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Afol: “Perché noi pensiamo sia utile”

11 dicembre 2014 – Un primato Afol (Agenzia Formazione Orientamento Lavoro) se lo è assicurato: sarà il primo ente strumentale del quale si doterà la futura Città Metropolitana. E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia dell’atto di fusione per unione tra Afol Milano e Afol Nordovest, che ha prodotto la nuova entità chiamata Afol Metropolitana. Quello sottoscritto dalle due agenzie è anche il primo atto ufficiale, che avrà decorrenza a partire dal 31 dicembre 2014, nel quale viene citata la Città Metropolitana e il primo soggetto a richiamarsi ad essa nella sua denominazione. Un’operazione che, come ci spiega l’assessore Giuseppe Augurusa, vorrebbe essere propedeutica a un ulteriore sviluppo di Afol, che in prospettiva potrebbe integrare, nel nuovo contesto metropolitano, le altre quattro Afol della Provincia e la Camera di Commercio di Milano, raggiungendo il ragguardevole bacino di utenza di quasi 1,7 milioni di persone. Per ora comunque Afol Metropolitana nasce inglobando un territorio di 15 Comuni e Arese vi entrerà con una quota dell’1,79 per cento e a costi immutati, vale a dire un euro per abitante.

Da Afol Nordovest aveva però all’epoca deciso di uscire il commissario Anna Pavone, scelta poi ribaltata dall’attuale giunta, che a ottobre 2013 ha annullato la delibera commissariale e confermato la presenza di Arese nell’agenzia. Augurusa ci spiega perché: “Noi – sostiene l’assessore – a differenza del commissario Pavone abbiamo posto quattro condizioni affinché Arese continuasse a fare parte di Afol. La prima era la riapertura dello Sportello Lavoro di Arese, chiuso da nove mesi. E questo ad Arese è stato fatto immediatamente, a differenza degli altri Comuni dove le riaperture sono state effettuate solo nel corso del 2014. La seconda condizione era che fosse avviato un percorso di accorpamento verso una Afol metropolitana, e anche questo, pur se con qualche problematica legata alla Provincia, è stato fatto. La terza condizione era che il piano industriale relativo all’accorpamento prevedesse da subito un taglio dei costi, e anche questo è stato realizzato; per una cifra tra l’altro importante, pari a 628 mila euro. La quarta condizione era che si realizzasse la ristrutturazione del debito su Afol Nordovest, che nel 2012 aveva chiuso l’esercizio con un pesante passivo. Anche questo è stato fatto e la nuova realtà parte senza pesi pregressi a livello di bilancio, e anzi con un utile potenziale sul fatturato complessivo 16,66 milioni di euro”.

Augurusa difende poi, anche dal punto di vista politico, la scelta di annullare la delibera commissariale: “Il commissario Anna Pavone – sostiene Augurusa – diceva che Afol non era utile. Un punto di vista che contestiamo perché noi continuiamo a ritenere che pensare di togliere l’unico strumento disponibile per la messa in rete delle opportunità di lavoro sia sbagliato. Soprattutto nelle attuali condizioni, dove la disoccupazione non è più a livelli fisiologici ma rappresenta una vera e propria emergenza sociale. E lo è anche ad Arese, dove nel corso degli ultimi 12 mesi da Afol sono passati 292 nostri concittadini, che è un dato estremamente allarmante. Pensare di risparmiare i 20 mila euro all’anno che ci costa Afol in questo contesto socio-economico è pura follia. Perché la riflessione da fare è quale alternativa sarebbe stato possibile offrire ai 292 aresini che si sono rivolti ad Afol, soprattutto ora che la domanda delle imprese è bassissima”. Di queste 292 persone Afol è riuscita ad avviarne a colloquio con le aziende che utilizzano i suoi servizi 63. Mancano i dati relativi a quanti di questi colloqui si sono poi trasformati in posti di lavoro, perché presentato il candidato Afol esaurisce il suo compito e il rapporto a quel punto è diretto tra chi cerca e chi offre lavoro.

Augurusa sottolinea poi quanto e come stia mutando il quadro delle persone in cerca di occupazione, e come il nostro Comune cerchi di adeguarsi a questi cambiamenti: “L’assunto di base – conclude l’assessore – è che noi riteniamo che i Comuni debbano farsi carico dell’emergenza lavoro, cosa che in generale è sempre stata trascurata o, quantomeno, non affrontata in maniera contingente. Mi spiego: nel nostro Comune, come in numerosi altri, la questione lavoro è sempre stata in carico ai servizi sociali, ma questo andava bene quando la disoccupazione era bassa. Oggi però purtroppo non è così e la tematica non è più inquadrabile nell’ambito dei servizi sociali, ma va trattata nel contesto più ampio delle politiche del lavoro. E in questo senso noi siamo convinti che Afol, che interviene sul fondo del problema, ovvero su chi il lavoro non lo ha o lo ha perso, possa essere, pur con tutti i suoi limiti, una struttura in grado di offrire un’occasione ai nostri concittadini colpiti da questa emergenza”.

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