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Augurusa: Arese come Parma?

07 ottobre 2011 – Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Giuseppe Augurusa, candidato sindaco alle elezioni amministrative del 2009 per il centrosinistra.

Egregio Direttore,
cosa deve ancora accadere ad Arese affinché quel rimasuglio di giunta si dimetta? Ad oltre quindici giorni dall’arresto del sindaco, dall’uscita della Lega nord dalla maggioranza, dalle dimissioni dell’assessore al bilancio perché “non vi sono le condizioni di serenità per proseguire”, un piccolo manipolo di amministratori, sfidando il senso del ridicolo, resta al suo posto per senso di “responsabilità” e rispetto del “patto con gli elettori”. Da un qualsiasi vocabolario è possibile verificare che la responsabilità è: ”La condizione di dovere rendere conto di atti, avvenimenti e situazioni in cui si ha una parte, un ruolo determinante:, obblighi che derivano dalla posizione che si occupa”; Come si possa conciliare questa definizione con la paralisi istituzionale in cui questi signori ci stanno buttando, l’assenza di qualsivoglia risposta su quanto di grave sta accadendo sul fronte giudiziario, la rinuncia a qualsiasi ruolo di controllo che, se non configura responsabilità civili o penali, certamente ne configura di politiche.

Tutto questo è di difficile comprensione. Quanto al patto con gli elettori esso appare semplicemente risibile per la semplice ragione che non c’è: com’è noto la maggioranza che ha vinto le elezioni non c’è più ed il programma presentato non è mai stato sottoscritto dall’UDC che, con un trucco degno del miglior illusionista, è entrato in maggioranza (esautorandola di fatto), pur essendo formalmente un partito di minoranza. Ma allora perché accade tutto questo? Da modestissimo conoscitore delle vicende locali provo a formulare tre ipotesi che mi auguro possano contribuire alla comprensione del surreale dibattito in corso.
La prima: nei prossimi giorni il Tribunale del riesame dovrebbe decidere sulla richiesta di revoca degli arresti domiciliari del sindaco. Da ciò che si apprende dai giornali, nulla al contrario è confutato ad oggi dalla difesa sulle responsabilità. Com’è noto i provvedimenti cautelari hanno, tra gli altri, alcuni obiettivi: evitare la reiterazione del reato, il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove. L’eventuale revoca quindi riguarderebbe esclusivamente il venir meno di queste condizioni, nulla, al contrario ci direbbe sulle eventuali responsabilità. Ora, lasciando a magistrati e avvocati il loro mestiere, l’idea che gli amministratori rimasti decidano le dimissioni o meno in relazione all’esito del riesame è  a mio avviso, semplicemente sorprendente.          
La seconda: la legge regionale  vieta l’adozione  di piani integrati  dopo il 30 settembre 2011 per quei comuni che, a tale data, non abbiano ancora adottato il  di PGT (è il nostro caso). L’adozione diventa poi approvazione dopo 60 giorni con un nuovo passaggio in consiglio comunale. Ora è forse questo l’interesse generale a cui il vice sindaco faceva riferimento? Scorrendo l’ordine del giorno dell’ultimo confuso consiglio comunale si può comprendere se la responsabilità richiamata da Carlo Giudici, riguardi l’interesse pubblico piuttosto che un legittimo interesse privato in atti pubblici (legittimo ma magari eticamente discutibile vista la situazione, fino a che il TAR, nei confronti del quale il PD ha dichiarato di voler valutare un possibile ricorso, non dovesse dimostrare il contrario).
La terza: qualora malauguratamente il consiglio comunale dovesse approvare il conferimento delle deleghe al vice sindaco (che, dopo non aver passato neppure il primo turno perché evidentemente non gradito alla maggioranza relativa dei cittadini, avrebbe così vinto le elezioni con due anni di ritardo), comincerebbe la spartizione delle poltrone. Con un PDL lacerato dalle lotte intestine e oggi oggettivamente divenuto minoranza della sua stessa maggioranza, e un UDC bulimico oltre ogni decenza, l’adozione del manuale Cencelli diverrebbe particolarmente problematica. Sono convinto che dall’esito di questa indegna gazzarra avrebbe effetti devastanti sulla tenuta dell’attuale ectoplasma.

Va da sé che le tre ipotesi possano essere anche concorrenti. Nei prossimi giorni si prefigura una sorta di via crucis (chiedo scusa per il paragone irriverente), per gli amministratori “resistenti”: il 15 la manifestazione organizzata dai cittadini che gli chiedono di farsi da parte per l’assenza di trasparenza e per il fallimento del governo locale; il centro sportivo ne è il miglior paradigma. Non si ricorda precedente analogo nella nostra città. Il 18 il consiglio comunale potrebbe portare in discussione il conferimento delle deleghe al vice sindaco. La procedura prevede la chiamata nominale: non invidio quei consiglieri che dovranno dire la loro stretti tra gli ordini di partito e l’indignazione della gente. A seguire (se ci sarà un seguito), l’auspicabile mozione di sfiducia delle opposizioni. Tutto ciò potrà essere evitato semplicemente con un ultimo sussulto di dignità. D’altra parte quando si pensa di essere indispensabili una verifica con il voto non dovrebbe essere così temuta, anche se si è seduti allo stesso posto da dodici anni e alzarsi ora comporta seri problemi da decubito. Cosa altro deve succedere ancora affinché di Arese non si parli come Parma? Forse si attende che un altro smottamento, quello del centro sportivo, dopo un anno di contestazioni, denunce, ricorsi, si compia. I segnali della cronaca di questi ultimi giorni non sono proprio incoraggianti e il gioco di vedere chi resta sotto le eventuali macerie forse non è la cosa più intelligente da fare.

Cordiali saluti
Giuseppe Augurusa