Home Politica

Pavone sull’Adp: “Farò ciò che va fatto”

12 settembre 2012 – E’ arrivata ad Arese solo il 16 agosto scorso e subito si è trovata a dover gestire la “patata bollente” del possibile spostamento di 400 alunni delle medie di via Col di Lana a Pero. Lo ha fatto velocemente e brillantemente (leggi qui). Anna Pavone, commissario prefettizio nominato dopo le dimissioni dell’ex sindaco Pietro Ravelli, ha concesso un’intervista a QuiArese per spiegare quali temi intende affrontare nei prossimi mesi e come. Compresi quelli più “scottanti” come centro sportivo e Accordo di programma sull’area ex Alfa Romeo. Ecco che cosa ci ha detto.

La città la conoscevo poco, anche se ci ero già passata: sono stata qui in occasione dell’inaugurazione di piazza 11 settembre, diversi anni fa. C’era ancora come sindaco Perferi. Quando sono arrivata, in pieno agosto, ho trovato la struttura comunale ben presente. Il problema di cui sono stata subito “investita” è stato quello della scuola, che alla fine abbiamo risolto, spero felicemente per tutti. Adesso piano piano snoccioleremo i vari problemi lasciati “appesi”. Alcuni di questi hanno carattere di emergenza e sono complessi, tipo il centro sportivo e la scuola civica di musica. Questa è una scuola che interessa tantissime persone, circa 150, un numero enorme. Speriamo di riuscire a risolverlo e a salvare l’anno. Abbiamo fatto partire il bando e quindi dovremmo riuscire a iniziare i corsi a novembre.

Prima di entrare nel vivo delle questioni più importanti, vediamo come Anna Pavone affronta questo incarico e quali sono i “dettagli tecnici” di un commissariamento.

Chi decide la fine del commissariamento di un comune e quindi l’indizione delle nuove elezioni?
E’ una cosa automatica: il commissariamento dura fino al primo turno elettorale. Il governo stabilisce, per tutti i comuni, la data delle elezioni.

E’ vero che un comune commissariato può derogare ai criteri del patto di stabilità?
No, non mi risulta.

Con un orizzonte temporale così limitato, qual è il suo approccio a questo incarico?
In realtà per la media di un commissariamento nove mesi sono un orizzonte piuttosto lungo, anche se ad Arcore ho passato un anno e mezzo. Tenga conto che questa è una vera professione, anche se continuo contemporaneamente a fare il mio lavoro in prefettura. Il funzionario prefettizio, fra i suoi compiti, ha anche quello della gestione dei comuni commissariati. Fa parte del gioco. Per Arese ho dovuto bruscamente abbandonare le mie vacanze. La decisione è stata del prefetto. Mi sono comunque trovata in trincea più di una volta.

Ad Arese si è trovata di fronte un incarico tutto sommato più tranquillo…
Insomma, non direi. Il Comune l’ho trovato bene, soprattutto se paragonato ad altri comuni che sono messi veramente male, ma il problema è che Arese è una città importante, e questo rende tutto più difficile perché bisogna fare attenzione. In più ci sono questioni molto rilevanti, che vanno anche oltre la realtà comunale. Per un funzionario prefettizio questo è però pane quotidiano. Noi di mestiere risolviamo problemi: quando non si sa dove sbattere la testa si va in prefettura! Noi siamo l’ultima spiaggia, qualunque sia la materia di cui si parla. Siamo allenati. Il nostro approccio è quello di fare sempre il massimo possibile, non risparmiarsi e dare tutto quello che si può dare al nostro ”cliente”, che è il cittadino. Noi lavoriamo per i cittadini, siamo pagati dallo Stato per risolvere i problemi dei cittadini. In tutte le esperienze che ho fatto non ho mai considerato il comune come un’esperienza transitoria. Un orizzonte temporale lungo come quello che abbiamo di fronte ad Arese consente al commissario di lavorare tanto, di cominciare, intraprendere e portare a termine diverse questioni, proprio perché il tempo lo consente.

Anche perché il commissario è monocratico…
Questo è vero in generale, è la caratteristica del commissario, che ha una facilitazione: non deve rispondere a nessuno, non deve affrontare beghe politiche, non è vittima o ostaggio di nessuno e quindi va avanti come un treno.

Come è successo con la scuola, dove ha fatto un buon lavoro…
Lì è questione di esperienza, di buon senso, di capacità organizzativa, di capacità di vedere e valutare velocemente i pro e i contro di ogni situazione.

E di prendersi una responsabilità. Quando una direzione didattica dice a una giunta che di dividere il lavoro in più di due sedi non se ne parla e che quindi bisogna andare a Pero e la giunta acconsente…
Io non glie lo avrei lasciato dire.

Lei cerca il contributo dell’ex consiglio comunale?
La prima buona norma che il commissario dall’atto del suo insediamento deve applicare è quella di incontrare tutte le forze politiche. E infatti è proprio quello che sto facendo (poco prima dell’intervista, Anna Pavone aveva incontrato i rappresentanti di Aresefuturo, ndr), per capire da loro quali sono le questioni sul tappeto, quali sono quelle più urgenti, quali sono i suggerimenti e le proposte che da loro possono arrivare. Anche se il governo non è forzatamente più nelle loro mani, essendo stato sospeso il consiglio comunale, è assolutamente necessario e doveroso ascoltarli.