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Museo Alfa Romeo: si tratta per riapertura

20 novembre 2013 – Le trattative per la riapertura del Museo Alfa Romeo proseguono. Nelle scorse settimane era stato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a confermarlo, come riportato dal sito web del mensile Gente Motori (leggi qui e qui). Il sindaco Michela Palestra ne aveva già parlato a QuiArese poche settimane dopo il suo insediamento “Riaprire le porte del museo al pubblico è un obiettivo sul quale siamo molto attivi”, aveva detto (leggi qui l’articolo completo). “È innegabile l’importanza che la casa del Biscione ha avuto nella nostra città e nei comuni limitrofi e il museo rappresenta una testimonianza forte della storia industriale di Milano e dell’Italia”. Su richiesta dell’amministrazione aresina guidata da Gianluigi Fornaro, all’inizio del 2011 sull’area museale era stato posto un vincolo di tutela da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che riguarda sia la struttura architettonica sia i contenuti (leggi qui). Contro questa decisione la Fiat aveva reagito prima chiudendo il museo (leggi qui) e poi proponendo un ricorso al TAR (leggi qui).

La situazione, grazie anche all’interesse che Expo 2015 potrebbe generare, parrebbe ora vicina allo sblocco, anche se gli ostacoli sembrano ancora molti. Fiat avrebbe in mente di riaprire il museo, dopo un’adeguata ristrutturazione, proprio entro il 2015, ma avrebbe chiesto per poter coprire almeno parzialmente i costi di poter vendere qualche autovettura facente parte del patrimonio storico. Su questa ipotesi, che solleva molte perplessità tra gli appassionati, potrebbe essere trovata un’intesa con il Ministero. La voce più preoccupante, e per ora non confermata, è quella di chi sostiene che ci potrebbero essere invece dei problemi relativi alla cessione, chiesta da Fiat, di un paio di costruzioni adiacenti al museo, probabilmente per permettere a un nuovo soggetto di realizzare una struttura di accoglienza (hotel e centro congressi). L’acquirente individuato sarebbe estero e per questo il Ministero sarebbe orientato a porre il suo veto. Se questo avvenisse, l’intera operazione di riapertura del museo potrebbe naufragare.

Abbiamo incontrato Fiat un paio di volte e nell’ultima occasione Fiat Partecipazioni ci ha illustrato le sue intenzioni, che contemplano la riapertura del museo più una serie di attività collaterali, funzionali alla riapertura stessa,” ha affermato ieri sera l’assessore Giuseppe Augurusa, che tra le sue deleghe ha anche quella per l’attuazione dell’Accordo di Programma ex Alfa Romeo. “I vincoli sarebbero in discussione a un tavolo tecnico, a cui abbiamo chiesto di partecipare ma che a tutti gli effetti sembra un tavolo politico, e sarebbero legati all’ipotesi di poter finanziare in quota parte l’iniziativa attraverso la vendita di alcune automobili su cui Fiat ha chiesto ai Beni Culturali lo sblocco. Sappiamo che su questa base si sta trattando per arrivare a vendere un numero di vetture che sta sulle dita di una mano.

Per giustificare la cessione, Fiat starebbe sostenendo che si tratta di veicoli “doppioni” e che quindi questo non andrebbe ad alterare il valore della collezione. “Bisogna intendersi sul concetto di ‘doppione’,” dice Augurusa. “Due auto costruite in modo identico possono essere considerate da Fiat un doppione, mentre per i Beni Culturali o per un appassionato nulla è perfettamente uguale. E’ chiaro però che dietro questa seconda valutazione c’è anche una posizione un filino ideologica. Credo comunque che questa mediazione sia possibile. Da questo punto di vista il soggetto che media davvero è Regione Lombardia, ma vorremmo capire come questo si traduce a quel tavolo. Un’ipotesi che è stata ventilata è che di quelle auto si possa fare carico la Regione o un soggetto giuridico specifico attraverso la realizzazione di una sorta di ‘contenitore’ che contempli anche la cultura lombarda, le tecnologie a altro ancora.

Augurusa non ha invece confermato l’esistenza di problemi legati alla cessione delle strutture adiacenti al museo. “Non mi risulta si stia parlando di vendita,” ha detto. “Quello che ci risulta, perché Fiat ce lo ha confermato, è che nell’ipotesi della riapertura del museo dovrebbe essere possibile una razionalizzazione delle ultime attività rimaste sull’area. Non c’è nulla di ufficiale, ma sappiamo che si tratta di alcuni lavoratori in cassa integrazione per i quali, secondo il sindacato FIOM-CGIL, Fiat non intenderebbe richiedere la cassa in deroga. E se questa è la condizione ciò significa che andranno in mobilità. L’altra attività è il call center che si trova nel centro tecnico. Una razionalizzazione potrebbe voler dire guardare al centro commerciale per poter liberare degli spazi su quell’area.”

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