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Augurusa: “Disponibili a discutere su tutto”

11 aprile 2016 – Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Giuseppe Augurusa, assessore allo sviluppo, all’attività d’impresa ed all’attuazione dell’Adp. Augurusa risponde alla lettera con la quale Paolo Galvani spiegava le ragioni per le quali la partecipazione dei commercianti ai bandi sinora pubblicati dall’Ente non è stata ampia (leggi qui).

Buongiorno,
ovviamente e come sempre, non mi sottraggo alle sollecitazioni ed alle osservazioni che la lettera aperta che Paolo Galvani, nelle suo molteplici funzioni: giornalista, neo rappresentante dell’associazione dei commercianti del centro storico Ascocen, commerciante alle prese con le difficoltà della prolungata congiuntura negativa e destinatario di un finanziamento derivante da quei bandi che egli stesso definisce “troppo complicati da interpretare”, mi ha cortesemente dedicato nei giorni scorsi, in merito alla controversa serata sulle azioni dell’Amministrazione per il commercio locale.

Controversa perché piegata ad un verso contrario rispetto a quanto ci eravamo ripromessi: prioritariamente verso l’evocazione dei problemi anziché verso la discussione sui problemi. Esito del quale mi assumo tutta la mia parte di responsabilità, ancorché mi sia chiaro che il clima di tensione sia anche alimentato dalla prossima apertura del colosso commerciale che non fa certo dormire sonni tranquilli a chiunque viva del proprio piccolo esercizio commerciale di vicinato. Discussione quest’ultima, quella della tutela del commercio locale intendo, che si perde nella notte dei tempi in infiniti ed inconcludenti dibattiti interni le associazioni di categoria, nel Consiglio regionale con i demagogici provvedimenti leghisti per bloccare il proliferare di centri commerciali dopo che gli stessi erano già stati realizzati, piuttosto che negli iniziali quattro Consigli Comunali dell’Adp, dove maggioranze rassegnate (o complici se preferite), sostenevano sì la possibilità di un destino diverso, ma solo in prossimità delle elezioni amministrative (ad Arese ne abbiamo fatte diverse come ricorderete!), santificando invece nel restante periodo delle brevi consiliature tra una competizione elettorale e l’altra, i soli evidenti benefici in termini occupazionali, ma trascurando, ovviamente, gli effetti sul lavoro autonomo, oltreché quelli sull’inevitabile incremento del traffico. Piuttosto che litigando sui criteri di ripartizione delle risorse promesse ai commercianti, a quei tempi, con lo stesso approccio che si ha per le liquidazioni per cessata attività, cioè senza alcuna progettualità, tendenzialmente a pioggia.

A tal proposito consentimi solo una breve digressione: tutto questo accadeva tempo fa, quando altri governavano, fatto che, soprattutto i nostri detrattori compulsivi, in particolare quello sparuto gruppetto che ci riserva una quota di insulti quotidiani utili forse solo a riempire questo straordinario spazio di democrazia che tu e Paolo Galvani ci avete generosamente regalato, quelli cioè che mi paiono più interessati al destino (infausto) della Giunta che a quello della città e che mentre invocano dialogo, emettono sentenze, sembra aver completamento dimenticato; come molte altre cose del resto. So bene che il passato tendenzialmente interessa poco perché, si dice, la gente è interessata al futuro o tutt’al più, al presente. Personalmente invece credo che la rimozione quotidiana del passato corrisponda alla rimozione delle responsabilità, per taluni, coinvolti nelle scelte del passato, utile alla ricerca di una nuova verginità politica: se il presente è il luogo delle soluzioni è indubbio che molti dei problemi che dobbiamo affrontare oggi affondino nel passato anche recente, ai più attenti sono certo che questo non sarà sfuggito. E’ per questo che l’addebito a noi di un intervento tardivo, mi pare quantomeno ingeneroso.

Anch’io sono però più interessato al futuro ed è per tutte queste ragioni, compatibilmente con i limiti che un Ente locale ha su problemi che superano di gran lunga i propri confini: andamento dei consumi, concorrenza da prezzo (dal 14 aprile forse ancora più evidente), peso spesso insostenibile dei costi di gestione soprattutto per i molti in locazione, solo per citarne alcuni tra i più importanti, che abbiamo voluto e vogliamo, a maggior ragione dopo la serata pubblica di lunedì, trasferire nelle forme più efficaci le intere risorse disponibili, consapevoli che sarà solo uno stimolo alle attività locali e non certo la soluzione dei problemi. Per questa ragione abbiamo richiesto ed ottenuto insieme ai colleghi di Lainate l’anticipo di oltre un anno delle risorse disponibili, circa 2,5 milioni di euro per Arese. Per questo abbiamo aderito a tutte le richiesta dei commercianti nelle festività di Natale 2014 e 2015 di finanziare gli addobbi utili a dare maggiore lustro alle attività in quel particolare periodo. Per questo abbiamo scelto di articolarle nel modo che bene avete già descritto nell’articolo e su cui brevemente ritorno: per il 75 per cento da investire sui centri commerciali cittadini (aree ad alta densità di esercizi commerciali), per la prima volta con interventi strutturali su aree private ad uso pubblico, a seguito di confronti con le rappresentanze dei commercianti e dei Condomini di quegli stessi distretti, per la cronaca, avviate nell’autunno scorso con gli incontri avuti con il PIM. Per questo abbiamo deciso di investire il 20 per cento attraverso bandi di gara, l’ultimo dei quali scade il 29 aprile e disponibile sulla homepage del Comune.

Accolgo ovviamente l’invito a fare chiarezza sul tema, tanto sui bandi passati che su quello in corso, considerando che i tre bandi comunali rappresentano a mia memoria, un’esperienza del tutto nuova per l’Ente locale in materia, un rodaggio anche per il settore commercio del Comune. In ordine di tempo, l’ultimo bando sul commercio risale al 2010 su una proposta regionale per i distretti del commercio locale che non ha avuto miglior fortuna, per usare un eufemismo. La scelta sostanziale è stata quella di evitare che i finanziamenti pubblici a fondo perduto fossero erogati a pioggia, collegandoli ad un progetto. Il primo del marzo 2015 (complessivamente 50.000 euro), fatto insieme al Comune di Lainate, sulle nuove iniziative commerciali è andato effettivamente deserto. L’unica proposta pervenutaci ma non compatibile era l’apertura di un chiosco nel parco, idea che trovo personalmente interessante, ma che prevedeva ovviamente un percorso diverso che contemplasse anche la concessione pubblica. Tuttavia a dimostrazione del fatto che a dispetto delle convinzioni assolute di ciascuno la realtà che osserviamo è più spesso verosimile che vera, a Lainate sono state presentate sette proposte di cui tre finanziate: stesso bando, stesse modalità e tempi. Fortuna? Non credo. A chi conosce l’organizzazione del commercio locale, non possono certo sfuggire alcune caratteristiche che dal mio punto di vista ci differenziano dai nostri vicini: ragioni urbanistiche e di ruolo storico delle associazioni di rappresentanza di settore, ad esempio. Anche per loro si apre il centro commerciale e non sarà certo il ponte dell’autostrada a fermare la scelta dei consumatori, ma tant’è.

Il secondo bando, contrariamente a quanto affermato, non è andato, male: le quattro domande presentate e accolte assorbono circa l’80 per cento del disponibile (complessivamente 50.000 euro): si è trattato di subentri o nuove attività nell’ambito dei pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande. Belle e nuove iniziative commerciali che molti aresini hanno imparato a frequentare e mi pare, dai commenti diffusi, con soddisfazione. Il terzo, il più sostanzioso e certamente il più problematico: destinato alla microimpresa (fino a 10 dipendenti e fino a 2 milioni di euro di fatturato), per un importo complessivo di 450.000 mila euro, prevede cioè anche la possibilità che l’impresa svolga attività non strettamente da negozio di vicinato, salvo quanto espressamente escluso. Anche per questa ragione, l’ironia su alcune terminologie utilizzate e richiamate nella lettera di Galvani, la comprendo, ma la trovo fuori luogo. Soprattutto quando si tratta di una parte marginale delle attività finanziabili che sono, al contrario, salvo i “muri” (in considerazione dell’alto numero di commercianti in locazione), quasi tutto quello che un’attività commerciale possa richiedere. Così come ribadiamo ancora una volta, la disponibilità degli uffici a chiarire le parti non comprensibili o non comprese, consapevoli che il sottodimensionamento di organico che una legge (questa si davvero incomprensibile), ci impedisce di colmare, possa avere contribuito a più di qualche malinteso.

Nel merito delle osservazioni, avendo lo stesso Galvani risolto la questione del massimale spostando opportunamente una virgola, come egli stesso riferisce nella sua (non ricordo invece di non “…aver permesso di replicare”, per carattere e cultura personale non lo faccio mai), e che quindi è acclarato che il finanziamento pubblico corrisponde al 50 per cento del valore del progetto da un minimo di 5.000 ad un massimo di 30.000 euro, giusto per dare l’interpretazione autentica senza perdersi nell’analisi logica del periodo, se egli concorda. Semmai il problema vero che condivido dalle osservazioni proposte è il cofinanziamento (il 50 per cento a carico del privato). Non c’è dubbio che in una fase come questa la scelta di investire è problematica non tanto e non solo per la disponibilità di liquidità, ma soprattutto per l’incertezza derivante dal dopo “14 aprile”. Il cofinanziamento è il classico antidoto contro le operazioni fraudolente, è la protezione del denaro pubblico sia pur a fondo perduto, così come la fidejussione bancaria o assicurativa che sia (introdotta proprio dopo essermi confrontato con qualche direttore di filiale come Galvani consigliava), che ne consente l’intero anticipo, è l’altra garanzia pubblica, unitamente alla tracciabilità del denaro pubblico, governata invece dalla legge. Tuttavia la discussione che condivido è sulla sua quantità, ovvero sulla significativa riduzione del contributo privato, esattamente come sul tempo di copertura della polizza fidejussoria. La conclusione del bando a breve ci consentirà insieme di ridefinire le regole e le finalità con le risorse residue compatibilmente con quello che la legge consente.

Così come insieme si tratta di riprendere il percorso per gli interventi strutturali sulle aree commerciali urbane: ribadisco che la fase di confronto è servita e servirà per trovare soluzioni condivise affinché una grande quantità di risorse disponibili possano essere impiegate tanto nelle aree commerciali previste a Pgt, quanto in quelle che hanno espresso la volontà di fare parte degli interventi. Ovviamente la sintesi a cui credo tutti vogliamo arrivare, non è indipendente dalle volontà di tutti gli interlocutori in campo, Comune, rappresentanti del commercio e Condomini laddove presenti. Su questo tema, quello della rappresentanza intendo, del quale mi sono occupato, al contrario del commercio locale, per lungo tempo, mi permetto di fare qualche osservazione conclusiva. L’Ente locale può e vuole essere un interlocutore attento in primis delle associazioni di categoria e per questo da maggio, a chiusura del terzo bando, dovremo riprendere gli incontri, ma non può risolvere le loro contraddizioni: né sul fronte della sintesi tra le posizioni dei propri associati (sempre ovviamente piuttosto articolate), né soprattutto, nel rapporto con le amministrazioni di Condominio. In questo campo chi rappresenta chi e per fare cosa non è una sfumatura, ma determina il successo o meno dell’intera operazione.

Confermando la nostra totale disponibilità a discutere su tutto ciò che si ritiene opportuno e scusandomi per la lunghezza, auguro un buon lavoro.

Giuseppe Augurusa
(Assessore allo sviluppo, all’attività d’impresa ed all’attuazione dell’Adp)

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