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Assessori: “Noi via perché ostacolati da pochi”

17 agosto 2012 – A un paio d’ore dall’ufficializzazione da parte del Comune delle dimissioni di Pietro Ravelli (leggi qui), si registrano le prime reazioni del mondo politico aresino. E a iniziare sono proprio i quattro assessori Maria Turconi, Serena Manzin, Patrizia Digirolamo e Massimiliano Cattaneo che in un lungo comunicato stampa analizzano le cause della crisi e rivendicano le azioni portate avanti dall’amministrazione in questi pochi mesi di attività. “In data 16 agosto 2012 – inizia il comunicato – si è interrotta l’esperienza della sindacatura di Pietro Ravelli e abbiamo deciso di rendere note anche le nostre riflessioni sui fatti che hanno coinvolto la nuova amministrazione comunale aresina. Dall’insediamento della giunta in data 31 maggio ad oggi, nonostante il clima politico decisamente non favorevole, abbiamo continuato a lavorare nel ruolo tecnico che ci è stato assegnato, non accogliendo nessuna provocazione né interna alla maggioranza né esterna alla stessa, perseguendo a testa bassa la nostra mission che era quella di operare con senso civico ed istituzionale nell’interesse dei cittadini aresini senza se e senza ma, mettendo a disposizione della città le nostre competenze professionali”.

L’analisi dei quattro assessori parte dal clima ostile nel quale si sono trovati a operare: “Al contrario di quanto ci aspettavamo di trovare, ovvero tanti problemi da affrontare e risolvere all’interno di un territorio e di una struttura comunale che immaginavamo sostanzialmente sani, nonostante i fatti non certo edificanti che avevano coinvolto la giunta precedente, abbiamo invece trovato da una parte un pesante ostruzionismo operativo celato dietro un’apparente disponibilità a collaborare e, dall’altra, un crescente clima di sospetto e di denigrazione degli assessori attivato e alimentato da esponenti della maggioranza ed addirittura della giunta stessa. Ricordiamo peraltro che l’ex vice-sindaco aveva partecipato in prima persona alla scelta dei ‘colleghi’ apprezzandone anche in sede pubblica le qualità professionali. In data 1° giugno infatti tutta la giunta designata era stata presentata a tutti i consiglieri di maggioranza i quali confermavano la positività delle scelte effettuate dal sindaco e dall’ex vice-sindaco anche durante la prima seduta di consiglio comunale del 4 giugno 2012“.

I quattro assessori si lanciano poi in un atto di accusa verso non meglio identificati pochi che avrebbero ostacolato il loro lavoro per ritornare alla situazione precedente all’elezione di Ravelli: “Ci siamo trovati a lavorare senza la più elementare dotazione strumentale atta a garantire il dovuto presidio istituzionale. La voglia di cambiamento e di ‘aria nuova’ sottesa alla nomina di una giunta tecnica, ricercata ed apprezzata dai cittadini e dalla maggior parte dei dipendenti comunali che ci hanno sollecitato più volte a continuare nel nostro cammino, si sono purtroppo scontrate con la voglia di ‘mantenimento in essere’ della situazione precedente evidentemente più gradita ai pochi a discapito dei più. Abbiamo cercato di approfondire argomenti di varia natura e spesso i processi attivati e le richieste informative di merito sono state ostacolate senza motivazioni condivisibili o risposte esaurienti. La sgradevole sensazione percepita è stata quella di voler prendere tempo in attesa di stroncare lo ‘scomodo avversario’ con accadimenti diversi”.

Gli assessori sostengono poi che quando la loro azione amministrativa è andata a toccare alcune criticità, la crisi è esplosa in tutta la sua gravità: “La situazione è velocemente degenerata nel giro di tre settimane quando l’attenzione degli assessori si è focalizzata su alcune tematiche storiche di maggior interesse per la città in conformità al programma elettorale”. Quali sono quindi queste tematiche storiche e le azioni intraprese per affrontarle? E, soprattutto, chi avrebbe remato contro? Alla seconda domanda non viene data una risposta precisa, mentre per quanto riguarda la prima viene fatto un elenco delle azioni intraprese. Che inizia con il Piano di Gestione del Territorio: “Un Pgt con progettazione interna connessa a incentivi economici e procedura avviata nel lontano settembre 2005 ed inspiegabilmente non ancora completata e neanche partecipata nelle linee generali di indirizzo. Di contro, in tale inerzia e vuoto regolamentare, hanno trovato ampio spazio di attuazione i Piani Integrati di Intervento in variante al vecchio Piano Regolatore Generale, senza una visione strategica d’insieme”.

Per quanto riguarda l’area ex Alfa vengono evidenziati gli “accordi formali già sottoscritti nei confronti di altri Enti Locali, Istituzionali e operatori privati che necessitava di una corretta condivisione d’intenti tra tutti i soggetti coinvolti al fine di non esporre avventatamente il Comune di Arese a richieste di risarcimento danni nonché all’immediata istanza di restituzione degli oneri di urbanizzazione pari a diversi milioni di euro già versati nelle casse comunali con conseguenze pesanti sul patto di stabilità”. L’elenco prosegue con il Csda, rimarcando che il “Centro Sportivo nonostante gli evidenti rischi per gli utilizzatori continuava ad essere aperto ai cittadini. Le anomalie nell’affidamento e la questione del danno al patrimonio pubblico erano inoltre ben note a tanti”. Naturalmente non manca il capitolo Silvio Pellico e amianto: “Il monitoraggio degli edifici pubblici risalente alla fine degli anni ’90 non è mai stato attualizzato nonostante le intervenute nuove normative in materia e mai trasmesso dagli uffici competenti in modo esaustivo alla giunta. Ciò come è noto è stato all’origine del problema della scuola di via Col di Lana le cui responsabilità d’azione saranno appurate. Di conseguenza, è stata individuata la scuola di Pero quale unica soluzione perseguibile per garantire l’avvio dell’anno scolastico e il relativo programma educativo”.

Tra le altre azioni intraprese vengono citati anche il rinnovo d’urgenza della convenzione per la Casa di Riposo con “l’amministrazione che è stata costretta ad attivare procedure d’urgenza di rinnovo convenzionale per garantire la continuità dei servizi, nonostante la scadenza del 31 luglio 2012 avrebbe dovuto indurre gli uffici competenti ad agire in tempo utile”, il controllo degli impianti termici “per i quali non sono ancora stati emessi i connessi ed obbligatori provvedimenti finalizzati alla messa in sicurezza, nonostante le segnalazioni di gravi anomalie rilevate sin dal 2010 su decine di impianti sia autonomi che centralizzati” e la gestione integrata del verde pubblico “con gara di durata triennale con decorrenza 1° luglio 2012, perfezionata durante il commissariamento, il cui esito è stato messo in discussione mediante deposito di ricorso amministrativo avanti il Tar, causando una modalità provvisoria di affidamento diretto del servizio con periodicità mensile”. Niente nomi quindi, ma il riferimento che i quattro assessori fanno ad alcuni uffici tecnici è più che esplicito, come nel caso della convenzione per la casa di riposo e dell’amianto.

Oltre a questo, proseguono i quattro, “sono state contestualmente affrontate anche altre tematiche difficili, come l’avvenuta acquisizione al patrimonio pubblico della residenza di via Repubblica 29, nonostante il grave degrado dell’edificio e l’inagibilità degli appartamenti, o le singolari modalità di utilizzo del parcheggio di via degli Orti, visti i pesanti costi d’intervento sostenuti dall’amministrazione comunale. E molte altre sarebbero state oggetto di altrettanti approfondimenti se ci fosse stato il tempo di portare a compimento il nostro mandato istituzionale”. Un’amministrazione che è stata quindi ostacolata a causa del fatto che aveva iniziato ad affrontare problemi specifici: “La giunta ha cercato di aprire i cassetti chiusi da tempo e di scoperchiare ‘vecchi pentoloni’, attivando anche alcune azioni incisive e provocando l’insofferenza verso il nostro operato da parte di alcuni soggetti responsabili a scapito della qualità dell’azione tecnico-amministrativa e dei tantissimi dipendenti veramente capaci ed operosi. Tutto quello che è stato toccato ha causato reazioni scomposte sia all’interno della struttura comunale che all’esterno, anche a mezzo stampa”. Malgrado tutte queste difficoltà, si legge nel comunicato, la giunta ha continuato a operare fino all’ultimo giorno: “Gli avvenimenti politici che si sono susseguiti, con un’intensità ed una spregiudicatezza inusuali, hanno portato alle dimissioni del sindaco, nonostante tutte le sollecitazioni a proseguire l’esperienza a lui arrivate da più parti e dagli stessi suoi elettori. Per non vanificare il lavoro attivato ed il programma di rinnovamento che aveva caratterizzato la campagna elettorale e che aveva visto l’adesione di tanti giovani consiglieri, la giunta, guidata dalla presenza costante del vice- sindaco Turconi, ha lavorato sino all’ultimo minuto continuando a metterci la faccia seppur consapevole della decisione irrevocabile del sindaco, ma ritenendo prioritario trovare soluzioni condivise per cercare di risolvere, per quanto possibile visto il poco tempo a disposizione, almeno le criticità più urgenti causate dalla superficialità operativa”.

La chiusura del comunicato, infine, è ancora un atto di accusa nei confronti di chi ha ostacolato il lavoro della nuova amministrazione, mentre non vi trova spazio alcuna autocritica. Nemmeno per quanto riguarda l’emergenza Silvio Pellico che, al di la della bontà o meno della soluzione proposta, è stata decisamente criticata proprio da molti cittadini per come è stata affrontata, quanto meno dal punto di vista delle tempistiche e della tempestività delle informazioni fornite ai genitori: “Questa giunta ‘va a casa’ per fatti imputabili alla maggioranza minata da pochi incomprensibili ed irresponsabili personalismi, solo quattro o tre ma anche noi ormai facciamo fatica a seguire i ritmi delle dichiarazioni e delle smentite di questi personaggi. Non ci sono state quindi le condizioni politiche atte a sostenere un nuovo modo di operare. La presenza di assessori ‘esterni’ con una profonda conoscenza della materia tecnico-amministrativa presuppone una diversa modalità di gestione del territorio e della macchina comunale, questo modo di lavorare che pone al centro della propria azione il cittadino, tutti i cittadini, richiede confronto, impegno e trasparenza e, soprattutto, nessuna posizione precostituita di potere locale. Poiché riteniamo che questa sia l’unica strada percorribile, auspichiamo per il bene di Arese che i futuri amministratori la perseguano”.

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