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Giuffrida, altri dieci giorni per risolvere cause incompatibilità

24 luglio 2018 – Altri dieci giorni di tempo al consigliere Elio Giuffrida per risolvere quelle che il consiglio ritiene cause di incompatibilità con la carica di consigliere. E’ quanto in sostanza stabilisce la delibera votata venerdì scorso in consiglio comunale e che ha ottenuto il voto favorevole di tutti i presenti, ad eccezione di Michaela Piva del Movimento 5 Stelle e dello stesso Giuffrida, che si sono astenuti. Il consiglio con il suo voto non ha dunque ritento sufficienti i chiarimenti prodotti dal consigliere leghista, pur riconoscendogli altro tempo per giungere a una soluzione definitiva.

La discussione in aula ha permesso di chiarire i contorni della vicenda, con l’incompatibilità rilevata dagli uffici comunali che sarebbe in essere a causa di un debito pregresso di Giuffrida, maturato nel suo ambito professionale, nei confronti di Gesem. La decisione di confermare le cause di incompatibilità non è però stata priva di discussioni anche tecniche, perché Giuffrida ha effettivamente concordato con Gesem una rateizzazione del debito, con la quale si è impegnato ad estinguerlo in via definitiva.

E qui la discussione si è fatta tecnica, con il Comune, che ha inviato al prefetto una richiesta affinché questo esprimesse un parere. Perché il punto sarebbe se un piano di rientro concordato tra le parti equivalga o meno a un’estinzione del debito e dunque rimuova le cause di incompatibilità. Il prefetto nel suo parere, pur sottolineando che la decisione spetta necessariamente per competenza al consiglio comunale, ha prodotto un’interpretazione del Ministero degli Interni su un caso analogo, la quale definirebbe come ancora in essere un debito con la pubblica amministrazione, pur se questo è in fase di estinzione concordata e rateale, ritenendo pertanto non rimosse le cause di incompatibilità.

Parere che molto pacatamente Giuffrida ha contestato in aula, sostenendo che esistono altri pareri che suffragherebbero la sua possibilità di elezione, ma che questi non sono stati tenuti in considerazione. Giuffrida ha poi fatto notare come quella stessa mattina avesse ricevuto altre due cartelle esattoriali, una da poco più di 40 euro e una di circa 850 euro, e che il non avere una situazione certa e definitiva della situazione non gli consentirebbe di poter dimostrare le sue ragioni nei dieci giorni previsti, a causa del fatto che in quei dieci giorni non è in grado di sapere se riceverà nuove notifiche. “Ho detto subito – ha aggiunto il consigliere leghista – che avevo un rateato e che per alcune correnti di pensiero questo non è causa di impedimento, mentre per altre lo è. Alla fine è chi giudica che decide su quali fonti di diritto basarsi per prendere le sue decisioni e io posso solo prenderne atto delle scelte fatte da altri”.

Piva ha invece cosi motivato la sua astensione: “A me – ha detto la consigliera 5 Stelle – da da pensare che dopo un mese non si sia in grado di certificare un credito vantato. Ed è di responsabilità dell’amministrazione fornire al consigliere queste informazioni. Se come dice il consigliere Giufrida nelle sue controdeduzioni, nel 2010 l’immobile sanzionato non era suo, deve avere modo e tempo di dimostrarlo. La legge dice che chi ignora un pagamento è incompatibile, non chi lo rateizza, perché chi rateizza non sta ignorando e su iscrive dunque a pieno titolo nel quadro normativo. Faccio davvero fatica a comprendere come questo consiglio comunale possa inquadrare nella maniera che ha fatto il parere del ministero. E dico anche che prima di escludere un consigliere democraticamente eletto dai cittadini dovremmo essere molto più prudenti”.

A margine del consiglio Giuffrida ci ha poi spiegato che si sarebbe anche offerto di presentare un assegno per estinguere interamente il debito, ma che a causa del fatto di avere ricevuto nella stessa mattinata due nuove cartelle esattoriali e di non avere certezza in merito all’eventuale sussistenza di altre cartelle, non è comunque in grado di dimostrare il suo stato di eleggibilità, almeno non nel tempo, a suo parere poco congruo, che gli ha concesso il consiglio comunale.

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