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La Corte dei Conti su Facs: cosa si rischia?

13 gennaio 2014 – Illegittimo l’affidamento della gestione del Centro Sportivo Davide Ancilotto (Csda) alla Fondazione Arese Cultura e Sport (Facs), risalente al 2005. Illegittimo il successivo affidamento al Ccsa, sempre del 2005. Illegittimo anche quello a Intese, nel 2010. Dannosa la mancata ricostituzione da parte delle amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2012 a oggi del Consiglio di indirizzo e di gestione di Facs dopo le dimissioni del presidente Stefano Carli e di tutti i consiglieri tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. E infine la richiesta di accertare come mai la partecipazione al 7,13% del Comune di Arese a Comuniprese Scarl, società che ha registrato tre esercizi consecutivi in perdita (-285 euro nel 2010, -67.705 euro nel 2011 e -1.140 euro nel 2012), non sia stata liquidata entro il 30 settembre 2013 come previsto dalle attuali normative (in realtà sembrerebbe che questo rilievo sia stato superato da successive e recenti modifiche normative ndr). E’ quanto si legge nella pronuncia della Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia della Corte dei Conti del 19 dicembre scorso, che si chiude con la richiesta di trasmissione di quanto accertato alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti per valutare eventuali responsabilità dei danni causati.

Danni che non sono da poco: quelli espressamente valutati nella pronuncia superano abbondantemente il milione di euro, mentre altri ulteriori sarebbero ancora da conteggiare. A rischiare l’accusa di danno erariale sono le amministrazioni degli ultimi nove anni, da quelle guidate da Gino Perferi fino all’attuale giunta con a capo Michela Palestra, passando per i sindaci Gianluigi Fornaro e Pietro Ravelli e i commissari straordinari Stefano Chiodi e Anna Pavone. La pronuncia (scaricabile dal sito del Comune cliccando qui) è nata da una serie di accertamenti relativi al rendiconto del 2011 ed è una lettura interessante: intanto è un documento ben scritto e comprensibile (dote rara quando ci si riferisce a prodotti della nostra pubblica amministrazione) e poi costituisce un ottimo riassunto di quanto avvenuto negli ultimi nove anni intorno al centro sportivo.

Ecco in breve la ricostruzione realizzata dalla Corte dei Conti:

  • 30 maggio 2005 (sindaco Gino Perferi): il Consiglio comunale delibera la costituzione di Facs, definita “fondazione di partecipazione”.
  • 20 dicembre 2005: la Giunta affida a Facs i servizi di gestione del Centro Sportivo Davide Ancilotto.
  • Successivamente, Facs stipula con il Ccsa un contratto per affidargli la gestione della attività sportive fino al 31 dicembre 2009 in cambio di un canone annuo di quasi 210 mila euro + IVA (“adempimento non compiutamente effettuato dal Ccsa”, si legge nella pronuncia).
  • 31 dicembre 2009: (sindaco Gianluigi Fornaro, eletto a giugno dello stesso anno) Facs e Ccsa risolvono il contratto, concordano una transazione relativa ai rapporti pregressi e prorogano l’affidamento della gestione del Csda fino al 31 agosto 2010.
  • 5 luglio 2010: il Consiglio di indirizzo di Facs approva all’unanimità l’avviso pubblico per la ricerca di un “partecipante a progetto speciale”.
  • Entro il 15 luglio 2010 (“solo dieci giorni dopo la delibera di indizione della procedura”, sottolinea la Corte) pervengono a Facs due offerte: da Intese e da In Sport.
  • 19 luglio 2010: (“dopo soli quattro giorni dal termine di scadenza della presentazione delle offerte”, sottolinea ancora la Corte), il Consiglio di indirizzo e il Consiglio di gestione approvano il verbale di verifica delle istanze presentate scegliendo Intese come partner.
  • 20 luglio 2010 (“il giorno dopo l’intervenuta aggiudicazione da parte degli organi della Fondazione”, evidenzia la Corte): la Giunta guidata da Fornaro prende atto dell’esito dell’avviso pubblico.

A questo punto la Corte ritiene opportuno precisare il suo punto di vista. “La scrivente Sezione,” si legge nel documento, “anche sulla scorta di quanto evidenziato dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella deliberazione n. 41 del 18/04/2012, ritiene che entrambi gli affidamenti sopra descritti (prima al Ccsa, poi a Intese, ndr) siano viziati da violazioni di legge ”. L’Autorità di vigilanza si era infatti pronunciata contro l’affidamento del Csda a Facs (leggi qui). A seguito di questi rilievi, la Corte evidenzia “come l’illegittimità dell’affidamento a monte (dal Comune alla Fondazione) abbia prodotto una serie di danni al patrimonio del Comune e della medesima Fondazione”. Analoga considerazione, secondo la Corte, va fatta per l’affidamento diretto al Ccsa e per la procedura di individuazione del soggetto privato “partecipante a progetto speciale”.

Poi riprende la cronistoria:

  • 29 luglio 2010 (sindaco Gianluigi Fornaro): viene sottoscritto tra Facs e Intese un verbale di consegna provvisoria con l’impegno che entro 31 dicembre verrà stipulato il contratto vero e proprio.
  • 31 agosto 2010: la Fondazione chiude i rapporti con il Ccsa come previsto dagli accordi dell’anno precedente.
  • Nessun contratto viene mai siglato tra Facs e Intese.

Qui la Corte dei Conti interviene ancora sottolineando come Facs “non abbia tenuto […] un comportamento improntato all’osservanza delle norme dettate in tema di contrattualistica pubblica” e afferma che “l’esecuzione del contratto può avere inizio solo dopo che lo stesso è divenuto efficace”, ovvero dopo la sua stipula. Tale contratto dovrebbe essere redatto secondo “predeterminate forme”, mentre il Codice dei contratti che la Pubblica Amministrazione è tenuta a seguire prevede “l’obbligo di depositare una cauzione provvisoria al fine di partecipare alla procedura di gara ed una cauzione definitiva al fine di permettere l’aggiudicazione” e impone di “stipulare apposite assicurazioni per garantire all’Amministrazione il risarcimento dei danni derivanti a persone o cose dall’esecuzione del rapporto contrattuale (danni che, nel caso di specie, si sono verificati)”. Inutile dire che tutto questo non è avvenuto.

Di nuovo dalla cronistoria dei magistrati contabili:

  • 6 settembre 2011: il sindaco Gianluigi Fornaro (quindici giorni prima del suo arresto) nomina cinque nuovi componenti (su sette) del Consiglio di indirizzo e del Consiglio di gestione di Facs, con Stefano Carli che ne diventa Presidente.
  • 24 novembre 2011 (otto giorni prima delle dimissioni del sindaco Fornaro): il consiglio di indirizzo di Facs annulla il provvedimento di assegnazione a Intese e chiede la restituzione del Csda. La società ricorre e Fondazione non si costituisce in giudizio.
  • 31 gennaio 2012: Stefano Carli e i consiglieri nominati da Fornaro si dimettono.
  • 3 febbraio 2012: (commissario straordinario Stefano Chiodi) il Comune incarica uno studio legale per intervenire autonomamente nel giudizio promosso da Intese contro Facs (al momento il giudizio è pendente).
  • 30 marzo 2012: Intese nega l’accesso al Csda a un professionista tecnico incaricato dal Comune di analizzare lo stato di fatto del centro sportivo.
  • 15 giugno 2012 (sindaco Pietro Ravelli, eletto il 21 maggio): viene segnalata al Comune una situazione di abbandono e potenziale pericolosità del Csda.
  • 21 giugno 2012: viene effettuato da parte del Comune un sopralluogo nelle aree esterne del Csda che ne conferma lo stato precario.
  • 27 giugno 2012: il sindaco Ravelli dispone con un’ordinanza la chiusura per inagibilità del Csda.
  • 12 luglio 2012: la Polizia Locale di Arese dispone il sequestro del Csda, che però non viene convalidato dalla Procura della Repubblica. Da quel momento Intese abbandona l’impianto.
  • Ottobre 2012 (commissario straordinario Anna Pavone): Il Comune riprende possesso del Csda.
  • 8 marzo 2013: viene indetta, tramite determina commissariale, la gara per l’assegnazione del Csda a un nuovo gestore.
  • 20 marzo 2013: partono i lavori di ristrutturazione del centro sportivo.
  • 14 maggio 2013: il Csda viene “riconsegnato” alla città affidandolo all’Associazione Sportiva Dilettantistica San Giuseppe Sport.
  • Giugno 2013: il nuovo gestore prende possesso del Csda (in realtà la cerimonia di inaugurazione del Csda è datata 24 maggio ndr).

A questo punto la pronuncia della Corte dei Conti si concentra sul mancato rinnovo degli organi direttivi di Facs, sottolineando che le dimissioni divengono “di regola efficaci sin dal momento della perfezione dell’atto” e che “non si può inoltre ritenere che a fronte delle dimissioni presentate, il consigliere di amministrazione resti vincolato all’incarico contro la propria volontà”. Secondo la Corte, spettano al sindaco i poteri di nomina e revoca, mentre “la norma non prevede invece alcun potere di ratifica”, contraddicendo così la teoria dell’attuale amministrazione secondo cui Stefano Carli e i consiglieri dimissionari sarebbero ancora in carica in regime di “prorogatio”. La Corte sostiene infatti che questa situazione va considerata come “eccezionale e necessariamente contingentata nel tempo (45 giorni)”.

Applicando i principi desumibili dalla predetta disciplina al caso della ricostituzione degli organi di una fondazione di partecipazione da parte del Sindaco […],” si legge a pagina 14 del documento, “appare evidente come quest’ultimo, a fronte della ricezione delle dimissioni, si sarebbe dovuto immediatamente attivare per la ricostituzione dell’organo, al fine di garantire il necessario funzionamento della Fondazione”. E poi arriva la bordata finale: “La pretesa inefficacia delle dimissioni […] ha prodotto danni diretti sia al Comune […] che alla Fondazione”.

Dopo avere parlato di danni causati dagli affidamenti del Csda a Facs, al Ccsa e a Intese e di danni causati dal mancato rinnovo degli organi direttivi di Facs, la Corte prova a fare qualche esempio e quantificazione. Il Comune di Arese ha erogato alla Fondazione 185 mila euro nel 2006, 180 mila euro nel 2007, 170 mila euro nel 2008, 150 mila euro nel 2009, 150 mila euro nel 2010 e 55 mila euro nel 2011 (per un totale di 890 mila euro) definendo queste elargizioni un “contributo a titolo gratuito annuale”. La corte descrive come “quantomeno curiosa” questa definizione. “Tale remunerazione”, si legge nel documento a pagina 16, “[…] sembra costituire un’unica e complessiva voce di danno arrecata al patrimonio comunale”.

In quanto a Facs, secondo la Corte “appare una ‘scatola vuota’, visto che funge da semplice intermediaria fra il Comune […] e il soggetto gestore. Tale modello di gestione, da un lato, ha aggravato i costi di intermediazione il comune e, dall’altro, ha frapposto nell’affidamento concreto del servizio un soggetto, la Fondazione, che si è dimostrato non preparato a gestire […] l’espletamento di una gara e la verifica della corretta esecuzione del rapporto contrattuale”. Tornando alle cifre, Facs avrebbe una situazione debitoria al 20 dicembre 2011 di oltre 415 mila euro.

Per quanto riguarda invece i danni non quantificati, la Corte dei Conti fa espresso riferimento al pignoramento dei beni di proprietà del Comune avvenuto a maggio del 2013 presso il Csda, provvedimento al quale Facs non ha potuto opporsi a causa della “inerzia da parte del Comune” nella ricostituzione dell’organo di amministrazione della Fondazione.

Ora gli atti sono stati trasmessi alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti che dovrà decidere se aprire un fascicolo per danno erariale ed accertare le eventuali responsabilità. Dal punto di vista concreto, qualora si arrivasse a giudizio e venisse realmente acclarato un danno erariale, secondo le informazioni raccolte da QuiArese l’unica amministrazione che, a oggi, potrebbe non essere interessata dal procedimento sarebbe quella guidata dall’ex sindaco Gino Perferi. Il danno erariale, infatti, dovrebbe prescriversi in cinque anni, il che significherebbe che tutto quanto eventualmente contestato fino alla fine del 2008 sarebbe fuori dall’azione dei giudici. E a pagare, alla fine, potrebbero essere solo i cittadini.

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