebbe forse giovato un maggior uso delle luci.

La bellezza dello spettacolo sta nell’uso dei corpi, capaci di esprimere sensualità e forza in maniera divertita. Le entrate in parrucca della direttrice del carcere sono proverbiali, come lo è anche l’idea picaresca con cui il principale ballerino gioca con il cappello. Infine colpiscono nel segno i costumi, il ritmo e la gioia trasmessa nei volti sorridenti degli interpreti. Sapere poi, con teatro pieno, che il ricavato dell’incasso verrà devoluto a una missione brasiliana, ne amplifica il merito.

Servizio di Reginaldo Cerolini

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