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Lettera di Giudici: la replica di Augurusa

11 ottobre 2011 – Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Giuseppe Augurusa alla lettera inviataci ieri dal vicesindaco Carlo Giudici (leggi qui).

Caro direttore,
Alle medie avevo una professoressa di italiano che mi “torturava” con il classico :”vai fuori tema”, poi, insistendo, ho imparato: Carlo Giudici non deve aver avuto la stessa mia fortuna. Egli infatti di fronte alle mie osservazioni circa le presumibili tre ragioni per la quale il rivolo di giunta residua non va a casa (revoca arresti domiciliari, piani integrati ad personam, distribuzione delle tante poltrone libere), nel frattempo ridotte a due com’è noto, risponde con invettive personali, arroganza, grettezza, insulti; tipico di chi non ha argomenti come peraltro facilmente verificabile dal video da voi prodotto e che mi permetto di consigliare a chiunque voglia capire qualcosa di più. C’è un vecchio proverbio milanese che dice “chi urla di più la vacca è la sua”, in ossequio alla tradizione il signor facente funzione quindi urla: parla di sconfitte elettorali ad un ballottaggio a cui egli stesso non ha partecipato perché eliminato al primo turno, di limiti sorpassati da altri ignorando il limite della decenza e del ridicolo a cui tutti assistiamo, di tappi da ingoiare confondendoli forse con i tanti rospi che i suoi hanno dovuto ingurgitare da due anni a questa parte per una non proprio lineare linea di governo se posso usare un eufemismo; se il signor facente funzione fosse sul lettino di uno strizzacervelli gli avrebbero già diagnosticato un grave caso di proiezione.

Quanto alla vacca, poi, vedremo. Caro direttore forse ti stupirò ma in fondo sono d’accordo con il facente funzione: chi non è gradito dai cittadini dovrebbe dimettersi, io nel dubbio l’ho fatto tempo fa, lui con oltre duemila voti in meno ancora no, questo è per me un mistero e tuttavia confido che alla fine ne prenderà atto. Magari con un atto di contrizione pensando, non alle mie scuse, ma a quelle che nell’ordine lui dovrebbe rivolgere cominciando magari dai cittadini truffati con il gas attraverso una società municipalizzata, ai ragazzi e ai loro genitori che grazie al capolavoro del CSDA devono andare in altri comuni a svolgere l’attività sportiva, a tutti quegli elettori a cui, per far digerire la candidatura osteggiata di Fornaro, hanno dovuto raccontare che lo avrebbero così tenuto sotto controllo, complimenti. Ma soprattutto a tutti coloro che svolgono attività di volontariato perché il disprezzo che la sua frase evoca nei loro confronti (“… ricordo che non è obbligatorio fare amministrazione se non si è desiderati, si può sempre fare volontariato o suonare nella Filarmonica”), nei confronti della gratuità, del servizio, del senso civico è davvero preoccupante per un amministratore pubblico. Certo bisognerebbe essere certi che se ne conosca il significato. Chiedendo scusa a te ed ai tuoi lettori e promettendoti che non tornerò più sulla questione, ti confido che leggendo la replica e riguardando il vostro video sul facente funzione, mi sono domandato quando la mediocrità è divenuto un requisito essenziale per il governo della cosa pubblica, quanto tempo abbiamo dormito nell’inconsapevolezza, a chi abbiamo consegnato il nostro futuro. Sono giunto alla conclusione che forse sarebbe opportuno cambiare pagina.

Buona giornata se potete
Giuseppe Augurusa