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Crisafulli: “Vi racconto la mia vicenda”

08 luglio 2014 – Può anche capitare di ricevere un avviso di garanzia ed essere iscritti nel registro degli indagati, di finire sui giornali e di passare oltre tre anni della propria vita in un grande stato di tensione, per poi scoprire quasi incidentalmente che la propria posizione è stata chiusa. In effetti è quanto successo a Salvatore Crisafulli, l’assessore ai Lavori pubblici della giunta Fornaro che, nell’ambito dell’inchiesta sul gas si ritrovò indagato per una presunta turbativa d’asta in merito a un bando relativo a un appalto per il rifacimento delle coperture delle scuole di Arese e la realizzazione di un impianto fotovoltaico. Quello notificato a Crisafulli fu il primo avviso di garanzia ricevuto da un membro di quell’amministrazione e non è mai stato del tutto chiaro quale potesse essere il legame tra la vicenda del gas e l’appalto per i tetti delle scuole e il fotovoltaico per il quale l’allora assessore, che subito rimise le deleghe nelle mani del sindaco (leggi qui), fu iscritto nel registro degli indagati. E proprio Crisafulli ci racconta come, circa un mese fa, è venuto a sapere, appunto quasi per caso, che la sua posizione era stata archiviata.

“Ero in Tribunale – spiega l’ex assessore – in quanto chiamato a testimoniare per riferire cosa accaduto prima dell’intervento della Guardia di Finanza ad Arese nel 2011. Il giudice, una volta salito al banco, mi chiede che incarico ricoprivo all’epoca e io spiego che ero assessore ai Lavori pubblici e che, all’inizio dell’inchiesta, avevo ricevuto un avviso garanzia. A quel punto il giudice chiede al Pm se, in quanto coivolto in un’indagine correlata, mi devo fare assistere da un avvocato. Il Pm non ricorda però i dettagli del mio caso e il giudice chiede una verifica. A questo punto il Pubblico Ministero contatta il suo ufficio e rende noto che la mia posizione è stata chiusa otto mesi prima, ma che il dispositivo non è stato trasmesso alla cancelleria. Ragione per la quale i miei avvocati, che periodicamente controllavano, non hanno mai avuto notizia di nulla. Sapere in questo modo che la mia posizione era stata archiviata mi ha scosso al punto che non riuscivo più nemmeno a parlare, tanto che il giudice ha disposto una sospensione della seduta. Ho provato un misto di rabbia e di sorpresa perché credo che nessuno possa aspettarsi una cosa del genere, scoprire per caso e non attraverso i canali convenzionali che la propria posizione è stata chiusa ormai da mesi. E se non fossi stato chiamato a testimoniare quando lo avrei saputo? Per quanto avrei vissuto ancora in uno stato di estrema tensione emotiva? Passato il primo momento di rabbia e di stupore ho reagito emotivamente perché ho ripensato a tutto quello che avevamo passato io e la mia famiglia in questi tre anni: le accuse, i titoli dei giornali, la perquisizione, il mio studio professionale inaccessibile per un mese”.

Sulle ragioni per le quali gli fu notificato un avviso di garanzia sul bando per il fotovoltaico anche l’ex assessore non ha una risposta definitiva: “Secondo la mia interpretazione – ipotizza Crisafulli – la Procura è partita dall’ipotesi che quella dell’assessore ai Lavori pubblici sia, in generale, una figura che necessariamente gode della fiducia del sindaco. E che quindi, nello specifico, io potessi essere in possesso di elementi utili all’indagine. Entrando poi nel merito del bando contestato, posso dire che sul fotovoltaico avevo fatto fare uno studio che prendeva spunto dalla problematica delle infiltrazioni di acqua dal tetto delle scuole, visto che la necessità di rivedere le coperture, che sono piane e quindi si prestano alla posa dei pannelli, poteva essere una buona occasione per fare qualcosa in tema di energia sostenibile. Preciso anche che lo studio fu fatto senza costi per il Comune e aveva lo scopo di verificare se la spesa per l’impianto fotovoltaico si sarebbe ripagata con i risparmi sulla bolletta. E in effetti sembrava fosse così, prima che intervenisse la modifica agli incentivi attuata dal ministro Paolo Romani, che di fatto determinò la chiusura del progetto, tanto che nel periodo di pubblicazione del bando non si presentò nessuno. Sul perché poi io sia entrato nell’inchiesta per il fotovoltaico posso solo ipotizzarlo, ma dato che non ho riscontri diretti preferisco non esternare le mie ipotesi. Dico solo che non credo che le persone coinvolte avessero le intenzioni loro ascritte, ma non mi permetto di giudicare il lavoro della magistratura e forse le mie sono valutazioni soggettive. E mi interrogo sul fatto che magari se si fosse trattato di qualche altro Comune le cose sarebbero andate in maniera diversa”.

Crisafulli rivendica anche il lavoro svolto dalla giunta della quale faceva parte: “Stavamo lavorando – racconta l’ex assessore – per prepararci alle difficoltà che sapevamo sarebbero arrivate per via del Patto di stabilità e dei sempre minori trasferimenti ai Comuni da parte dello Stato. Volevamo operare interventi strutturali per fare in modo che la macchina comunale potesse funzionare con il minimo costi. Siamo stati tra i pochi Comuni in Lombardia a completare il Paes (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile). Avevamo in progetto di ragionare sulla manutenzione programmata degli edifici pubblici, rendendola più efficiente e razionale, dotandoli, ad esempio, delle medesime tipologie di impianti per rendere più efficienti ed economici gli interventi . Avevamo in programma, sempre nell’ottica della semplificazione anche a beneficio dei cittadini, di accorpare in un unico edificio tutti gli uffici comunali. In sostanza, avremmo abbattuto drasticamente i costi della macchina amministrativa, secondo le nostre stime di circa il 60 per cento, conservando il patrimonio pubblico da utilizzare eventualmente per altri interventi strutturali. In questo senso stavamo anche ragionando sulla viabilità, dove ritengo sia imperativo ridurre l’elevato tasso di inquinamento atmosferico che caratterizza la nostra città malgrado il patrimonio arboreo di cui dispone. L’idea era quella di ridurre la velocità di percorrenza delle strade urbane, per sollevare meno polveri sottili. Per ottenere questo risultato anche noi avevamo pensato ad alcune rotonde, ma abbinate a un lavaggio periodico della sede stradale che fosse in grado di rimuovere le polveri sottili che si depositano sull’asfalto e che vengono poi sollevate dai veicoli in circolazione, determinando il livello di polveri sottili presenti nell’aria”.

E’ più che evidente che Crisafulli, pur rimanendone ai margini, è comunque sempre ben informato sulle vicende cittadine. E quindi, ora che la sua posizione è chiarita, gli chiediamo se sta per caso valutando un ritorno alla politica attiva. “Basta con la politica – sorride l’ex assessore – e le dico anche un’altra cosa. Se non fosse successo quello che è successo, avevo già comunicato a Fornaro, di fatto sin dalla mia nomina ad assessore, che a giugno 2011, vale a dire dopo due anni, avrei comunque presentato le mie dimissioni. Forse osservando dall’esterno non se ne ha bene la percezione, ma le garantisco che è veramente difficile conciliare le esigenze professionali e familiari di una persona con l’impegno che comporta una carica assessoriale complessa, come sicuramente è quella dei Lavori pubblici. Pur tralasciando la vicenda giudiziaria, in quei quasi due anni di mia esperienza come assessore ho di fatto smesso di seguire il mio studio da architetto, e questo ha inciso in maniera non irrilevante sul mio lavoro, che in definitiva è ciò di cui viviamo io e la mia famiglia. Con questo non voglio assolutamente dire che la politica sia una cosa dalla quale stare alla larga, ma va praticata in modo particolare, sentendosi coinvolti emotivamente. Dovessi tracciare un bilancio oggi della mia esperienza direi che sono contento di quel poco che siamo riusciti a fare. Dopo di noi sono arrivati due commissari prefettizi e non mi risulta che abbiano trovato una cattiva governance della città imputabile a noi, altrimenti la cosa sarebbe sicuramente emersa”.

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