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Cupiccia, analisi del bilancio consuntivo 2014

29 ottobre 2015 – Come negli anni passati, pubblichiamo l’analisi di Giuseppe Cupiccia, che di professione è un commercialista, sul bilancio consultivo 2014 del Comune di Arese. La conclusione di Cupiccia è la stessa anche quest’anno: a suo parere nel nostro Comune ci sarebbe spazio per la riduzione delle imposte locali.

E’ tempo di previsioni per i bilanci dei Comuni. E’ questo infatti il periodo in cui i nostri amministratori approvano il Bilancio Preventivo con le previsioni di spesa e quelle di entrata per l’anno successivo, sulla base delle quali vengono poi stabilite le tasse locali dovute dai cittadini. Colgo pertanto l’opportunità del momento – grazie alla consueta cortesia della redazione di QuiArese – per fare qualche considerazione sul Bilancio Consuntivo 2014 del Comune di Arese, nell’auspicio che i nostri amministratori possano tenerne conto per evitare il ripetersi, anche per il 2016, delle incongruenze contabili/amministrative che, purtroppo, a mio parere, emergono dai bilanci del nostro Comune da oltre un decennio, con successivo nocumento per le tasche degli Aresini.

Come certo ricorderanno gli attenti lettori di QuiArese sono diversi anni che intervengo sul bilancio del Comune sforzandomi di dimostrare, purtroppo senza successo, che il gettito derivante dalle tasse locali imposte alla cittadinanza è sempre troppo elevato e di gran lunga superiore alla spesa complessiva per i servizi resi dal Comune. L’intervento dello scorso anno sul bilancio consuntivo del 2013 (leggi qui) è stato commentato su QuiArese dall’assessore al bilancio e dal responsabile dell’Ufficio di Ragioneria (leggi qui). Al di là del tono inutilmente polemico e delle puntualizzazioni tecniche in materia di bilancio e contabilità comunale, l’articolo non ha a mio parere fornito risposte chiare e convincenti sul perché le tasse pagate dagli aresini risultano sempre troppo elevate e superiori alle necessità finanziarie del Comune. Ho trovato in particolare non pertinente il riferimento al patto di stabilità interno e alla mini Imu sull’abitazione principale pagata dagli Aresini agli inizi del 2014.

In realtà, a ben guardare, se gli amministratori impongono tasse superiori al fabbisogno non si può poi attribuire la colpa dell’avanzo che ne deriva al patto di stabilità. Questa norma infatti non ha nessuna responsabilità sulla formazione del risultato di bilancio in quanto opera a valle e si limita a stabilire che se il Comune sbaglia a fare i conti e fa pagare più tasse del necessario l’avanzo che ne consegue non è disponibile e deve essere congelato presso la tesoreria centrale dello Stato nel rispetto delle regole concordate tra l’Italia e l’Unione Economica Europea. Analogamente affatto convincente è l’argomentazione addotta per il pagamento imposto agli Aresini con la cosiddetta mini-Imu. Il governo in carica a fine 2013 (Letta), in sede di abolizione dell’Imu sull’abitazione principale a partire dal 2014, aveva dato una finestra di qualche mese per consentire ai Comuni di ridurre, se superiore, l’aliquota Imu, al fine di allinearla a quella base del 4 per mille prevista dalla legge. Il nostro Comune ha ritenuto di non dover cogliere questa opportunità mantenendo l’aliquota Imu al 4,5 per mille. Di qui l’obbligo legale di far pagare agli aresini la mini-Imu pari al 40 per cento della differenza tra l’aliquota più alta per l’Imu stabilita dal Comune, pari come detto al 4,5 per mille, e quella inferiore del 4,0 per mille prevista dalla legge. Invero il bilancio del Comune di Arese poteva benissimo fare a meno di questo mini gettito, evitando, peraltro, i numerosi disagi per gli aresini segnalati e discussi anche in sede di consiglio comunale.

Prima di entrare nella disamina del Consuntivo del 2014 è opportuno un chiarimento preliminare. I miei interventi erano e restano di natura tecnica in quanto tesi unicamente a evidenziare come, in modo ormai sistematico e strutturale, gli amministratori prelevano dalle tasche degli aresini, attraverso i tributi locali, somme di denaro superiori all’effettiva spesa da coprire. E’ pertanto fuori dalla mia analisi qualsiasi valutazione sulle scelte relative alla quantità e alla qualità dei servizi che il Comune di Arese ha deciso di fornire alla cittadinanza. Questa è una valutazione il cui profilo politico spetta al cittadino elettore della nostra comunità. Ciò non toglie che gli organi a cui è affidata per legge la gestione delle finanze comunali, mi riferisco al consiglio comunale e agli organi a cui è demandata la vigilanza, dovrebbero porre maggiore attenzione al perseguimento di un corretto ed effettivo equilibrio fra le spese e le entrate. Una differenza permanente tra i due aggregati superiore al 10 per cento finisce per alterare e condizionare negativamente il tessuto economico e sociale di Arese.
Al fine di inquadrare correttamente i conti del nostro Comune per lo scorso anno riporto di seguito la consueta tabella riassuntiva aggiornata con i numeri del Consuntivo 2014 così come approvato dal Consiglio Comunale:

I numeri del 2014 confermano quanto andiamo sottolineando da anni. Anche se inferiore a quello del 2013 il Consuntivo mostra un avanzo riferito al solo 2014 di 1,89 milioni di euro. Che ci sia qualcosa di macroscopico in questo andamento lo dimostra l’entità del fondo di cassa che, al 31 dicembre 2014, ha raggiunto e superato l’importo di 22 milioni di euro. E’ come dire che i nostri amministratori, continuando nel tempo a farsi pagare più tasse del necessario, hanno accumulato un fondo di cassa di entità superiore alle spese del Comune di un intero anno. Rimane inoltre la netta impressione che l’avanzo reale potrebbe risultare perfino superiore a quello mostrato. I crediti sopra indicati e iscritti in bilancio (2,93 milioni di euro per residui attivi) sembrano infatti sottostimati, mentre i debiti (5,87 milioni di euro per residui passivi) appaino essere sovrastimati. Ho già sottolineato questa anomalia nel commento su QuiArese degli anni precedenti.

Come già sottolineato in passato la fiscalità locale si basa essenzialmente su tre tributi cioè: Imu, Tasi e Addizionale Comunale Irpef. Per quanto riguarda le entrate del 2014 risultano quasi completamente incassati i residui attivi anni precedenti (3,28 milioni di euro iscritti come crediti nel consuntivo 2013) per Imu e Addizionale Comunale Irpef. Poiché gli accertamenti per evasione e contenziosi diversi sono, come è ovvio, tuttora in corso è di conseguenza ragionevolmente certo che questi recuperi, a partire dal 2015 in avanti, costituiranno maggiori entrate che, se fossero state accertate e iscritte nel consuntivo 2014, avrebbero determinato un avanzo superiore a quello di 1,89 milioni di euro riportato.

Ancora più evidente è l’effetto distorsivo sul risultato 2014 e anni precedenti della gestione dei debiti. Nel corso del 2014 i residui passivi provenienti dagli anni precedenti (7,0 milioni di euro iscritti come debiti nel consuntivo 2013) risultano cancellati nel 2014 (come inesistenti) per 1,73 milioni, contribuendo in maniera decisiva alla formazione dell’avanzo del 2014 di 1,89 milioni. E’ di conseguenza ragionevole che anche i debiti di fine anno 2014 (5,87 milioni) siano sovrastimati e l’avanzo perciò sottostimato. L’andamento crescente del fondo di cassa è la cartina di tornasole di quanto sopra affermato. Si possono cioè, in sede di Consuntivo, sovrastimare i debiti e sottostimare i crediti. Alla fine però la cassa del Comune, con il suo andamento crescente, sgombra il terreno da qualsiasi dubbio ed incertezza sulla situazione finanziaria reale.

Ritengo a questo punto che sussistano ampie e motivate ragioni per rivedere, a partire dal 2016, la politica sinora seguita in materia di tasse locali. In particolare:
– la definitiva conferma della cancellazione dell’Imu sull’abitazione principale potrebbe essere un’opportunità per ridurre l’aliquota Imu sulle seconde case, allineandola a quella base fissata dalla legge.
– l’abolizione della Tasi sull’abitazione principale, stabilita dal Governo a partire dal 2016, potrebbe offrire il destro per rivedere come modulare meglio quest’imposta sulle seconde case. Resta ancora incomprensibile la scelta, fatta dal nostro Comune (e solamente dal 30 per cento degli altri Comuni italiani) di far pagare questo tributo, fino a tutto quest’anno, non solo ai proprietari delle seconde case, in misura mediamente più alta degli altri Comuni ma, pro quota, anche agli inquilini.
– l’Addizionale Comunale Irpef, dopo le ultime modifiche, presenta un’aliquota fortemente progressiva che contraddice lo spirito della tassazione locale che dovrebbe, in linea di massima, tendere a far pagare ai cittadini residenti, pro-quota e proporzionalmente, il costo dei servizi resi dal Comune. L’attività perequativa in materia tributaria dovrebbe essere un ruolo che spetta allo Stato e non ai Comuni proprio per la diversa natura della fiscalità locale rispetto a quella statale.

Giuseppe Cupiccia

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