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I vertici della Lega ad Arese per Seregni

23 aprile 2012 – Guardando un po’ di telegiornali nel fine settimana era difficile non capitare sulle immagini dell’auditorium Aldo Moro di Arese, che lo scorso venerdì ha visto la prima uscita pubblica di Umberto Bossi dal 10 aprile scorso in quella che ormai viene chiamata “la notte delle scope” di Bergamo. Bossi era ad Arese, con Andrea Gibelli, vicepresidente della Regione Lombardia, e Stefano Candiani, segretario provinciale della Lega, per lanciare la campagna elettorale del candidato sindaco aresino del Carroccio Massimiliano Seregni. Ad aprire i lavori è stato proprio Bossi che ha ripercorso le tappe dell’inchiesta giudiziaria che vede coinvolta la Lega e il suo tesoriere Francesco Belsito. Il presidente della Lega Nord si è più volte pubblicamente scusato di quanto sta succedendo e ha fatto autocritica, in particolare, anche sulla scelta di candidare il figlio Renzo al consiglio regionale della Lombardia: “Pensavo di aiutare i miei figli – ha detto Bossi – ma è stato un errore. La politica è pericolosa e sarebbe stato meglio che a Renzo avessi fatto fare tutta la gavetta partendo dal consiglio comunale di un comune più piccolo”.

Fa una certa impressione, effettivamente, assistere al leader di un partito che fa opera di contrizione e in più occasioni interrompe gli altri oratori per reiterare le scuse al movimento e al paese; al di la di come la si pensi è certamente un fatto al quale raramente si è avuta l’occasione di assistere. Bossi però è anche andato all’attacco, chiedendo come mai nessuno degli apparati di sicurezza avesse mai avuto un dubbio su Belsito che, sedendo nel consiglio di amministrazione di una società che opera nel campo della difesa avrebbe dovuto essere costantemente passato ai raggi x. Non è poi mancato nel discorso di Bossi l’attacco al governo Monti, reo di avere affamato gli italiani, e l’invito a firmare le undici proposte di legge popolare che la Lega sta lanciando in queste settimane e che dovrebbero correggere quanto fatto dal governo tecnico.

Dopo l’intervento di Bossi il discorso si è spostato a livello locale con Gibelli che ha sottolineato le azioni condotte dalla Lega in questi anni in regione: “E’ curioso – ha detto Gibelli – come cose concrete come quelle che abbiamo realizzato non abbiano trovato il minimo eco sulla stampa. In Regione abbiamo presentato e fatto approvare alcune leggi con un’importante ricaduta a livello locale, come la revoca degli aiuti a chi delocalizza, il fatto che gli appalti sotto un certo limite di spesa vadano obbligatoriamente assegnati a imprese a Km 0 e quindi locali e le gabbie salariali per adeguare i contratti al costo della vita che è diverso nelle varie regioni e per il quale inizierà la sperimentazione a giorni con la Aermacchi. Tutto questo fa parte di un programma legato al territorio, per dare lavoro al territorio che, in definitiva, è utile anche ai sindaci”. Candiani ha invece ribadito le ragioni per le quali ad Arese la Lega correrà da sola: “Come potevamo – si chiede Candiani – appoggiare un partito che ha visto arrestare il suo sindaco? Noi abbiamo certamente sbagliato ma Bossi ha avuto la forza di chiedere scusa; gli altri hanno fatto cose incredibili ma procedono come se non fosse successo nulla. Stimiamo molto Seregni perché è una persona preparata e con grandi doti di umiltà. Nel suo programma non racconta frottole e non promette l’impossibile ma punta sulle cose concrete e, soprattutto, che si possono realizzare”.

La chiusura della serata è toccata al candidato della Lega, che torna su questo concetto: “Noi – ha detto Seregni – abbiamo steso un programma concreto e con interventi realmente fattibili perché non vogliamo prendere in giro i cittadini. Tra l’altro, e mi viene da sorridere, ci siamo accorti che in questi giorni qualcuno ha copiato alcuni punti del nostro programma che non comparivano nel suo. Non è un grosso problema perché gli altri possono anche copiare ma il nostro è un programma vero, nato prima della scelta del candidato e da questo siamo partiti per la nostra campagna. E’ difficile che copiandone alcuni punti li si riesca a integrare altrove in maniera realizzabile proprio perché il nostro è un programma omogeneo dove i singoli punti sono interconnessi per raggiungere quello che è il modello di città nel quale crediamo”.

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