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M5S fuori dal consiglio fino a maggio?

11 febbraio 2015 – Che le procedure burocratiche nel nostro paese non siano esattamente amichevoli, anche nella vita di tutti i giorni, è cosa nota ai più. Come è opinione comune che procedure burocratiche e buonsenso sovente non vanno molto d’accordo. Un assunto che sta sperimentando in questi giorni il Movimento 5 Stelle di Arese, che rischia di non poter far sedere un suo rappresentante in consiglio comunale fino al prossimo mese di maggio. La vicenda è in se banale, e parte dalle dimissioni, per motivi personali, rassegnate, lo scorso 4 febbraio, dal consigliere Ugo Scarparo. La procedura in questi casi prevede che al consigliere dimissionario subentri il successivo candidato che ha ottenuto più preferenze in lista, e che la surroga sia effettiva al primo consiglio comunale utile. E fin qui tutto bene. Il problema però si pone per il fatto che i tre candidati che dopo Scarparo hanno preso più preferenze alle amministrative 2013 hanno a loro volta intenzione di rinunciare al seggio in consiglio comunale, che sarà invece accettato dal quarto. Dov’è dunque il problema?

Il problema è che secondo quanto spiegato al M5S dal segretario comunale Paolo Pepe, a ogni rinuncia deve di fatto corrispondere un consiglio comunale, perché i subentranti, per rinunciare alla carica, devono prima passare per la formalizzazione del consiglio comunale. A quel punto, e solo dopo il consiglio, possono protocollare in Comune la rinuncia. E visto che le rinunce sono tre, per arrivare al quarto di lista serviranno, appunto, quattro consigli comunali che, in genere, si svolgono con cadenza mensile. Ne consegue quindi, e questo è un aspetto che probabilmente dovrebbe fare riflettere, che i 794 aresini che hanno votato per il Movimento 5 Stelle non avranno la possibilità di essere rappresentati in consiglio comunale presumibilmente sino al prossimo mese di maggio. “Il nostro portavoce – spiegano dal Movimento 5 Stelle – ha chiesto aiuto all’amministrazione per cercare di risolvere il problema delle surroghe nel più breve tempo possibile. La risposta ci è arrivata dal superburocrate segretario comunale il quale ritiene che solamente a seguito della formalizzazione delle dimissioni da parte di un consigliere si possa dare avvio alla procedura di surroga con la convocazione del consiglio e la nomina del primo dei non eletti. Solo a questo punto, quest’ultimo può rinunciare allo status acquisito con la delibera di surroga, risultando pertanto ogni anticipata rinuncia a quel diritto radicalmente inefficace (TAR Lazio n. 651/2005)”.

Una posizione, quella del segretario Paolo Pepe, che il Movimento 5 Stelle contesta, anche alla luce di quanto accaduto in altri Comuni che si sono trovati in una situazione simile: “Da una semplice ricerca condotta sul web – spiega il M5S – abbiamo scoperto che in casi simili la generalità dei Comuni, al fine di evitare lungaggini burocratiche, spreco di tempo e di risorse, usa il buon senso e risolve il problema in un unico consiglio comunale. Molti, non tenendo conto della sentenza del Tar del Lazio, prendono in considerazione le rinunce presentate dai singoli, come ad esempio nella delibera del Comune di Cuneo (clicca qui). Altri, come il Comune bresciano di Gragnano (clicca qui), operano come segue: in un singolo consiglio comunale il consigliere entrante dopo la delibera di surroga rinuncia all’incarico con le dimissioni di fronte al consiglio comunale stesso. La rinuncia attiva il successivo procedimento di surroga senza bisogno di attendere il giorno successivo per protocollarla, potendo in tal caso ritenersi l’equivalenza, cosa che il nostro burocrate non riconosce, fra la presentazione al protocollo e quella in corso di seduta direttamente al consiglio, dove la relativa verbalizzazione ne conferisce l’efficacia immediata. Il subentrante, una volta ricevuta l’investitura, rassegna a sua volta le dimissioni, e così via fino ad arrivare al candidato che accetta l’incarico. Ma ad Arese il nostro burocrate di lungo corso sostiene che questo non si può e non si deve fare”.

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