Home Politica

Palestra fa il punto sul centro sportivo

06 agosto 2013 – Che agosto sia un mese caldo lo sanno tutti. Che agosto ad Arese sia un mese un po’ più caldo lo sanno in molti. Soprattutto nel mondo della politica locale. Lo scorso anno di questo periodo il neoeletto sindaco Ravelli era già dimissionario e quel che restava della sua maggioranza doveva fronteggiare le polemiche successive alla decisione di trasferire i bimbi della Silvio Pellico a Pero. Quest’anno il neosindaco Michela Palestra si trova di fronte a un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano che autorizza Intese a pignorare una serie di beni presenti all’interno del Centro Sportivo Davide Ancilotto, conseguenza del contenzioso che oppone la società romana a Fondazione Arese Cultura Sport (leggi qui). “Pur nella loro sostanziale differenza – riflette Palestra – le due esperienze un tratto comune lo hanno. Sia la giunta Ravelli che la mia si sono insediate dopo mesi di commissariamento e si sono trovate a fronteggiare, nelle prime settimane di governo cittadino, crisi che venivano dal passato. In un momento che per ogni nuova giunta è critico, perché sta prendendo conoscenza della macchina comunale e delle problematiche aperte, e quindi non può ancora essere pienamente operativa su tutti i fronti. Un momento, per entrambe le giunte, reso più critico dal fatto che Arese non era arrivata al voto in condizioni normali ma vi arrivava dopo un commissariamento e dopo mesi durante i quali erano sospese le normali attività consiliari”.

A dieci giorni dall’avvenuto pignoramento, qual è dunque la situazione del centro sportivo? Cosa sta facendo l’amministrazione comunale? “Per quanto riguarda gli impianti del Csda – spiega il sindaco – la situazione è ferma a venerdì 26 luglio. L’ufficiale giudiziario ha autorizzato Intese a rimuovere alcune pompe e caldaie che servono i palloni pressostatici di alcuni campi da tennis, che ora sono scoperti. Dagli altri ambiti, piscina compresa, non è stato preso nulla e quindi sono pienamente operativi”. Sul fronte delle azioni, invece, l’amministrazione sta cercando di recuperare una situazione che negli anni è diventata estremamente caotica: “Non posso negare – conferma Palestra – che una delle difficoltà che abbiamo avuto quando si è presentato l’ufficiale giudiziario sia stata quella di produrre la documentazione relativa agli impianti. Purtroppo, come dicevo in premessa, noi siamo arrivati quando la situazione era già questa e la difficoltà di ricostruire la storia del Csda rimettendo insieme numerosi anni di documenti, spesso sparsi in uffici diversi, è oggettiva. Il lavoro che stiamo facendo in questi giorni è dunque questo, perché ogni futura azione non può prescindere dal riunire con metodo tutti i documenti relativi a quanto è presente all’interno del centro sportivo, certificandone la proprietà”.

Una prima azione c’è comunque già stata, con l’approvazione di una delibera di giunta che conferisce incarico a un legale per valutare l’opposizione al pignoramento concesso dai giudici a Intese: “Di base – spiega Michela Palestra – noi confermiamo quanto già espresso all’ufficiale giudiziario, e cioè che il centro sportivo, con la disdetta della convenzione con Facs, è tornato in pieno possesso del Comune e che Fondazione non ha beni propri al suo interno. La nomina di un legale ci permetterà ora di agire a tutela degli interessi dell’ente anche in sede giudiziaria. I termini per opporci al pignoramento ci sono ancora e ci muoveremo formalmente non appena avremo pronta tutta la documentazione a supporto delle nostre tesi”.

Un’opposizione che però avrebbe potuto essere fatta direttamente al decreto ingiuntivo se, come affermano da Facs, il sindaco era stato informato della sua esistenza a inizio giugno, e che avrebbe probabilmente evitato il sequestro dei beni avvenuto venerdì 26 luglio: “E’ vero – ammette Palestra – il presidente Carli mi aveva informata dell’atto del Tribunale di Milano e della necessità di nominare un legale per opporvisi, credo due o tre giorni dopo che mi ero insediata. Al di la del fatto che, come è facilmente intuibile, quei primi giorni sono stati intensissimi, posso dire che a quell’incontro era presente anche l’allora segretario comunale Scrivano e che la decisione di non pagare a Facs, che non poteva farlo di suo perché le sue casse sono vuote, un avvocato per fare opposizione fu dettata da ragioni oggettive. Con la disdetta della convenzione, infatti, Facs non ha più nessun rapporto diretto con il Comune e il segretario aveva spiegato che non c’erano quindi le condizioni perché l’ente si potesse fare carico con denaro pubblico delle spese di un soggetto che non aveva legami con l’amministrazione stessa. La anticipo e le dico che è vero che il Comune detiene la maggioranza relativa delle quote di Facs, ma il suo status è quello di socio fondatore di un’entità che comunque, a nostro avviso, non è pubblica e che quindi non può beneficiare di elargizioni pubbliche”.

Un altro dei punti controversi che riguardano Facs è che presidente e consiglio di indirizzo della Fondazione sono dimissionari da un anno e mezzo, e quindi in carica solo per il disbrigo delle pratiche correnti, nell’attesa che il Comune nomini nuovi soggetti alle cariche sociali. Un ritardo da alcuni ritenuto colpevole e concausa della situazione che si è venuta a creare. “Devo ripetermi – commenta il sindaco – ma noi siamo arrivati dopo circa 16 mesi che la situazione era quella e, naturalmente, siamo quelli che oggi la devono risolvere. Glielo dico in maniera molto poco politica: ma lei pensa veramente che, anche volendo, oggi sarebbe possibile trovare qualcuno disposto ad accettare di fare il presidente o il membro del consiglio di indirizzo di Facs? Entrambe sono cariche che non prevedono una remunerazione e che però comportano la responsabilità personale, anche sul piano giuridico e patrimoniale, di chi le detiene. Vista la situazione, pensa che ci sia una lunga fila di volontari fuori dalla mia porta pronti ad accettare la nomina? No, non c’è e oggi credo sia oggettivamente impossibile trovare persone disposte a ricoprire ruoli in Facs. Dal canto nostro stiamo valutando con la Provincia, ente competente per disporre del futuro di Fondazione, come agire per arrivare a chiudere definitivamente la situazione”.

In mezzo a tutto questo c’è però lo sport aresino, che ancora una volta rischia di pagare le conseguenze di situazioni penalizzanti e che si trascinano da tempo: “Se ancora poco posso dire di quelle che saranno le nostre azioni a livello legale, perché stiamo valutando in questi giorni con gli avvocati le possibili strategie, quello che posso invece affermare con sicurezza è che questa situazione non ha nulla a che fare con la nuova gestione del centro sportivo, e che a settembre le attività sportive del Csda partiranno regolarmente come previsto”.

Questo articolo può essere commentato sulla pagina Facebook di QuiArese