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Costantino: “Vi racconto com’è andata”

28 settembre 2012 – “Non lo so se mi ricandiderò. Tutto quello che è successo mi ha deluso profondamente perché mi ero avvicinato alla politica con lo spirito del civil servant e mi sono ritrovato a confrontarmi con una situazione dove, a mio parere, il bene della città non era l’obiettivo principale per molti dei protagonisti”. Risponde così Andrea Costantino (nella foto con Ravelli), presidente dell’associazione Aresefuturo, a una domanda sul suo futuro politico. Una risposta che comunque, pur non sciogliendo i dubbi circa una sua eventuale candidatura alle prossime elezioni amministrative, non preclude la sua presenza nella vita politica aresina. Dove Costantino, come è apparso ben evidente dalla conferenza stampa di ieri, sembra intenzionato a recitare ancora un ruolo importante. Conferenza che è servita al presidente di Aresefuturo per offrire la sua ricostruzione di quanto successo dalla costituzione dell’associazione fino alle dimissioni di Ravelli, arricchendo i fatti già noti con qualche informazione finora inedita.

“Abbiamo iniziato a lavorare ad Aresefuturo – ha iniziato la sua ricostruzione Costantino – intorno a maggio 2011, con un primo gruppo di persone che condividevano alcune idee su quale avrebbe dovuto essere il futuro di Arese. Una di queste era la valorizzazione degli immobili esistenti e vi porto dei dati per spiegare di cosa sto parlando. Ad Arese mediamente su ogni abitazione c’è un debito di 250.000 euro e la discesa del valore degli immobili ha fatto diminuire il prezzo delle case di circa il 30 per cento, impoverendo di fatto gli aresini. Tutelare e valorizzare gli immobili a nostro parere voleva dire impedire che ne venissero costruiti di nuovi, da qui i metri cubi zero del programma elettorale, ed evitare che il mega centro commerciale e la tipologia di case che si sarebbero realizzate in quell’area provocassero un’ulteriore diminuzione del valore delle case. E da qui il no netto alla firma dell’Accordo di Programma. Oltre a questo pensavamo fosse anche necessario tutelare e valorizzare il commercio di vicinato”. Costantino racconta anche che tra i sostenitori della prima ora di Aresefuturo, pur senza essere necessariamente iscritti all’associazione, c’erano tra gli altri Sarto, Piva, Cattaneo padre, Domenichini (marito del futuro assessore Di Girolamo), Giancarlo Giudici e lo stesso Ravelli. “Francamente – racconta Costantino – ritenevo che alcuni di loro, per una serie di ragioni facilmente intuibili e legate alla loro professione e alla loro militanza politica, non si sposassero con quello che era il programma che stavamo mettendo a punto e con i principi che stavamo enunciando. Ne parlai con Sarto e Ravelli, spiegando che avevo la netta percezione che per alcuni il focus era da porre sul costruire e questo era in contrasto con tutto quello che stavamo elaborando come programma politico. E in quella fase ottenni rassicurazioni sul fatto che le scelte di Aresefuturo in termini di persone avrebbero rispettato quanto stava emergendo dalla base e cioè quello che poi sarebbe stato il nostro programma elettorale”.

Con la vittoria alle elezioni, però, le tensioni interne iniziano a diventare sempre più grandi, a partire ovviamente dalla scelta degli assessori: “Era chiaro per tutti – dice Costantino – che la scelta degli assessori avrebbe dovuto essere condivisa con l’associazione, e che si sarebbe dovuta basare sui curriculum e sulle idee. Tanto che avevamo invitato coloro che avevano partecipato alla campagna elettorale e che erano interessati a un assessorato a inviare il proprio cv e un programma di come avrebbero eventualmente gestito i temi inerenti al mandato. Nulla di tutto questo è però successo, perché a un certo punto mi sono ritrovato davanti Ravelli, Sarto e Giancarlo Giudici che mi presentavano una lista di nomi che era il risultato esclusivo di loro scelte. In quella lista c’era, ovviamente, anche il mio nome anche se io avevo premesso che non avrei voluto fare l’assessore. Ho capito solo in seguito che l’insistenza affinché accettassi l’incarico era dovuta al fatto che qualcuno riteneva indispensabile cooptarmi nel suo gioco per evitare che potessi poi creare problemi”.

Con le prime settimane di amministrazione i contrasti tra Aresefuturo associazione e Aresefuturo lista civica si acuiscono: “Le scelte fatte e non condivise con la base – dice Costantino – avevano creato molto sgomento tra i membri dell’associazione ma, nel momento in cui iniziavano a lamentarsene, venivano messi al margine. Per quanto mi riguarda, già dai miei primi giorni di mandato avevo iniziato a rendermi conto che si stava andando nella direzione opposta a quello che era il nostro programma. A partire da cose se vogliamo minime, come la richiesta da parte di qualcuno di un nuovo computer, quando in Comune ce ne erano di disponibili e avevamo dichiarato che avremmo ridotto questo tipo di spese, per arrivare alla clamorosa retromarcia del gruppo consiliare all’anagrafe degli eletti, altra cosa sulla quale in campagna elettorale eravamo tutti d’accordo. E, ovviamente, alla mia netta percezione che la giunta stava lavorando alla firma dell’Adp, stravolgendo del tutto gli impegni presi con gli aresini”. Il resto è storia nota: il ritiro delle deleghe che Constantino apprende solo tramite QuiArese e la conferenza stampa dello stesso Costantino nella quale il presidente di Aresefuturo rende pubblica la mail inviata a Ravelli poco prima del ritiro delle deleghe nella quale chiedeva un incontro urgente per azzerare la giunta e ripartire con assessori provenienti dalla lista civica. Per arrivare allo sgretolamento della maggioranza con la conseguente caduta della giunta e l’arrivo di un nuovo commissario prefettizio.

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