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Papagno: “Io strumentalizzata dal PD”

12 aprile 2011 – “Non ho mai pronunciato quella frase. Non ho mai detto che sarebbe stato difficile fissare il consiglio comunale straordinario richiesto dal PD per il giorno 21 perché, cito testualmente quanto attribuitomi, molti consiglieri si sono ormai organizzati per le vacanze di Pasqua”. Comincia così la telefonata ricevuta in redazione di Ippolita Papagno, presidente del consiglio comunale di Arese, in riferimento all’articolo pubblicato questa mattina da QuiArese (leggi qui). Facciamo un passo indietro. Il gruppo consiliare del PD, congiuntamente con l’ex capogruppo leghista Delmonte, aveva richiesto, il giorno 4 di aprile, la convocazione di un consiglio comunale straordinario con all’ordine del giorno alcune interrogazioni riguardanti le vicende relative a SMG, le indagini della Guardia di Finanza sugli appalti per il rifacimento dei tetti delle scuole e l’installazione di impianti fotovoltaici e la situazione del Centro Sportivo Davide Ancilotto (leggi qui).

A termini di regolamento il consiglio comunale avrebbe dovuto essere fissato entro venti giorni dalla data della richiesta e quindi entro il 24 di aprile. Cosa per la verità verificatasi, perché il consiglio si riunirà proprio il 21. E allora? “E allora – dice la Papagno – il PD ha strumentalizzato per fini politici una mia richiesta di valutare altre date che, non coincidendo con il ponte pasquale e con le vacanze scolastiche, avrebbero potuto garantire una maggiore presenza anche di pubblico. E lo vuole sapere quali erano le altre date proposte? Erano il 27, inserendo le interrogazioni all’interno dell’ordine del giorno del consiglio comunale ordinario sull’approvazione del bilancio consultivo o, alternativamente, il 28 con un’assemblea straordinaria con all’ordine del giorno solo le interrogazioni del PD. Rispettivamente tre e quattro giorni dopo il termine ultimo. Le sembra che questo sia boicottare la richiesta dei democratici?”.

Ciò non toglie che a norma di regolamento il consiglio comunale avrebbe dovuto essere convocato entro il 24 e che in venti giorni una data che non coincidesse con il ponte pasquale la si poteva trovare.
Nella mia attività di presidente del consiglio comunale ho sempre cercato di tenere conto delle esigenze di tutti, maggioranza e opposizione, e, lo voglio sottolineare, proprio per consentire la massima partecipazione ho sempre convocato i consigli comunali con un ampio anticipo. E, mi creda, non è facile far coincidere gli impegni di oltre venti persone. Sa quando abbiamo convocato il consiglio comunale del 27 aprile? Il 7 di marzo. E una data che potesse andare bene a quasi tutti i consiglieri è stata trovata solo un mese e mezzo dopo.

Quindi lei sostiene che, al di la del ponte di Pasqua, c’erano comunque delle difficoltà oggettive a rispettare i tempi.
Io sostengo che questa presa di posizione del PD è strumentale perché io ho semplicemente chiesto la loro disponibilità a spostare i termini di tre o quattro giorni. Non ho boicottato nessuno, tanto è vero che a fronte del no dei democratici ho fissato il consiglio comunale nei termini previsti dal regolamento.

C’erano comunque venti giorni di tempo da quando il PD ha depositato la richiesta. Era proprio impossibile trovare una data alternativa che rispettasse i termini?
Guardi, le spiego quali erano le difficoltà oggettive. Innanzitutto alle interrogazioni la giunta deve poter rispondere e quindi dalla data alla quale è stata presentata la richiesta è normale che passi qualche giorno durante il quale sindaco e assessori si consultano con gli uffici tecnici e preparano le risposte. Per inciso, i chiarimenti che avevamo richiesto a Gesem ci sono arrivati solo ieri. Se il PD concede dunque all’amministrazione qualche giorno per potere fornire risposte che entrino nel merito delle interrogazioni arriviamo almeno al giorno 8 di aprile. A questo punto dobbiamo però fare i conti con la disponibilità dell’auditorium che, nei giorni che vanno dal 9 al 17 aprile è da tempo prenotato, come anche il PD sa bene, dai comuni dell’area Groane per le manifestazioni congiunte per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Non si tratta semplicemente di convegni perché all’interno della sala sono presenti scenografie e strumenti musicali che non possono essere smontati e rimontati in tempi brevi. E il giorno 20 l’auditorium era già stato concesso al CCSA per l’assemblea dei soci. Come vede non c’è stato nessun ostruzionismo da parte mia ma i giorni a disposizione, vista la concomitanza degli eventi, erano veramente pochi. E ingenuamente ho pensato che il chiedere tre o quattro giorni di margine per poter garantire la piena partecipazione del pubblico, cosa che per inciso avrebbe dovuto essere apprezzata dal PD, non fosse poi la fine del mondo. Evidentemente mi sbagliavo.

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