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Il PD esce da FACS e valuta azioni legali

04 aprile 2011 – “Sono venute a mancare le condizioni per svolgere la nostra funzione di controllo. Quello di oggi è l’atto finale con il quale manifestiamo il nostro dissenso su tutta la gestione della vicenda legata alla gestione del Centro Sportivo Davide Ancilotto”. E’ con queste parole che Paola Pandolfi, segretario del PD di Arese, apre la conferenza stampa nella quale vengono annunciate le dimissioni di Armando Calaminici e di Goffredo Scortecci da FACS. E proprio Calaminici, subentrato a inizio 2010 a Nerio Agostini nel consiglio di indirizzo di FACS, spiega nel dettaglio le ragioni di questo atto estremo, ripercorrendo gli ultimi mesi di attività di Fondazione: “FACS – dice Calaminici – alla fine del 2010 aveva un’esposizione finanziaria a breve e medio termine di circa 450 mila euro. A giugno di quell’anno ci presentarono la possibilità che un privato, Intese, potesse entrare come partner nella gestione del Centro facendosi carico dei debiti e della manutenzione degli impianti. A noi era parso subito poco credibile che questo potesse non comportare costi, economici e non, per i cittadini e infatti nel giro di poco tempo, quella che doveva essere una partnership si andata sempre più configurando come la cessione di fatto di un impianto pubblico a un privato, con FACS che ha abdicato alle sue funzioni. Il tutto tra l’altro con le modalità che sappiamo e senza che a oggi sia stato firmato un contratto che formalizzi i rispettivi impegni e obblighi”.

Secondo Calaminici la gestione personalistica di FACS ha anche impedito che si venisse a instaurare un corretto rapporto tra il gestore dell’impianto Intese e il CCSA, l’associazione che per quarant’anni ha gestito lo sport ad Arese, mettendo a serio rischio il futuro stesso della storica associazione. Secondo il PD poi, FACS oggi è un guscio vuoto, di fatto in liquidazione, al quale l’amministrazione comunale vuole fare decidere il futuro dello sport ad Arese. E, proprio per questo, viene anche criticata la decisione di assumere un Direttore Generale per Fondazione: “Lo statuto di FACS – dice Calaminici – non prevede nessun direttore generale. E noi non vediamo la ragione per la quale si debbano spendere dei soldi per una figura dirigenziale che di fatto non servirebbe a molto. Ricordo anche che tutte le persone che operano in FACS lo fanno a titolo volontario e senza alcuna retribuzione”. La privatizzazione di fatto del Centro Sportivo, l’assenza di un contratto che regoli i rapporti con Intese, l’assenza di un bando pubblico per l’assegnazione della gestione del centro e la decisione di effettuare un bando per la sola costruzione di nuovi impianti: sono state queste le ragioni che hanno indotto i rappresentanti del PD a uscire da FACS.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Giuseppe Augurusa, il quale ha sottolineato il fatto che è fuorviante la lettura della vicenda che si sta facendo passare e cioè che tutto si possa ridurre a conflitti tra Intese e CCSA. Augurusa ha poi riproposto cinque domande all’amministrazione comunale: “E’ da tempo che poniamo queste domande ma nessuno ci ha mai dato risposta. Noi vogliamo sapere perché per la gestione del centro sportivo comunale si è proceduto con una manifestazione di interesse, peraltro a luglio, e non con un bando. Sottolineo che se ci fosse stato un bando Intese non lo avrebbe vinto in quanto priva dei requisiti essenziali. Chiediamo poi che ci spieghino perché a fronte di un impegno economico di circa 12 milioni di euro, a Intese non è stata chiesta alcuna fideiussione. Senza questa copertura, se Intese dovesse abbandonare, l’intero importo ricadrebbe sulle spalle del comune e quindi dei cittadini. Chiediamo anche che ci spieghino perché, a otto mesi conferimento della gestione a Intese, non sia stato firmato alcun contratto. Vogliamo anche sapere perché gli aumenti tariffari non sono stati sottoposti all’approvazione della giunta comunale, in aperta violazione ai patti della convenzione con FACS. Vogliamo infine sapere come si possa chiamare partner privato un soggetto che ha di fatto sostituito FACS, gestendo un bene pubblico come se fosse privato e che ha addirittura costituito delle nuove società per la gestione delle attività sportive praticate al centro. Queste domande le rivolgiamo innanzitutto all’assessore allo sport Bartolini e poi anche al sindaco Fornaro, ricordando loro che a ottobre ci avevano detto che avrebbero provveduto alle opportune verifiche. Ci sembra che di tempo per effettuarle ce ne sia stato ma di risposte non ne abbiamo ancora avute”.

Il PD ha poi annunciato che sta valutando eventuali azioni legali: “Stiamo prendendo in considerazione questa possibilità – conferma Augurusa – per fare in modo che venga riconsegnato al pubblico quanto secondo noi è stato oggetto di un vero e proprio esproprio privato”. Al di la delle iniziative politiche, secondo Augurusa il fallimento delle scelte dell’amministrazione è sotto gli occhi di tutti: “Quello che era uno spazio pubblico che ad Arese aveva una funzione di aggregazione sociale è oggi deserto, l’ho constato con i miei occhi questo fine settimana. E’ chiaro che sta cambiando la percezione che gli aresini hanno di questo spazio che oggi, con i suoi recinti, le sue telecamere e i suoi divieti viene probabilmente visto come uno spazio privato e non più a disposizione di tutti. E la diminuzione della frequentazione, oltre a un calo delle iscrizioni che noi stimiamo del trenta per cento, è il chiaro segnale del fallimento di Intese che contava di aumentare gli iscritti per rientrare dall’investimento. Dal mio punto di vista poi, il decidere di deteriorare il rapporto con il CCSA è stato un errore madornale di Intese, FACS e amministrazione comunale”.